Ricercatori della Johns Hopkins hanno confrontato tre posizioni del braccio: appoggiato su una scrivania, sulle gambe o lungo il fianco. Le ultime due hanno prodotto valori più elevati.
La posizione del braccio durante la misurazione della pressione arteriosa può modificare in modo significativo il risultato, fino a far apparire la pressione sistolica superiore di circa 6,5 mmHg. È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori della Johns Hopkins e pubblicato su JAMA Internal Medicine, che ha confrontato tre diverse modalità di posizionamento del braccio: appoggiato su una scrivania, appoggiato sulle gambe oppure lasciato senza sostegno lungo il fianco. Rispetto alla posizione raccomandata, tenere il braccio in grembo ha determinato un aumento della pressione sistolica di 3,9 mmHg e di quella diastolica di 4,0 mmHg. Con il braccio penzolante lungo il fianco, invece, l’incremento è arrivato rispettivamente a 6,5 e 4,4 mmHg. Lo studio ha coinvolto 133 adulti, sottoposti a diverse serie di misurazioni in condizioni standardizzate.
Secondo i ricercatori, il problema nasce da una modalità di misurazione che può verificarsi anche durante le normali visite mediche. Il paziente viene spesso fatto sedere sul lettino dello studio, dove non sempre è disponibile una superficie sulla quale appoggiare comodamente il braccio. In queste condizioni può capitare che l’arto venga sostenuto dal paziente stesso sulle gambe oppure rimanga semplicemente lungo il fianco. In alcuni casi è invece il professionista sanitario a sostenerlo.
Le raccomandazioni cliniche indicano una procedura differente: il braccio dovrebbe essere appoggiato su una scrivania o su un’altra superficie stabile, con il centro del bracciale posizionato all’altezza del cuore. Anche altri elementi contribuiscono all’accuratezza della rilevazione: la schiena deve essere sostenuta, i piedi devono poggiare a terra e le gambe non devono essere accavallate. È inoltre necessario utilizzare un bracciale della misura adeguata alla circonferenza del braccio. La questione è rilevante perché la pressione arteriosa viene utilizzata per identificare e monitorare l’ipertensione, una condizione che spesso non provoca sintomi evidenti. Una misurazione sistematicamente alterata verso l’alto può quindi contribuire a classificare un paziente in una categoria di pressione più elevata rispetto a quella effettiva.
I ricercatori hanno reclutato 133 adulti di età compresa tra 18 e 80 anni tra il 9 agosto 2022 e il 1° giugno 2023. Il campione era composto per il 52% da donne e per il 78% da partecipanti afroamericani. Le persone coinvolte sono state assegnate casualmente a sei gruppi, definiti sulla base dell’ordine con cui venivano testate le tre diverse posizioni del braccio.
Le misurazioni sono state effettuate durante un’unica visita, tra le 9 e le 18. Prima della procedura, i partecipanti hanno svuotato la vescica e camminato per due minuti, simulando quanto può avvenire prima di una visita ambulatoriale. È seguito un periodo di riposo di cinque minuti, con schiena e piedi appoggiati. Il bracciale è stato scelto in funzione della circonferenza del braccio e le rilevazioni sono state effettuate mediante un dispositivo digitale automatico.
Per ciascuna posizione sono state eseguite tre misurazioni consecutive, separate da intervalli di 30 secondi. Dopo ogni serie, il bracciale veniva rimosso e i partecipanti camminavano per altri due minuti, prima di riposare nuovamente per cinque minuti. È stata inoltre effettuata una serie supplementare con il braccio appoggiato sulla scrivania, così da tenere conto della normale variabilità tra diverse rilevazioni della pressione.
Il confronto ha evidenziato differenze sistematiche rispetto alla posizione considerata corretta, cioè con il braccio sostenuto su una superficie. Quando il braccio veniva appoggiato sulle gambe, la pressione sistolica risultava mediamente superiore di 3,9 mmHg e quella diastolica di 4,0 mmHg. Lo scostamento era ancora maggiore quando il braccio veniva lasciato libero lungo il fianco. In questo caso, la pressione sistolica risultava più elevata di 6,5 mmHg, mentre quella diastolica aumentava di 4,4 mmHg. Le misurazioni sono state raccolte in un ambiente tranquillo e ai partecipanti è stato chiesto di non parlare né utilizzare il telefono durante la procedura. La standardizzazione delle condizioni ha consentito ai ricercatori di isolare, per quanto possibile, l’effetto della posizione del braccio sulla rilevazione.
Uno scostamento di alcuni millimetri di mercurio non è necessariamente trascurabile quando la pressione viene valutata rispetto a soglie diagnostiche. I ricercatori citano, come esempio, il possibile passaggio da un valore sistolico di 123 a 130 mmHg o da 133 a 140 mmHg nel caso di una sovrastima di 6,5 mmHg. Quest’ultima soglia rientra nella classificazione dell’ipertensione di stadio 2 secondo i criteri utilizzati nello studio.
Gli autori sottolineano però un limite importante: l’indagine ha utilizzato dispositivi automatici per la misurazione della pressione e i risultati potrebbero non essere direttamente applicabili ad altri tipi di apparecchiature.
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