One Health 5 Agosto 2026 14:58

Pesticidi, studio collega l’esposizione professionale a un rischio maggiore di SLA

La revisione rafforza l'ipotesi di un ruolo dei pesticidi nello sviluppo della SLA e sottolinea l'importanza di misure preventive per i lavoratori più esposti.

di Arnaldo Iodice
Pesticidi, studio collega l’esposizione professionale a un rischio maggiore di SLA

L’esposizione professionale ai pesticidi potrebbe aumentare in modo significativo il rischio di sviluppare la sclerosi laterale amiotrofica (SLA), la forma più comune di malattia del motoneurone. È quanto emerge da una revisione sistematica delle evidenze scientifiche pubblicata sulla rivista Occupational & Environmental Medicine, secondo cui i lavoratori esposti a erbicidi e insetticidi presentano un rischio superiore del 60-70% rispetto a chi non entra in contatto con queste sostanze.

L’analisi suggerisce inoltre che, tra gli uomini, l’associazione potrebbe essere ancora più marcata, con una probabilità di sviluppare la malattia fino a due volte maggiore rispetto ai non esposti. Sebbene la SLA sia una patologia relativamente rara, la sua incidenza è aumentata negli ultimi anni e continua a rappresentare una delle malattie neurodegenerative più gravi, caratterizzata da una progressiva perdita dei motoneuroni, dal peggioramento delle capacità motorie e, nella maggior parte dei casi, da un decorso rapidamente fatale. Attualmente non esiste una cura definitiva e i trattamenti disponibili possono soltanto rallentare la progressione della malattia o alleviarne i sintomi. Per questo motivo, individuare i fattori di rischio modificabili rappresenta una priorità per la ricerca e per le politiche di prevenzione nei luoghi di lavoro.

Perché i pesticidi sono sotto osservazione

Da decenni gli effetti neurotossici acuti dei pesticidi, soprattutto degli insetticidi, sono ben documentati. Un’esposizione elevata può infatti provocare sintomi neurologici immediati, come tremori, debolezza muscolare, alterazioni della coordinazione e disturbi cognitivi. Molto meno chiari, invece, sono gli effetti derivanti da esposizioni ripetute nel tempo e a basse dosi, tipiche di molti contesti lavorativi. Agricoltori, operatori del verde, addetti alla disinfestazione e altri lavoratori che utilizzano regolarmente questi prodotti rappresentano le categorie maggiormente interessate. La nuova revisione ha raccolto e sintetizzato le prove disponibili proprio per valutare se l’esposizione cronica possa contribuire allo sviluppo della SLA.

Cosa suggeriscono le evidenze scientifiche

Secondo gli autori, l’insieme dei dati disponibili indica un’associazione coerente tra esposizione professionale ai pesticidi e maggiore rischio di SLA, anche se non consente ancora di dimostrare un rapporto di causa-effetto. I risultati rafforzano tuttavia l’ipotesi che alcune sostanze chimiche impiegate in agricoltura possano favorire processi neurodegenerativi attraverso diversi meccanismi biologici. Tra quelli più studiati figurano lo stress ossidativo, l’infiammazione cronica del sistema nervoso, il danno ai mitocondri (le “centrali energetiche” delle cellule) e l’accumulo di alterazioni che compromettono la sopravvivenza dei motoneuroni. È probabile che la malattia derivi dall’interazione tra predisposizione genetica ed esposizioni ambientali, rendendo ancora più importante comprendere quali fattori esterni possano aumentare il rischio nelle persone più vulnerabili.

Le implicazioni per la prevenzione e la salute dei lavoratori

I ricercatori sottolineano che saranno necessari ulteriori studi di elevata qualità per chiarire quali principi attivi siano maggiormente coinvolti, quali livelli di esposizione rappresentino un rischio e quali categorie professionali siano più vulnerabili. Tuttavia, le evidenze oggi disponibili rafforzano l’importanza di adottare misure preventive nei luoghi di lavoro. L’impiego corretto dei dispositivi di protezione individuale, la formazione degli operatori, procedure sicure per la manipolazione dei prodotti e una riduzione dell’esposizione rappresentano strumenti fondamentali per limitare i potenziali effetti sulla salute. La ricerca potrebbe inoltre contribuire ad aggiornare le valutazioni del rischio occupazionale e le normative sulla sicurezza, favorendo un controllo più rigoroso delle sostanze neurotossiche.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato