Advocacy e Associazioni 6 Agosto 2026 10:25

Ebola, Save the Children: “Oltre 350 bambini morti nell’epidemia in Congo”

I casi pediatrici confermati sfiorano quota 800. Nell'Ituri, dove l'epidemia si intreccia con conflitti, sfollamenti e malnutrizione, molte famiglie evitano gli ospedali per timore del contagio

di Redazione
Ebola, Save the Children: “Oltre 350 bambini morti nell’epidemia in Congo”

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua a colpire duramente i più piccoli. Secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute congolese, almeno 353 minori sono morti e i casi confermati tra bambini e adolescenti si avvicinano a quota 800. Numeri che, secondo Save the Children, raccontano un’emergenza che si sta diffondendo più rapidamente della capacità di risposta sanitaria, tanto da essere definita la più veloce mai registrata nel Paese. Al 2 agosto erano stati confermati quasi 4mila casi di Ebola e oltre 1.700 decessi, mentre non si intravedono ancora segnali concreti di rallentamento della trasmissione del virus.

L’epidemia si somma a conflitti e sfollamenti

L’epicentro dell’emergenza resta la provincia dell’Ituri, dove l’emergenza sanitaria si inserisce in un contesto già profondamente compromesso da anni di violenze. Qui oltre un milione di persone vive in condizioni di sfollamento, dopo essere fuggito dai conflitti armati, e molte famiglie sono ospitate in insediamenti temporanei. L’Ituri è inoltre una delle aree della Repubblica Democratica del Congo con i più elevati livelli di malnutrizione infantile, un fattore che rende i bambini ancora più vulnerabili alle conseguenze dell’epidemia. “La diffusione dell’Ebola – sottolinea Save the Children – avviene in un contesto già segnato da conflitti, insicurezza alimentare e crisi umanitaria“, dove le fragilità preesistenti amplificano gli effetti dell’emergenza sanitaria.

“La paura porta le persone ad arrivare troppo tardi in ospedale”

A rendere ancora più difficile il contenimento dell’epidemia è il clima di paura che si è diffuso nelle comunità colpite. “Le persone provano paura e diffidenza nei confronti del virus. Molti pazienti arrivano alle cure con forte ritardo, riducendo così le proprie possibilità di sopravvivenza e aumentando il rischio che i familiari siano già stati esposti al contagio”, spiega Amy Mina, direttrice delle Operazioni di Programma di Save the Children nella Repubblica Democratica del Congo, attualmente di stanza nell’Ituri. Le preoccupazioni delle famiglie, racconta, non riguardano soltanto la malattia. Al timore dell’infezione si aggiungono la perdita del reddito, l’insicurezza alimentare e l’incertezza sulla riapertura delle scuole prevista per settembre. “I bambini temono di essere separati dai genitori che si ammalano di Ebola o vengono ricoverati nei centri di cura. Alcuni hanno già perso chi si prendeva cura di loro e non sanno chi si occuperà di loro in futuro”, racconta Mina.

Quando l’epidemia significa anche fame

L’impatto dell’epidemia va ben oltre la salute. Save the Children racconta la storia di due fratelli adolescenti costretti a lasciare la propria casa mesi prima dell’arrivo del virus a causa dei conflitti armati. Quando Ebola ha raggiunto la comunità in cui si erano rifugiati, la madre ha smesso di recarsi al mercato per lavorare, temendo il contagio. Per giorni la famiglia è rimasta con poco o nessun cibo. “A Bunia i mercati restano aperti e le persone continuano a lavorare non perché non abbiano paura del virus, ma perché molte famiglie vivono di un reddito giornaliero e non possono permettersi di interrompere la propria attività”, osserva Mina.

Donne incinte lontane dagli ospedali

Uno degli aspetti che preoccupa maggiormente gli operatori riguarda il progressivo allontanamento della popolazione dai servizi sanitari. Secondo Save the Children, la paura dell’Ebola sta inducendo molte persone a evitare gli ospedali anche quando necessitano di cure per altre patologie. Gli operatori sanitari segnalano che alcune donne in gravidanza scelgono di partorire in casa oppure di affidarsi ai guaritori tradizionali, rinunciando all’assistenza ostetrica nei centri sanitari specializzati. Una situazione che rischia di aumentare non solo la mortalità legata all’Ebola, ma anche quella dovuta a complicanze ostetriche e ad altre malattie curabili.

L’intervento di Save the Children

Per far fronte all’emergenza, Save the Children ha rafforzato il proprio sostegno alle strutture sanitarie della provincia dell’Ituri, dove già garantiva servizi rivolti a bambini e famiglie. L’organizzazione supporta vaccinazioni, assistenza ostetrica, programmi nutrizionali e cure per malaria, tifo e diarrea, mentre dall’inizio dell’epidemia ha introdotto procedure di screening per individuare tempestivamente i casi sospetti di Ebola, ha formato il personale sanitario e fornito dispositivi di protezione individuale. Parallelamente, l’organizzazione lavora insieme al governo, ai leader locali e alle comunità per promuovere attività di informazione sul rischio, favorire un accesso tempestivo alle cure e contrastare lo stigma nei confronti delle persone guarite e delle famiglie colpite. L’obiettivo, conclude Save the Children, è duplice: contenere la diffusione del virus e garantire che i bambini possano tornare a scuola in sicurezza, continuando ad avere accesso ai servizi sanitari essenziali e a un ambiente protetto in cui crescere.

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