Salute 4 Settembre 2026 16:41

Anziani fragili, quattro profili di multimorbidità per una prevenzione su misura

Studio su quasi 1.200 over 70 pubblicato su Nature Aging: attività fisica, supporto tecnologico e counseling nutrizionale riducono il rischio di disabilità motoria o morte, ma il beneficio varia in base al profilo di multimorbidità

di Isabella Faggiano
Anziani fragili, quattro profili di multimorbidità per una prevenzione su misura

Non basta contare quante malattie croniche ha una persona anziana. Per capire il suo rischio di sviluppare una disabilità e, soprattutto, per individuare l’intervento più efficace, bisogna considerare quali patologie sono presenti e come si combinano tra loro. È questo il dato centrale di una nuova analisi dello studio internazionale SPRINTT, pubblicata su Nature Aging, che ha esaminato quasi 1.200 persone di almeno 70 anni caratterizzate da fragilità fisica, sarcopenia e dalla presenza di almeno due patologie croniche. Il lavoro porta quindi la ricerca sulla multimorbidità un passo oltre la semplice conta delle diagnosi: due anziani con lo stesso numero di malattie possono avere rischi e risposte agli interventi molto diversi, perché ciò che conta è anche l’architettura complessiva delle loro condizioni di salute.

Quattro profili di multimorbidità

I ricercatori hanno utilizzato un’analisi a classi latenti per individuare gruppi di persone caratterizzati da combinazioni simili di malattie.

Sono emersi quattro principali profili di multimorbidità:

  • aspecifico, che comprendeva il 55% dei partecipanti;
  • psichiatrico, 24%;
  • cardiometabolico, 13%;
  • respiratorio, 7%.

La differenza non era soltanto nella tipologia delle malattie, ma anche nel loro carico complessivo. Il gruppo cardiometabolico presentava una mediana di 9 patologie croniche, contro le 5 del gruppo aspecifico. I partecipanti avevano un’età mediana di 79 anni e il 71% era costituito da donne. Il numero mediano di condizioni croniche era pari a sei.

Un intervento che protegge dalla disabilità

Lo studio SPRINTT aveva già mostrato l’efficacia di un approccio multicomponente negli anziani fragili e sarcopenici. L’intervento prevedeva attività fisica strutturata, counseling nutrizionale personalizzato e supporto tecnologico per monitorare e favorire l’aderenza all’attività fisica. Il programma comprendeva esercizi aerobici, di resistenza, flessibilità ed equilibrio, svolti sia sotto supervisione sia a domicilio. Nella nuova analisi, l’intervento ha ridotto complessivamente il rischio di disabilità motoria o morte del 22%, rispetto al gruppo sottoposto a educazione alla salute. Ma il dato più interessante emerge quando i ricercatori hanno analizzato separatamente i diversi profili di multimorbidità.

Il beneficio maggiore nel profilo psichiatrico

L’effetto dell’intervento non è apparso uguale in tutti i gruppi. Tra i partecipanti con un profilo di multimorbidità psichiatrico, il rischio di disabilità motoria o morte si è ridotto del 35%. Anche nel profilo aspecifico le analisi bayesiane hanno evidenziato un effetto protettivo, con un HR di 0,80. Per i profili cardiometabolico e respiratorio, invece, le stime sono risultate più incerte e non statisticamente significative. Gli stessi risultati si riflettono nel tempo trascorso senza sviluppare disabilità motoria o andare incontro a morte. Nel complesso, nell’arco di 36 mesi, l’intervento ha consentito ai partecipanti di rimanere liberi dall’evento per 2,09 mesi in più rispetto al gruppo di controllo. Nel gruppo con profilo psichiatrico il vantaggio è stato di 3,45 mesi, mentre nel profilo aspecifico di 1,90 mesi. Nei gruppi respiratorio e cardiometabolico non sono emerse differenze significative.

Perché la combinazione delle malattie può fare la differenza

La multimorbidità non è semplicemente la somma di singole diagnosi.Le patologie tendono infatti a concentrarsi in determinati individui per la presenza di fattori di rischio comuni, meccanismi fisiopatologici condivisi o anche per gli effetti dei trattamenti. Per questo motivo possono esistere configurazioni di multimorbidità differenti, associate a traiettorie cliniche diverse. È proprio questo il passaggio che la nuova analisi dello SPRINTT cerca di evidenziare: la risposta a un intervento preventivo potrebbe dipendere dalla combinazione delle patologie e non soltanto dalla presenza della singola malattia. Secondo gli autori, i profili caratterizzati da una multimorbidità più lieve, in particolare quelli aspecifico e psichiatrico, sembrano essere quelli nei quali l’intervento ha prodotto i maggiori benefici. Nel caso delle condizioni psichiatriche, gli autori ipotizzano inoltre che la relativa conservazione delle funzioni fisiche possa lasciare maggiore spazio di miglioramento attraverso interventi sullo stile di vita. L’attività fisica può inoltre contribuire al benessere psicologico e alla motivazione, favorendo l’aderenza al programma.

Dalla geriatria alla medicina di precisione

Il messaggio dello studio è quindi più ampio della semplice dimostrazione dell’efficacia dell’esercizio fisico. La ricerca suggerisce che la gestione dell’anziano fragile con multimorbidità potrebbe diventare sempre più personalizzata, utilizzando i profili di malattia per individuare quali strategie preventive siano più appropriate e in quali pazienti abbiano maggiori probabilità di funzionare. Questo significa superare un approccio basato esclusivamente sul numero delle diagnosi e integrare la valutazione delle condizioni cliniche con quella della funzione, della mobilità e della fragilità. L’obiettivo non è soltanto aggiungere anni alla vita, ma evitare che l’aumento della longevità si accompagni inevitabilmente alla perdita dell’autonomia.

Serviranno studi più ampi

I risultati sono promettenti, ma gli stessi ricercatori invitano alla cautela. Si tratta infatti di una analisi post hoc di uno studio randomizzato e il campione potrebbe non essere stato sufficientemente ampio per individuare alcune differenze tra i profili di multimorbidità. Inoltre, la classificazione delle malattie si è basata sulle informazioni diagnostiche disponibili nello SPRINTT, mentre la popolazione studiata era selezionata: persone di almeno 70 anni con fragilità fisica e sarcopenia. Saranno quindi necessari studi su popolazioni più ampie e diversificate. Il risultato più importante, però, è già chiaro: nella prevenzione della disabilità dell’anziano fragile non basta chiedersi quante malattie ha una persona. Bisogna capire quali sono, come si combinano e quanto incidono sulla sua capacità di muoversi e mantenere la propria autonomia.

È su questa personalizzazione che, secondo gli autori, dovrebbe orientarsi la geriatria del futuro.

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