Salute 5 Agosto 2026 09:49

Bambini con disabilità dello sviluppo, insegnargli ad addestrare il proprio gatto migliora il benessere

Uno studio dell'Oregon State University dimostra che insegnare ai bambini con disabilità dello sviluppo ad addestrare il proprio gatto rafforza il legame con l'animale, aumenta il senso di responsabilità e migliora perfino la socialità e la sicurezza dei felini.

di Isabella Faggiano
Bambini con disabilità dello sviluppo, insegnargli ad addestrare il proprio gatto migliora il benessere

Quando si parla di interventi assistiti con gli animali, il pensiero corre quasi sempre ai cani o ai cavalli. Ma se anche un gatto potesse diventare un prezioso alleato per favorire lo sviluppo emotivo e relazionale dei bambini? È la domanda da cui è partita una ricerca dell’Oregon State University, pubblicata sulla rivista Animals, che apre nuove prospettive sul ruolo dei felini nei programmi di supporto dedicati ai giovani con disabilità dello sviluppo. Lo studio dimostra che coinvolgere bambini e ragazzi nell’addestramento del proprio gatto non solo migliora il rapporto con l’animale, ma favorisce anche comportamenti più responsabili nei confronti della sua cura e produce effetti positivi anche sul benessere del gatto stesso.

Non solo cani e cavalli: anche i gatti possono essere partner attivi

Negli ultimi anni gli interventi assistiti con gli animali sono stati sempre più utilizzati per promuovere il benessere fisico, psicologico e sociale dei bambini, compresi quelli con disabilità dello sviluppo, difficoltà di apprendimento o problemi comportamentali. Tuttavia, la ricerca si è concentrata quasi esclusivamente su cani e cavalli, mentre il potenziale dei gatti è rimasto in gran parte inesplorato. “Le persone spesso sottovalutano ciò che i gatti possono apportare agli interventi assistiti con gli animali – spiega Monique Udell, docente dell’Oregon State University e coordinatrice dello studio -. Questa ricerca dimostra che possono essere partecipanti attivi e non semplici compagni passivi. Quando bambini e gatti lavorano insieme attraverso l’addestramento, il loro legame si rafforza, con benefici sia per il bambino sia per il gatto”. La ricercatrice, che da oltre dieci anni studia il rapporto tra esseri umani e felini, ricorda come i gatti siano animali sociali, capaci di sviluppare legami di attaccamento con le persone e di apprendere nuovi comportamenti attraverso l’addestramento, proprio come i cani.

Sei settimane di addestramento insieme

La ricerca ha coinvolto 36 bambini e adolescenti tra gli 8 e i 17 anni con disabilità dello sviluppo e i loro gatti domestici. Le coppie sono state assegnate casualmente a un gruppo sperimentale e a un gruppo di controllo. I partecipanti al programma hanno preso parte a sei incontri da 45 minuti, accompagnati da esercizi settimanali da svolgere a casa. Le attività prevedevano l’apprendimento delle tecniche di addestramento basate esclusivamente sul rinforzo positivo e l’insegnamento ai gatti di semplici comportamenti, come sedersi, rispondere al richiamo, seguire un bersaglio o avvicinarsi quando chiamati. Grande attenzione è stata riservata anche al benessere degli animali. Durante tutte le sessioni i ricercatori hanno monitorato eventuali segnali di stress dei gatti, consentendo loro di interrompere l’attività quando necessario e adattando il percorso alle caratteristiche di ciascun animale. Un approccio che riflette la filosofia “One Health”, secondo cui il benessere dell’uomo e quello dell’animale devono procedere di pari passo.

Più responsabilità e attività condivise

Per valutare gli effetti del programma, i ricercatori hanno sottoposto i bambini a questionari prima dell’inizio delle attività, sei settimane dopo la conclusione del percorso e a un anno di distanza. Sono stati analizzati il legame con il gatto, il senso di responsabilità nella sua cura e il modo in cui i giovani si relazionavano con l’animale. I risultati mostrano un netto aumento della partecipazione dei bambini alle attività quotidiane di cura del gatto. Nel gruppo che ha seguito il programma CAT il senso di responsabilità è cresciuto in modo significativo, mentre nel gruppo di controllo è diminuito. Sono aumentate anche le attività condivise. La percentuale di bambini che dichiarava di insegnare nuovi comportamenti al proprio gatto è passata dal 44% al 94%, mentre quella di chi portava il gatto a passeggio con pettorina e guinzaglio è salita dal 28% al 78%. Anche il coinvolgimento delle famiglie è stato molto elevato: tutti i partecipanti hanno preso parte alle sei sessioni previste e il tasso medio di completamento degli esercizi a casa ha raggiunto l’81%, un dato che, secondo gli autori, conferma l’elevata accettabilità del programma.

Cambiano anche i gatti

I benefici non hanno riguardato soltanto i bambini. Attraverso registrazioni video standardizzate,i ricercatori hanno valutato il comportamento dei gatti, misurando, tra l’altro, quanto tempo gli animali trascorressero spontaneamente vicino ai bambini durante specifiche prove di interazione. Questo parametro è stato utilizzato come indicatore della loro socialità. Al termine del programma è stato osservato un aumento della disponibilità dei gatti ad avvicinarsi ai giovani partecipanti. Ancora più interessante il risultato emerso a distanza di un anno: sei gatti sono passati da una classificazione di attaccamento “insicuro” a una di attaccamento “sicuro”, segno di una relazione più stabile e di una maggiore fiducia nei confronti del bambino. “Quando forniamo ai bambini e agli adolescenti gli strumenti giusti per migliorare il rapporto con il proprio gatto osserviamo cambiamenti positivi – sottolinea Udell -. I gatti diventano più sicuri di sé, più socievoli e sviluppano legami più forti, dai quali anche i bambini traggono beneficio. Cominciano a vedere il proprio gatto come un vero partner, una fonte di motivazione per assumersi maggiori responsabilità e adottare comportamenti salutari. È una relazione molto più ricca e complessa di quanto spesso si immagini”.

Una nuova prospettiva per gli interventi assistiti con gli animali

Gli autori invitano alla prudenza, ricordando che lo studio ha coinvolto un numero limitato di partecipanti e che saranno necessari campioni più ampi per confermare i risultati. Tuttavia, la ricerca rappresenta una delle prime dimostrazioni che i gatti possano essere coinvolti come partner attivi negli interventi assistiti con gli animali. L’aspetto forse più innovativo non è tanto l’addestramento del gatto in sé, quanto il fatto che il bambino diventi protagonista della relazione di cura. Attraverso attività condivise, responsabilità quotidiane e una migliore comprensione del comportamento dell’animale, cresce infatti un rapporto che sembra produrre benefici reciproci, rafforzando sia il benessere del giovane sia quello del suo compagno a quattro zampe.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato