Nei primi cinque mesi del 2026 sono 609 i casi segnalati, tra confermati, probabili e possibili. Il 93,3% dei casi con stato vaccinale noto non è vaccinato. La circolare del Ministero indica le priorità
Il morbillo continua a circolare in Italia e il 2026 mostra un’inversione rispetto alla riduzione osservata nell’anno precedente. Nei primi cinque mesi dell’anno sono stati notificati 609 casi, considerando casi confermati, probabili e possibili, mentre quelli confermati in laboratorio sono 472. Nello stesso periodo del 2025 erano stati 322. È il quadro tracciato dal Ministero della Salute nella nuova circolare “Morbillo – analisi epidemiologica (anni 2024–2026) e raccomandazioni operative”, trasmessa alle Regioni e alle Province autonome. L’obiettivo indicato dal Ministero, sulla base anche del parere dell’Istituto Superiore di Sanità, è rafforzare il controllo della malattia e favorire il ripristino dell’interruzione della trasmissione endemica del morbillo. Per farlo, la circolare individua una serie di interventi che riguardano sorveglianza, vaccinazioni, comunicazione e formazione degli operatori sanitari.
Il confronto con gli anni precedenti restituisce un quadro in evoluzione. Nei primi cinque mesi del 2026 i casi confermati sono stati 472, contro i 322 dello stesso periodo del 2025 e i 509 del 2024. Se si considerano anche i casi possibili e probabili, le segnalazioni arrivano a 609 nel 2026, rispetto alle 342 del 2025 e alle 568 del 2024. Il Ministero precisa che il dato relativo alle segnalazioni complessive deve essere letto tenendo conto dei fisiologici tempi di inserimento e aggiornamento dei dati nella piattaforma PREMAL e della trasmissione dei risultati di laboratorio, che possono risentire del carico di lavoro soprattutto in un contesto epidemico. La crescita non è uniforme sul territorio. Nei primi cinque mesi dell’anno, alcune Regioni mostrano un incremento particolarmente evidente rispetto allo stesso periodo del 2025. In Calabria le segnalazioni passano da 17 a 265, in Campania da 18 a 100, nel Lazio da 47 a 54 e in Toscana da 6 a 49.
L’età mediana dei casi segnalati nel 2026 è di 30 anni. La fascia più rappresentata è quella tra 15 e 39 anni, con 345 casi, seguita dalla fascia 40-64 anni, con 124 casi, e dai bambini tra 0 e 4 anni, con 98 casi. Il dato cambia se si guarda all’incidenza: il valore più elevato è stato osservato nei bambini sotto i 4 anni, con 49,4 casi per milione, seguiti dagli adulti tra 15 e 39 anni, con 22,3 casi per milione. Il coinvolgimento delle diverse fasce di età si inserisce in un quadro di persistente circolazione del virus. Già nel 2024 erano stati notificati 1.045 casi, di cui 946 confermati in laboratorio. Nel 2025 i casi erano scesi a 529, con 497 confermati. La circolare sottolinea tuttavia che la riduzione non aveva significato la scomparsa della circolazione virale, con la persistenza di cluster regionali.
È sul fronte della prevenzione che emerge una delle principali criticità. Nel 2026, tra i casi segnalati per i quali lo stato vaccinale è noto, il 93,3% risulta non vaccinato. Lo stato vaccinale non è invece noto per 115 dei 609 casi, pari al 18,9%. Il Ministero precisa che questa situazione potrebbe portare a una sottostima della reale quota di persone non vaccinate. Il dato si inserisce in una situazione di copertura vaccinale che, soprattutto per la seconda dose, resta al di sotto della soglia indicata dall’OMS. Nel 2024 la copertura nazionale era del 94,77% per la prima dose e dell’84,45% per la seconda. Nessuna Regione o Provincia autonoma raggiungeva il 95% per la seconda dose. Per il morbillo, sottolinea il Ministero, l’elevata trasmissibilità del virus rende necessario raggiungere coperture vaccinali pari o superiori al 95% con due dosi, considerate essenziali per interrompere la trasmissione e garantire l’immunità nelle coorti target.
Un capitolo specifico della circolare riguarda gli operatori sanitari. Nel 2026 sono stati identificati 55 casi tra i 417 soggetti con professione nota: il 13,2% del totale e il 19,2% dei casi adulti con professione nota. Tra i 45 operatori sanitari per i quali era disponibile l’informazione sullo stato vaccinale, 40 risultavano non vaccinati, pari all’88,9%. Per il Ministero, il dato è compatibile con un significativo coinvolgimento del setting sanitario nella dinamica di trasmissione, soprattutto in contesti assistenziali caratterizzati da frequenti contatti. La circolare richiama quindi l’importanza delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie. Tra le raccomandazioni viene indicato il rafforzamento degli interventi rivolti proprio agli operatori sanitari, attraverso la verifica dello stato immunitario, l’offerta attiva della vaccinazione e, quando indicato, lo screening sierologico.
La prima richiesta del Ministero riguarda il rafforzamento della sorveglianza. L’indicazione è di assicurare un’accurata indagine epidemiologica di ogni caso sospetto e la conferma di laboratorio, sia per i casi sporadici sia per i focolai. La tempestività viene considerata essenziale. La circolare raccomanda di condurre rapidamente l’indagine epidemiologica, segnalare il caso sospetto attraverso PREMAL entro 24 ore e raccogliere i campioni biologici già al primo contatto, sia per la conferma diagnostica sia per la caratterizzazione virologica. La genotipizzazione consente inoltre di ricostruire le catene di trasmissione. Nel 2026, dei 104 casi sottoposti a genotipizzazione, 58 sono risultati appartenere al genotipo D8 e 46 al B3. L’analisi filogenetica ha evidenziato una distribuzione geografica distinta: il B3 è associato ai focolai in Campania e Toscana, mentre il D8 al focolaio registrato in Calabria.
La circolare non si limita alla richiesta di aumentare l’offerta vaccinale. Il Ministero indica la necessità di promuovere campagne mirate, con particolare attenzione ai giovani adulti non vaccinati e alle categorie considerate a rischio, rafforzando le attività di recupero per consentire il completamento della seconda dose.Accanto alla vaccinazione viene considerata strategica la comunicazione del rischio. L’obiettivo è aumentare la fiducia e favorire l’adesione, coinvolgendo in modo strutturato medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Un passaggio che assume particolare rilievo riguarda infine la formazione degli stessi professionisti sanitari: il Ministero raccomanda attività strutturate per sviluppare competenze comunicative specifiche nell’ambito della comunicazione vaccinale.
La fotografia contenuta nella circolare restituisce quindi un morbillo ancora presente e capace di alimentare catene di trasmissione sul territorio nazionale. La diminuzione registrata nel 2025 non è stata sufficiente a interrompere la circolazione del virus e i dati dei primi mesi del 2026 mostrano una nuova crescita delle segnalazioni. La strategia indicata dal Ministero punta su più livelli: identificare rapidamente i casi, ricostruire le catene di trasmissione, recuperare le vaccinazioni mancanti, proteggere gli operatori sanitari e rafforzare la comunicazione con la popolazione. Una risposta che, nelle intenzioni della circolare, deve consentire di intervenire soprattutto sulle fasce di popolazione più suscettibili e colmare il divario ancora presente nella copertura della seconda dose, con l’obiettivo di tornare a interrompere la trasmissione endemica del morbillo in Italia.