Prevenzione 7 Agosto 2026 10:25

Fumo e ipertensione accelerano i danni alla sostanza bianca del cervello

Uno studio dell’Università di Lund identifica una forte associazione tra diversi fattori di rischio modificabili e le alterazioni cerebrali legate al deterioramento cognitivo.

di Arnaldo Iodice
Fumo e ipertensione accelerano i danni alla sostanza bianca del cervello

Quasi la metà dei casi di demenza potrebbe essere associata a fattori di rischio potenzialmente modificabili, come fumo, ipertensione, malattie cardiovascolari e iperlipidemia. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Lund che ha analizzato nel tempo il rapporto tra questi fattori e i cambiamenti cerebrali riconducibili alle due principali cause di demenza: malattia di Alzheimer e demenza vascolare.

La ricerca ha coinvolto quasi 500 persone, con un’età media di 65 anni, che all’inizio dello studio non presentavano segni di deterioramento cognitivo. I partecipanti sono stati seguiti per quattro anni, durante i quali i ricercatori hanno monitorato i cambiamenti della sostanza bianca cerebrale e i livelli delle proteine beta-amiloide e tau, associate all’Alzheimer. L’obiettivo era distinguere gli effetti dei singoli fattori di rischio sui diversi processi patologici. I risultati rafforzano l’importanza della prevenzione cardiovascolare e metabolica.

Il ruolo della sostanza bianca e dei danni vascolari

La demenza non costituisce una singola malattia, ma un insieme di sintomi che può essere provocato da differenti condizioni patologiche. Di conseguenza, anche i fattori di rischio possono agire attraverso meccanismi diversi. Proprio questo aspetto rappresenta uno degli elementi centrali della ricerca condotta dall’Università di Lund. Secondo Sebastian Palmqvist, docente senior di neurologia presso l’ateneo svedese e primario della Clinica della Memoria dell’Ospedale Universitario di Skåne, gran parte delle ricerche precedenti sui fattori modificabili non ha considerato in maniera sufficientemente precisa le diverse cause della demenza. Il nuovo studio ha cercato quindi di collegare i singoli fattori di rischio ai rispettivi cambiamenti patologici nel cervello.

I ricercatori hanno osservato in particolare la sostanza bianca, costituita dalle fibre nervose che permettono la comunicazione tra differenti aree cerebrali e che può essere danneggiata dalle alterazioni dei piccoli vasi sanguigni. Fumo, malattie cardiovascolari, iperlipidemia e ipertensione sono risultati associati a un maggiore danno vascolare cerebrale e a un accumulo più rapido delle alterazioni della sostanza bianca. Questi cambiamenti possono compromettere il funzionamento dei vasi e favorire il danno cerebrale tipico della demenza vascolare.

Fumo, pressione e colesterolo sotto osservazione

I risultati indicano dunque un legame particolarmente evidente tra i fattori di rischio cardiovascolare e i processi cerebrali associati alla demenza vascolare. Il fumo, l’ipertensione, le malattie cardiovascolari e l’iperlipidemia possono infatti contribuire nel tempo al deterioramento della salute dei vasi sanguigni. Quando la circolazione cerebrale viene compromessa, le strutture nervose possono subire danni progressivi, che si manifestano anche attraverso l’aumento delle alterazioni della sostanza bianca osservate dai ricercatori.

Lo studio ha preso in considerazione anche altri fattori potenzialmente modificabili, tra cui attività fisica, consumo di alcol e perdita dell’udito. Altri elementi, invece, non possono essere modificati: tra questi rientrano soprattutto l’età, il sesso e la predisposizione genetica. La distinzione è importante perché non significa che eliminare un singolo fattore possa impedire lo sviluppo della demenza. Piuttosto, i risultati suggeriscono che intervenire contemporaneamente su diversi aspetti della salute potrebbe ridurre il carico complessivo di danno cerebrale.

I ricercatori hanno inoltre cercato possibili associazioni con i processi biologici caratteristici dell’Alzheimer, analizzando l’accumulo di beta-amiloide e proteina tau. Il diabete è risultato associato a un maggiore accumulo di beta-amiloide, mentre nelle persone con un indice di massa corporea più basso è stato osservato un accumulo più rapido di tau. Si tratta, tuttavia, di risultati preliminari che dovranno essere verificati in ulteriori ricerche prima di poter stabilire un rapporto causale.

Una prevenzione che può agire su più meccanismi

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda la possibilità che la prevenzione cardiovascolare produca benefici non soltanto sul sistema circolatorio, ma anche sulla salute del cervello. Ridurre l’esposizione a fattori di rischio modificabili potrebbe infatti contribuire a rallentare alcuni dei cambiamenti che precedono la comparsa dei sintomi della demenza. Il messaggio assume particolare importanza considerando che Alzheimer e danno vascolare possono coesistere nella stessa persona.

Molti pazienti con demenza presentano infatti contemporaneamente più processi patologici: alle alterazioni tipiche dell’Alzheimer possono sommarsi lesioni provocate dalla compromissione dei piccoli vasi cerebrali. Di conseguenza, intervenire sui fattori vascolari potrebbe essere utile anche quando il rischio principale riguarda una forma di demenza non esclusivamente vascolare. Secondo Palmqvist, migliorare la salute vascolare e metabolica può contribuire a ridurre l’effetto combinato delle diverse alterazioni che si sviluppano contemporaneamente nel cervello.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato