Advocacy e Associazioni 10 Settembre 2026 12:27

Demenza in ospedale, le nuove Linee di indirizzo per cure più sicure e inclusive

La Federazione Alzheimer Italia presenta il modello “Dementia Friendly Hospital”: screening precoce, formazione del personale, coinvolgimento dei caregiver e continuità assistenziale. Quattro gli ospedali già riconosciuti.

di Redazione
Demenza in ospedale, le nuove Linee di indirizzo per cure più sicure e inclusive

In occasione del XV Mese Mondiale Alzheimer e della XXXIII Giornata Mondiale Alzheimer del 21 settembre, la Federazione Alzheimer Italia presenta le Linee di indirizzo per la realizzazione di un Ospedale Dementia Friendly. Il documento indica una serie di azioni per rendere l’assistenza ospedaliera più sicura e inclusiva per le persone con demenza, dalla capacità di riconoscere tempestivamente la fragilità cognitiva alla formazione del personale, dal coinvolgimento dei caregiver all’adattamento degli ambienti, fino alla continuità assistenziale dopo le dimissioni.

Per chi convive con una demenza, il ricovero può infatti rappresentare un’esperienza particolarmente complessa. L’ambiente estraneo, i ritmi della degenza e la presenza di diversi professionisti impegnati nella cura possono aumentare il rischio di disorientamento, cadute, perdita di autonomia e conseguenti complicanze cliniche.

Un progetto nato dall’esperienza di pazienti e caregiver

Per offrire agli ospedali strumenti concreti per rispondere ai bisogni specifici delle persone con demenza e dei loro familiari, nel 2024 la Federazione Alzheimer Italia ha avviato il progetto “Dementia Friendly Hospital”, promuovendo un Tavolo di lavoro con diverse realtà ospedaliere italiane.

Da questo percorso sono nate le Linee di indirizzo, elaborate con il contributo di neurologi, geriatri, psicologi e rappresentanti di familiari e persone con demenza. Il documento è stato costruito anche sulla base dell’ascolto diretto di chi vive quotidianamente questa realtà: oltre 150 professionisti sanitari e circa 800 caregiver hanno condiviso le proprie esperienze attraverso due questionari, contribuendo a individuare criticità, bisogni e possibili soluzioni.

Dall’arrivo in ospedale al rientro a casa

Le Linee di indirizzo propongono un percorso operativo articolato in otto tappe, pensato per accompagnare gli ospedali nella costruzione di un’assistenza capace di rispondere ai bisogni specifici delle persone con demenza e dei loro familiari lungo tutto il percorso di cura, dal primo ingresso del paziente fino alla dimissione e al rientro sul territorio.

Il primo passaggio riguarda l’identificazione precoce della fragilità cognitiva già al Pronto Soccorso, attraverso strumenti di screening semplici e rapidi. Segue una valutazione multidimensionale che prende in considerazione non soltanto gli aspetti clinici, ma anche quelli cognitivi, funzionali, nutrizionali e sociali, con l’obiettivo di definire una presa in carico personalizzata.

Un capitolo specifico è dedicato alla prevenzione e alla gestione del delirium, sindrome frequente nelle persone con demenza ricoverate in ospedale, caratterizzata da disorientamento, alterazioni della coscienza e fluttuazioni emotive. Le Linee raccomandano di individuare tempestivamente i segnali di rischio, rivedere i farmaci che possono favorirne la comparsa, promuovere mobilizzazione e idratazione, favorire il regolare ritmo sonno-veglia e garantire riferimenti chiari per l’orientamento nello spazio e nel tempo.

Il caregiver come partner di cura

Le indicazioni attribuiscono un ruolo centrale anche al caregiver, che dovrebbe essere riconosciuto come una risorsa fondamentale per comprendere abitudini, preferenze, modalità di interazione e bisogni della persona ricoverata. Per questo viene raccomandata una maggiore flessibilità negli accessi ai reparti e il coinvolgimento dei familiari nella pianificazione dell’assistenza.

Per assicurare continuità e coerenza lungo il percorso di cura, il documento sottolinea inoltre l’importanza di una comunicazione strutturata tra i diversi professionisti coinvolti e dell’individuazione, ove possibile, di un referente di percorso. Questa figura dovrebbe accompagnare la persona durante la degenza e favorire la condivisione delle informazioni tra le équipe e con i caregiver.

Formazione e ambienti più comprensibili

Tra gli elementi indicati dalle Linee rientra anche la formazione continua del personale sanitario, insieme alla necessità di rendere gli ambienti ospedalieri più accoglienti e facilmente comprensibili.

Interventi spesso semplici e sostenibili, come una segnaletica più chiara, l’utilizzo di orologi e calendari ben visibili, la riduzione dei rumori, un’illuminazione adeguata e la predisposizione di spazi dedicati ai familiari, possono contribuire a ridurre ansia e confusione durante il ricovero.

La programmazione delle dimissioni dovrebbe invece iniziare con anticipo, coinvolgendo in primo luogo il caregiver e i professionisti della rete territoriale. L’obiettivo è garantire la continuità delle cure dopo il rientro a casa e limitare il rischio di nuovi accessi in ospedale.

Il modello proposto dalla Federazione Alzheimer Italia è flessibile e prevede che ogni struttura possa adattare tempi, modalità e priorità alla propria organizzazione e alle risorse disponibili, valorizzando anche pratiche e interventi già presenti grazie all’esperienza maturata sul campo.

“Alla base di queste Linee di indirizzo c’è un approccio che guarda alla cura nella sua complessità, intervenendo sulle tante dimensioni che contribuiscono al benessere della persona durante il ricovero: dalle caratteristiche del paziente a quelle del lavoro assistenziale e degli operatori, dall’organizzazione dell’équipe ai fattori organizzativi e ambientali fino al contesto istituzionale dell’ospedale – sottolinea Francesca Arosio, psicologa e psicoterapeuta della Federazione Alzheimer e rappresentante al Tavolo di lavoro –. L’obiettivo è quello di costruire, passo dopo passo, una rete nazionale di ospedali che scelgono di mettere al centro la persona con demenza: non solo con la sua condizione clinica, che va spesso oltre il sintomo acuto che richiede l’accesso in ospedale, ma anche con la sua storia, le sue abitudini e le sue emozioni”.

Quattro ospedali hanno già avviato il percorso

Sono quattro in Italia gli ospedali riconosciuti “dementia friendly” dalla Federazione Alzheimer. In provincia di Modena si tratta dell’Ospedale Civile di Baggiovara, il primo a ottenere questo titolo, e dell’Ospedale di Sassuolo. A questi si aggiungono l’Ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia, in provincia di Como, e il Policlinico di Sant’Orsola di Bologna.

In queste strutture sono già stati introdotti interventi come la formazione dedicata al personale, la segnaletica semplificata, attività non farmacologiche per ridurre agitazione e stress, una maggiore presenza dei familiari e percorsi strutturati di continuità assistenziale.

L’esperienza degli Ospedali Amici delle Persone con Demenza

Gli Ospedali Amici delle Persone con Demenza rappresentano un ulteriore tassello del progetto Dementia Friendly Italia, avviato nel 2016 con l’obiettivo di rendere il Paese sempre più consapevole e capace di riconoscere i diritti e i bisogni delle persone con demenza.

Il progetto comprende oggi oltre 70 Dementia Friendly Community e numerosi interventi di formazione che hanno coinvolto scuole, farmacie, musei, pubblica amministrazione e servizi al pubblico. A queste attività si aggiunge ora il lavoro rivolto agli ospedali, considerati punti nevralgici per le famiglie che convivono con la demenza.

L’obiettivo indicato dalla Federazione è quello di proseguire nella stessa direzione: informare, contrastare lo stigma e favorire l’inclusione delle persone con demenza nella vita della comunità, intervenendo anche nei luoghi in cui l’assistenza sanitaria può rappresentare un momento particolarmente delicato.

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