Uno studio su 2.603 donne seguite fino a 18 anni associa la menopausa anticipata a un più rapido declino cognitivo, a maggiori alterazioni della sostanza bianca e a una diagnosi più precoce di Alzheimer.
Entrare in menopausa in età più giovane potrebbe essere associato a un più rapido invecchiamento cerebrale e a una comparsa anticipata della malattia di Alzheimer. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su JAMA Network Open, che ha esaminato il rapporto tra età della menopausa, declino cognitivo e modificazioni della struttura cerebrale nel lungo periodo. I ricercatori hanno analizzato i dati di 2.603 donne anziane coinvolte nel Religious Orders Study e nel Rush Memory and Aging Project, seguite per un periodo massimo di 18 anni. Le partecipanti sono state sottoposte annualmente a test standardizzati per valutare memoria e capacità di pensiero e sono state monitorate anche per l’eventuale diagnosi di Alzheimer.
Le donne entrate prima in menopausa hanno mostrato un declino cognitivo complessivamente più rapido, in particolare della memoria episodica, quella coinvolta nel ricordo di eventi ed esperienze personali. Hanno inoltre sviluppato l’Alzheimer a un’età media più giovane. Una menopausa anticipata di dieci anni è stata associata a circa 1,8 anni in meno di vita senza Alzheimer all’età media della diagnosi.
Il ruolo degli estrogeni nella salute del cervello
La relazione tra menopausa e salute cognitiva rappresenta da tempo un tema di interesse per la ricerca. La menopausa comporta infatti una profonda trasformazione ormonale, caratterizzata dalla progressiva riduzione della produzione ovarica di estrogeni. Questi ormoni non sono coinvolti soltanto nella funzione riproduttiva, ma svolgono anche un ruolo nella salute cerebrale, nelle funzioni cognitive, nel metabolismo energetico e nella regolazione dei processi infiammatori. La loro perdita potrebbe quindi contribuire a modificare il modo in cui il cervello invecchia.
Il tema assume particolare rilievo considerando che le donne, intorno ai 60 anni, presentano una probabilità quasi doppia rispetto agli uomini di sviluppare la malattia di Alzheimer. La maggiore longevità femminile non sembra tuttavia spiegare completamente questa differenza, spingendo i ricercatori a esaminare anche i fattori biologici specifici delle donne.
Studi precedenti avevano già collegato la menopausa precoce a un maggiore rischio di declino cognitivo e Alzheimer. Restava però da chiarire se l’età della menopausa fosse associata anche a modificazioni strutturali del cervello che proseguono durante l’invecchiamento. Le evidenze disponibili erano limitate soprattutto perché molte ricerche di neuroimaging si erano concentrate sulla mezza età oppure avevano analizzato il cervello in un unico momento, senza poter osservare l’evoluzione dei cambiamenti nei decenni successivi. Il nuovo lavoro ha cercato proprio di colmare questa lacuna attraverso un’osservazione prolungata nel tempo.
Per valutare l’evoluzione delle capacità cognitive, le partecipanti sono state sottoposte ogni anno a test standardizzati di memoria e pensiero. Le valutazioni hanno permesso di seguire sia la funzione cognitiva generale sia abilità specifiche, tra cui memoria episodica e memoria di lavoro. Parallelamente, i medici hanno monitorato le donne nel corso degli anni, registrando le eventuali nuove diagnosi di malattia di Alzheimer.
Una parte significativa del campione è stata inoltre sottoposta a indagini di neuroimaging. In particolare, 774 donne hanno effettuato scansioni cerebrali ripetute mediante risonanza magnetica ad alta risoluzione a 3 Tesla. Al termine del follow-up, 1.287 partecipanti decedute hanno donato il cervello, consentendo ai ricercatori di effettuare anche un esame istologico diretto dei tessuti.
I risultati hanno mostrato che le donne entrate in menopausa naturale in età più giovane presentavano un declino più rapido delle funzioni cognitive, accompagnato da modificazioni visibili nelle scansioni cerebrali. In particolare, la menopausa precoce è risultata associata a un accumulo più rapido di iperintensità della sostanza bianca, aree che alla risonanza magnetica possono indicare alterazioni strutturali o danni delle vie della sostanza bianca cerebrale.
Un possibile momento per intervenire
L’entità delle differenze è risultata rilevante anche osservando l’evoluzione nel tempo. Nell’arco di dieci anni, le donne che avevano raggiunto la menopausa naturale cinque anni prima rispetto ad altre donne comparabili hanno accumulato circa il 15% in più di volume di iperintensità della sostanza bianca. Il dato suggerisce quindi che l’età alla quale si verifica la menopausa potrebbe essere collegata non soltanto alla velocità del declino cognitivo, ma anche al ritmo con cui si sviluppano alcune alterazioni strutturali cerebrali durante la vecchiaia.
Un elemento emerso dall’analisi riguarda inoltre il tipo di menopausa. L’associazione con il più rapido accumulo di alterazioni della sostanza bianca è stata osservata nelle donne che avevano sperimentato una menopausa naturale, caratterizzata da una riduzione graduale dei livelli ormonali, e non nelle donne sottoposte a menopausa chirurgica, nella quale il cambiamento ormonale avviene improvvisamente. La differenza potrebbe indicare che il rapporto tra ormoni e invecchiamento cerebrale è più complesso di una semplice conseguenza della diminuzione degli estrogeni.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato