Salute 18 Settembre 2026 12:05

Caffè, sette effetti sull’organismo che vanno oltre la caffeina

Dal possibile stimolo intestinale alle interazioni con farmaci e nutrienti: ecco come i diversi composti del caffè possono influenzare digestione, microbiota, colesterolo e assorbimento del ferro.

di Arnaldo Iodice
Caffè, sette effetti sull’organismo che vanno oltre la caffeina

Il caffè viene associato soprattutto alla caffeina, sostanza nota per l’effetto stimolante sulla vigilanza e sull’attenzione. Ma ridurre la bevanda a questo solo componente significa trascurarne la complessità chimica. Il caffè è infatti un estratto vegetale che contiene centinaia di sostanze bioattive, alcune delle quali possono interagire con l’organismo indipendentemente dalla presenza della caffeina.

Lo dimostra anche il fatto che diversi effetti descritti per il caffè si osservano pure con il decaffeinato. Le possibili interazioni riguardano innanzitutto il sistema digestivo, ma interessano anche il microbiota intestinale, l’assorbimento di nutrienti, il metabolismo di alcuni medicinali e alcuni parametri cardiovascolari. A cambiare può essere anche la risposta individuale: per alcune persone il caffè può accentuare determinati disturbi, mentre in altri contesti la relazione non è ancora sufficientemente definita. Sono questi alcuni degli aspetti meno conosciuti della bevanda, raccolti in un articolo di Emma Beckett, Senior Lecturer in Nutrition and Food Science presso la Australian Catholic University, e pubblicati sulla rivista The Conversation.

Il primo effetto può essere sull’intestino

Per una parte dei consumatori, il rapporto con il caffè passa rapidamente dall’apparato digerente. Uno studio ha rilevato che circa tre persone su dieci avvertono lo stimolo a evacuare poco dopo aver bevuto la bevanda. La reazione può verificarsi sia dopo il caffè tradizionale sia dopo quello decaffeinato. Non sarebbe quindi corretto attribuirla automaticamente alla caffeina, anche perché non sono ancora stati identificati con certezza i composti responsabili.

C’è poi un possibile fattore legato all’orario. Il primo caffè della giornata viene generalmente consumato al mattino, una fase nella quale anche il colon può essere più attivo. A incidere sulla motilità intestinale possono inoltre essere gli ingredienti aggiunti alla bevanda: il lattosio del latte e alcuni dolcificanti senza zucchero, soprattutto in quantità elevate, possono favorire lo stimolo intestinale.

La digestione viene attivata anche a stomaco vuoto

Il sistema digestivo può rispondere al caffè anche quando non è presente un pasto. La bevanda può infatti stimolare il pancreas a rilasciare tripsina, un enzima che partecipa alla digestione delle proteine. Il fenomeno è stato osservato anche con il decaffeinato, un ulteriore elemento a favore del coinvolgimento di sostanze diverse dalla caffeina. Resta invece da chiarire se questa attivazione dell’apparato digerente abbia conseguenze sull’appetito. Il caffè può influenzare alcuni ormoni prodotti dall’intestino che partecipano alla regolazione della fame e della sazietà, ma gli studi non hanno mostrato risultati abbastanza coerenti da stabilire se la conseguenza finale sia un maggiore o un minore consumo di cibo.

Reflusso e pressione dell’occhio: non tutti reagiscono allo stesso modo

Gli effetti del caffè possono dipendere anche dalle condizioni individuali. In alcune persone la bevanda può aggravare i sintomi del reflusso gastroesofageo. Il problema non si manifesta necessariamente attraverso il solo bruciore: quando il contenuto acido risale fino alla gola e alle vie respiratorie, possono comparire anche tosse, respiro sibilante e altri sintomi respiratori.

Una particolare attenzione riguarda inoltre le persone con glaucoma o ipertensione oculare. La caffeina può determinare un aumento temporaneo della pressione intraoculare in alcuni soggetti. Poiché il controllo di questa pressione è importante per evitare danni al nervo ottico, in presenza di queste patologie può essere raccomandato di ridurre il consumo di caffè e caffeina.

Anche l’emicrania ha un rapporto ambivalente con la caffeina

La caffeina può avere effetti diversi anche sulle persone che soffrono di emicrania. In alcune circostanze può contribuire ad alleviare un attacco, mentre un’assunzione eccessiva può avere l’effetto opposto. Anche una riduzione improvvisa rispetto alla quantità consumata abitualmente può favorire la comparsa di un episodio in alcune persone.

Un’altra situazione riguarda la disfunzione della tuba di Eustachio pervia, nella quale il condotto che mette in comunicazione l’orecchio medio con la parte posteriore del naso rimane aperto in modo anomalo. La conseguenza può essere la percezione insolitamente forte della propria voce o del proprio respiro. A chi presenta questa condizione può essere suggerito di limitare le bevande contenenti caffeina e di mantenere una buona idratazione. Le prove che attribuiscono direttamente al caffè un ruolo nell’insorgenza del disturbo sono però limitate.

La tazza può interferire con alcuni medicinali

Il caffè non interagisce soltanto con i sistemi dell’organismo: può modificare anche il comportamento di alcuni farmaci. In particolare, la bevanda può ostacolare l’assorbimento della levotiroxina e dell’alendronato. Nel primo caso si tratta di un medicinale utilizzato per le patologie della tiroide, nel secondo di un farmaco impiegato per l’osteoporosi.

Ci sono poi interazioni che riguardano direttamente la caffeina. La ciprofloxacina può rallentarne la metabolizzazione, facendo sì che la caffeina assunta attraverso il caffè resti più a lungo nell’organismo. La caffeina può invece rallentare il metabolismo della clozapina, con un conseguente aumento della concentrazione del farmaco nel sangue.

Colesterolo e pressione: il quadro cardiovascolare è complesso

Tra i componenti del caffè ci sono anche i diterpeni cafestolo e kahweolo, sostanze che possono aumentare il colesterolo totale e il colesterolo LDL. Il loro effetto, tuttavia, non si esaurisce in questa associazione. Studi di breve durata hanno infatti rilevato una riduzione della lipoproteina(a) in presenza di questi composti. Altri componenti della bevanda, come gli acidi clorogenici, sono stati associati a una lieve diminuzione della pressione sanguigna e a un miglioramento della funzionalità dei vasi sanguigni. Si tratta quindi di effetti differenti che rendono complessa la valutazione dell’impatto complessivo del caffè sulla salute cardiovascolare. Sulla base degli elementi disponibili, non è possibile ricondurre il consumo della bevanda a un unico effetto sui parametri cardiovascolari.

Ferro e microbiota: cosa accade nel tratto intestinale

Il consumo di caffè può modificare anche la quantità di ferro che l’organismo riesce ad assorbire dagli alimenti. Quando la bevanda viene consumata durante i pasti, può ridurre significativamente l’assorbimento del ferro non eme, la forma presente soprattutto negli alimenti di origine vegetale. Il meccanismo non dipende principalmente dalla caffeina: alcuni polifenoli del caffè, compresi gli acidi clorogenici, possono legarsi al ferro nel tratto digestivo e ostacolarne l’assorbimento. Il fenomeno è particolarmente rilevante per chi ha già basse riserve di ferro o ricava il minerale prevalentemente da fonti vegetali.

Sempre nell’intestino si verifica un’altra possibile interazione. Una parte degli acidi clorogenici non viene assorbita nell’intestino tenue e raggiunge il colon, dove viene trasformata dai microbi intestinali. Anche alcuni carboidrati complessi e le melanoidine, generate durante la tostatura, possono arrivare nel colon e venire fermentati dai microrganismi.

Piccoli studi sull’uomo hanno inoltre osservato modificazioni nella composizione del microbiota associate al consumo di caffè. Le conoscenze disponibili sono però ancora in evoluzione e non consentono di classificare il caffè come prebiotico.

Oltre l’effetto stimolante, molte interazioni ancora da definire

Gli effetti del caffè sull’organismo non si esauriscono quindi nell’azione della caffeina sul sistema nervoso. La bevanda può influenzare la motilità intestinale e alcuni processi digestivi, interagire con farmaci e nutrienti e modificare alcuni parametri fisiologici. In determinate condizioni può inoltre avere conseguenze su reflusso, pressione intraoculare ed emicrania.

Il quadro resta però articolato. Non tutti gli effetti hanno lo stesso livello di evidenza e per alcuni non è ancora chiaro quali siano i meccanismi responsabili. La presenza di centinaia di composti bioattivi rende infatti il caffè una miscela nella quale sostanze diverse possono produrre effetti differenti. Anche il decaffeinato, in alcuni casi, può determinare risposte simili a quelle del caffè tradizionale.

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