Salute 4 Settembre 2026 14:45

AI: il volto che cambia nel tempo può rivelare l’evoluzione della malattia

Un gruppo di ricercatori ha analizzato le immagini di 2.276 pazienti oncologici sottoposti a radioterapia, trovando un’associazione tra il cambiamento dell’età facciale stimata dall’AI e la sopravvivenza

di Viviana Franzellitti
AI: il volto che cambia nel tempo può rivelare l’evoluzione della malattia

Una fotografia del volto può contenere informazioni che vanno oltre l’aspetto esteriore. Un gruppo di ricercatori ha utilizzato l’intelligenza artificiale per analizzare fotografie cliniche seriali di 2.276 pazienti oncologici sottoposti a radioterapia, con l’obiettivo di capire se i cambiamenti nel tempo dell’età biologica apparente del volto fossero associati agli esiti della malattia. Le immagini, raccolte durante la normale assistenza al Brigham and Women’s Hospital tra il 2012 e il 2023, sono state analizzate attraverso FaceAge, un algoritmo in grado di stimare l’età biologica da una fotografia. Confrontando le immagini dello stesso paziente scattate in due momenti differenti, i ricercatori hanno calcolato il Face Aging Rate (FAR), cioè la velocità con cui cambiava nel tempo l’età facciale stimata. Lo studio, pubblicato il 28 aprile 2026 su Nature Communications, ha rilevato che un FAR più elevato era associato a una peggiore sopravvivenza globale.

Non basta una foto: serve osservare il cambiamento nel tempo

Il punto centrale della ricerca è distinguere due informazioni. FaceAge può stimare l’età biologica apparente a partire da una singola fotografia; il Face Aging Rate, invece, misura come questa stima cambia nel tempo e richiede quindi fotografie seriali. Nel nuovo studio, le immagini sono state raccolte in corrispondenza di due diversi momenti di trattamento radioterapico, con una distanza temporale compresa tra 10 giorni e quattro anni. Per ogni paziente è stata quindi calcolata la variazione dell’età stimata dal sistema, rapportandola all’intervallo trascorso tra le due fotografie.

Il volto come possibile indicatore dell’invecchiamento biologico

L’idea alla base del lavoro nasce da un limite dell’età anagrafica: avere la stessa età non significa necessariamente avere lo stesso ritmo di invecchiamento biologico. Malattia, condizioni generali e altri fattori possono infatti determinare traiettorie biologiche differenti. Il volto potrebbe rappresentare una delle manifestazioni osservabili di questi cambiamenti. L’interesse del FAR sta quindi soprattutto nella possibilità di seguire una traiettoria nel tempo, anziché affidarsi a una fotografia o a una singola misurazione.

Più rapidamente cambiava l’età facciale, maggiore era il rischio

L’analisi ha individuato un’associazione tra un maggiore Face Aging Rate e una peggiore sopravvivenza globale. Il risultato è rimasto significativo dopo gli aggiustamenti per diversi fattori, tra cui intervallo tra le fotografie, sesso, razza e diagnosi oncologica. I ricercatori hanno suddiviso i pazienti in tre gruppi in base al tempo trascorso tra le immagini: 10-365 giorni, 366-730 giorni e 731-1.460 giorni. Gli hazard ratio aggiustati associati a un maggiore FAR sono risultati rispettivamente 1,25, 1,37 e 1,65. Il dato suggerisce quindi che la velocità con cui cambia l’età biologica stimata dal volto può fornire informazioni prognostiche aggiuntive rispetto alla sola misurazione di FaceAge in un singolo momento.

Cosa significa per chi ha un tumore

Per il paziente, però, il risultato va interpretato con cautela. Il volto non può diagnosticare un tumore e il suo cambiamento non indica automaticamente che la malattia sia più aggressiva. Lo studio dimostra un’associazione statistica tra FAR e sopravvivenza, non un rapporto di causa-effetto. Inoltre, la ricerca ha riguardato una popolazione specifica: persone con tumore sottoposte a radioterapia. Il parametro dovrà quindi essere studiato e validato ulteriormente prima di poter essere considerato uno strumento utilizzabile nella pratica clinica.

Un possibile biomarcatore senza esami invasivi

Se confermato da ulteriori studi, il Face Aging Rate potrebbe avere un vantaggio importante: si basa su immagini che possono essere ottenute facilmente e ripetute nel tempo, senza sottoporre il paziente a un nuovo prelievo o a un esame diagnostico. Il suo eventuale ruolo sarebbe però quello di integrare, non sostituire, le informazioni raccolte attraverso visita clinica, esami di laboratorio, imaging e altri indicatori prognostici. L’obiettivo potrebbe essere arrivare a una valutazione sempre più personalizzata dell’evoluzione del paziente e, in prospettiva, individuare più rapidamente cambiamenti che meritano un approfondimento clinico.

Dalla fotografia alla medicina personalizzata

Il valore della ricerca, quindi, non sta nell’idea che l’intelligenza artificiale possa semplicemente “guardare in faccia” un paziente e prevederne il destino. Il dato interessante è un altro: le fotografie raccolte nel normale percorso di cura potrebbero contenere segnali biologici misurabili nel tempo. Se questa possibilità sarà confermata, il volto potrebbe diventare una fonte di informazioni aggiuntive per studiare l’evoluzione dello stato biologico di una persona. Per arrivare a un utilizzo concreto, tuttavia, saranno necessari ulteriori studi e una validazione clinica più ampia, anche per stabilire quanto questo indicatore aggiunga realmente alle informazioni già disponibili e come possa essere integrato nei percorsi assistenziali.

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