Il focolaio di Ebola in Congo ha superato 3.800 casi e 1.700 morti. Secondo l'OMS i contagi aumentano più rapidamente degli interventi, mentre gli operatori sanitari protestano per gli stipendi.
L’epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo sta crescendo più rapidamente della capacità di risposta sanitaria, secondo il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Tedros Adhanom Ghebreyesus. Durante una visita a Kinshasa, il numero uno dell’OMS ha dichiarato che, a quasi tre mesi dall’inizio dell’emergenza, in alcune aree critiche i nuovi casi stanno raddoppiando, rendendo necessario un immediato rafforzamento degli interventi.
L’epidemia, dichiarata il 15 maggio 2026, ha già provocato 3.874 casi confermati, tra cui 1.751 decessi, secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute del Congo. Si tratta dell’epidemia di Ebola a più rapida diffusione mai registrata e della seconda più grande nella storia dopo quella dell’Africa occidentale del 2014-2016, che causò oltre 28.000 contagi e più di 11.000 morti.
Il virus responsabile è la variante Bundibugyo, per la quale attualmente non sono disponibili trattamenti o vaccini approvati. Secondo le autorità congolesi, il focolaio potrebbe essersi sviluppato in aree remote molto prima della sua dichiarazione ufficiale, rendendo più difficile il controllo della trasmissione. Tedros ha sottolineato la necessità di intensificare rapidamente tutti gli aspetti della risposta, dal monitoraggio dei contatti all’assistenza sanitaria, fino al coinvolgimento diretto delle comunità locali.
Scioperi degli operatori sanitari e difficoltà nelle aree più colpite
La gestione dell’emergenza è ulteriormente complicata dalla crisi del personale sanitario impegnato in prima linea. Nella provincia di Ituri, epicentro dell’epidemia, diversi operatori hanno avviato uno sciopero per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi e chiedere condizioni economiche migliori. La regione orientale del Congo, situata vicino ai confini con Sud Sudan, Uganda e Ruanda, è una delle aree più difficili da raggiungere del Paese, già segnata dalla presenza di gruppi armati e da una fragile rete sanitaria.
Alcune famiglie locali hanno denunciato che la sospensione delle attività degli operatori ha ridotto ulteriormente l’accesso alle cure. Alcuni lavoratori hanno riferito di aver iniziato a ricevere pagamenti arretrati nell’ultima settimana, ma chiedono un aumento delle retribuzioni e maggiori garanzie. Le difficoltà del personale sanitario rappresentano un ulteriore ostacolo in una fase in cui rapidità di diagnosi, isolamento dei casi e assistenza tempestiva sono fondamentali per interrompere la diffusione del virus.
Diagnosi tardive e tracciamento dei contatti ancora insufficienti
Tra i principali problemi evidenziati dalle autorità sanitarie vi sono i ritardi diagnostici e le difficoltà nel tracciamento dei contatti. Jean Kaseya, direttore dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC), ha spiegato che il sistema di monitoraggio non sta funzionando adeguatamente: tra il 60% e il 70% dei nuovi casi si verificano infatti al di fuori delle catene di trasmissione già individuate. Questo significa che molte persone vengono contagiate senza essere state identificate come contatti di pazienti precedentemente diagnosticati.
La diagnosi tardiva è considerata una delle principali cause dell’elevato tasso di mortalità, che si attesta intorno al 45%. Nelle ultime 24 ore considerate dai dati del Ministero della Salute, 44 dei 77 nuovi casi segnalati sono risultati fatali. Attualmente almeno 717 pazienti sono in isolamento, mentre 749 persone sono guarite. Secondo Medici Senza Frontiere, la risposta internazionale si sta ampliando, ma non riesce ancora a raggiungere le comunità abbastanza velocemente da spezzare efficacemente le catene di contagio.
Aiuti internazionali e la sfida di riportare la comunità al centro della risposta
Di fronte all’aggravarsi dell’emergenza, sono aumentati anche gli interventi internazionali. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha annunciato ulteriori 242 milioni di dollari destinati alla risposta immediata all’Ebola, alle attività di preparazione nella regione e agli aiuti umanitari collegati alla crisi. Con questo nuovo stanziamento, gli aiuti diretti statunitensi hanno superato complessivamente i 512 milioni di dollari. Tuttavia, le risorse economiche da sole non sono sufficienti a fermare la diffusione del virus.
Gli esperti sottolineano l’importanza di rafforzare la fiducia delle popolazioni locali, spesso elemento decisivo nelle emergenze sanitarie. Paura, disinformazione e diffidenza verso le strutture sanitarie possono infatti ostacolare l’identificazione precoce dei casi e l’isolamento dei pazienti. Tedros ha ribadito che le comunità devono essere al centro della risposta, con un ruolo attivo nella prevenzione e nella gestione dell’epidemia. L’Africa CDC sta coordinando gli interventi per migliorare la diagnosi precoce, il tracciamento dei contatti, l’accesso alle cure e il coinvolgimento della popolazione.
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