One Health 7 Agosto 2026 15:51

Ebola in Congo, quasi 4mila casi e 1800 decessi. Oms: “Rafforzare la risposta”

Dopo una missione congiunta con Africa CDC, l'Organizzazione mondiale della sanità lancia l'allarme: il tracciamento dei contatti è ancora insufficiente e i centri di cura del Nord Kivu sono oltre la capacità prevista

di Redazione
Ebola in Congo, quasi 4mila casi e 1800 decessi. Oms: “Rafforzare la risposta”

Sfiorano quota 4mila i casi confermati di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. Dopo una missione congiunta con Africa CDC, l’Organizzazione mondiale della sanità lancia l’allarme: il tracciamento dei contatti è ancora insufficiente e i centri di cura del Nord Kivu sono oltre la capacità prevista. Tedros: “Servono più risorse e un maggiore sostegno internazionale”. L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua a crescere e mette sempre più sotto pressione il sistema sanitario del Paese. Secondo gli ultimi dati aggiornati al 4 agosto 2026, le autorità congolesi hanno notificato 3.973 casi confermati, 1.801 decessi e 776 guarigioni. Solo nelle ultime 24 ore sono stati registrati 99 nuovi casi confermati e 52 decessi, numeri che confermano una trasmissione ancora sostenuta del virus. Di fronte all’evoluzione del focolaio, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l’Africa Centres for Disease Control and Prevention (Africa CDC), al termine della missione congiunta di alto livello svolta il 4 e 5 agosto nella Repubblica Democratica del Congo, hanno chiesto un “rafforzamento urgente della risposta” per contenere la diffusione dell’infezione.

Tracciamento dei contatti ancora insufficiente

Tra le principali criticità evidenziate dagli esperti figura il contact tracing, considerato uno degli strumenti più efficaci per interrompere la trasmissione del virus. Attualmente il tasso di tracciamento dei contatti si attesta intorno al 75%, ben al di sotto dell’obiettivo operativo del 95%, ritenuto necessario per identificare rapidamente le catene di contagio e intercettare tempestivamente i nuovi casi tra le persone esposte. Secondo Oms e Africa CDC, colmare questo divario è fondamentale per evitare che il virus continui a diffondersi all’interno delle comunità interessate.

Ospedali sotto pressione nel Nord Kivu

A preoccupare è anche la capacità di risposta delle strutture sanitarie. L’ultimo aggiornamento evidenzia che i centri di trattamento dell’Ebola nel Nord Kivu stanno lavorando oltre i limiti previsti: il tasso di occupazione dei posti letto ha raggiunto il 139%, con inevitabili ripercussioni sull’assistenza ai pazienti e sul carico di lavoro degli operatori sanitari. Una situazione che, sottolineano gli esperti, rischia di compromettere ulteriormente l’efficacia della risposta se non verranno rapidamente potenziate le risorse disponibili.

Tedros: “Servono più risorse e un sostegno internazionale”

Nel corso della missione, la delegazione internazionale ha visitato anche l’Uganda, che il 28 luglio ha ufficialmente dichiarato concluso il proprio focolaio dopo 20 casi confermati e 2 decessi. Il direttore generale dell’Oms ,Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ribadito la necessità di mantenere alta l’attenzione: “Serve un impegno costante, maggiori risorse e un più forte sostegno internazionale” per rafforzare la sorveglianza epidemiologica, la capacità diagnostica dei laboratori, la preparazione dei servizi sanitari e il coordinamento transfrontaliero tra i Paesi interessati.

Nessuna restrizione ai viaggi

Nonostante la gravità della situazione, Oms e Africa CDC continuano a non raccomandare restrizioni generalizzate ai viaggi o agli scambi commerciali con la Repubblica Democratica del Congo. L’obiettivo, spiegano le due organizzazioni, resta quello di concentrare gli sforzi sul rafforzamento della sorveglianza, sull’individuazione precoce dei casi, sull’isolamento dei pazienti e sul tracciamento dei contatti, misure considerate le più efficaci per interrompere la catena di trasmissione del virus e contenere l’epidemia.

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