Salute 5 Agosto 2026 09:12

Disturbo da gioco d’azzardo, prevenzione al centro: dalla proposta di legge ai percorsi di cura

A Sanità informazione, le interviste alla deputata Laura Cavandoli, promotrice della proposta di legge per una Giornata nazionale dedicata alla prevenzione, e alla psicologa e psicoterapeuta Ornella De Luca, che approfondisce sintomi, fattori di rischio, impatto sulle famiglie e percorsi terapeutici

di Isabella Faggiano
Disturbo da gioco d’azzardo, prevenzione al centro: dalla proposta di legge ai percorsi di cura

Il Disturbo da gioco d’azzardo continua a rappresentare una delle dipendenze comportamentali più insidiose. Le conseguenze non riguardano soltanto chi ne soffre, ma si estendono alle famiglie, alle relazioni sociali e alla sfera economica, con ripercussioni che possono compromettere profondamente la qualità della vita. Per questo la deputata della Lega Laura Cavandoli ha presentato una proposta di legge per istituire il 22 maggio, in occasione del No Gambling Day, una Giornata nazionale per la prevenzione del Disturbo da gioco d’azzardo e delle sue conseguenze patologiche, con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza del fenomeno e valorizzare i percorsi di assistenza già presenti sul territorio. L’iniziativa punta a coinvolgere istituzioni, scuole, aziende sanitarie, enti del Terzo settore e famiglie, affinché la prevenzione diventi un impegno condiviso e non limitato ai servizi sanitari. “La ludopatia è una dipendenza che può travolgere la vita delle persone, compromettere gli equilibri familiari e generare gravi difficoltà economiche e sociali, fino ad annullare le prospettive future degli individui – spiega Cavandoli a Sanità Informazione -. L’obiettivo è accrescere la consapevolezza sui rischi del gioco d’azzardo patologico, far conoscere i servizi di assistenza e cura già presenti sul territorio e promuovere una cultura della prevenzione, coinvolgendo istituzioni, scuole, aziende sanitarie, terzo settore e famiglie”. Secondo la parlamentare, la Giornata nazionale non dovrà trasformarsi in una semplice ricorrenza, ma diventare un’occasione per promuovere iniziative concrete in tutto il Paese. “Dare alle istituzioni nazionali e territoriali un impulso per organizzare incontri, dibattiti, conferenze, campagne informative e formazione significa raggiungere il maggior numero di persone, sensibilizzarle e metterle in guardia dai rischi di comportamenti patologici nei quali, come per molte altre dipendenze, spesso si cade senza neanche rendersene conto”, osserva. L’obiettivo, aggiunge, è “arrivare ai giovani, alle famiglie, agli educatori e alla cittadinanza, promuovendo comportamenti consapevoli e favorendo l’inclusione sociale delle persone coinvolte”.

Una malattia, non un vizio

Sul valore della prevenzione concorda Ornella De Luca, psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale, componente del direttivo della Società Italiana Tossicodipendenze (SITD),  membro dell’associazione nazionale ALEA e componente della redazione di ‘Dal Fare al Dire’, rivista italiana di informazione e confronto sulle Patologie da Dipendenza. Per l’esperta il primo passo è utilizzare una terminologia corretta, perché anche il linguaggio contribuisce a ridurre lo stigma. “Il termine ludopatia, sebbene ancora molto diffuso, è improprio. È corretto parlare di Disturbo da Gioco d’Azzardo, è una Dipendenza Comportamentale. La dipendenza è una malattia e va curata come tale”, sottolinea. Definirla un “vizio”, spiega, rischia infatti di alimentare sensi di colpa e ritardare la richiesta di aiuto.

Ornella De Luca, psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale,

Riconoscere i primi segnali può cambiare la storia della malattia

Uno dei punti più importanti emersi da entrambe le interviste riguarda proprio la diagnosi precoce. Intervenire quando il comportamento problematico è ancora agli inizi può evitare che la dipendenza provochi danni economici, relazionali e psicologici sempre più gravi. “I segnali che dovrebbero allertare la persona possono essere diversi: giocare d’azzardo sempre più frequentemente, aumentare progressivamente il denaro speso nel tentativo di recuperare le perdite, pensare di riuscire a smettere senza riuscirci, diventare irritabili quando non si può giocare e mentire ai familiari per nascondere il problema”, spiega De Luca. Molto spesso, racconta la psicoterapeuta, sono proprio i familiari a cogliere i primi cambiamenti: ammanchi di denaro, oggetti di valore che scompaiono, isolamento, difficoltà nei rapporti familiari e un progressivo disinteresse verso la vita sociale. Negli adolescenti, però, questi segnali possono essere facilmente confusi con una normale fase di crescita o con un momento di disagio emotivo, ritardando così la richiesta di aiuto.

Il gioco online e la necessità di investire sulla prevenzione

Negli ultimi anni il fenomeno è cambiato profondamente, anche per effetto della crescente diffusione delle piattaforme digitali. “È vero, il volume del gioco online negli ultimi cinque anni è aumentato dal 33% al 61%”, osserva Cavandoli. Pur ricordando gli interventi normativi già adottati negli ultimi anni, la deputata sottolinea come nessuna misura legislativa possa essere davvero efficace senza un investimento costante nella formazione e nell’educazione. “Occorre continuare con la formazione e l’educazione sulle tematiche del gioco e dei suoi rischi: è su questo che si basa la mia proposta di legge per istituire una Giornata nazionale dedicata”. La prevenzione, dunque, rappresenta il filo conduttore dell’intera proposta di legge e il punto sul quale convergono anche le evidenze cliniche richiamate dalla psicoterapeuta.

Giovani, scuola ed educazione finanziaria: la prevenzione comincia dai banchi

Se la prevenzione rappresenta il cuore della proposta di legge, uno degli ambiti sui quali Laura Cavandoli punta maggiormente è quello scolastico. L’obiettivo è raggiungere i ragazzi prima che il gioco d’azzardo possa trasformarsi in un comportamento a rischio, offrendo strumenti per sviluppare un rapporto consapevole con il denaro e riconoscere i meccanismi che possono favorire l’insorgenza della dipendenza. La deputata richiama i dati più recenti dell’Istituto Superiore di Sanità, che descrivono una situazione preoccupante tra gli adolescenti. “La tutela di minori e giovani dal gioco d’azzardo patologico è fondamentale. È di questi giorni la notizia che uno studente italiano su sei tra gli 11 e i 17 anni presenterebbe almeno un comportamento a rischio legato all’uso problematico dei social media, al gaming o al gioco d’azzardo”, osserva. Un dato che si accompagna a numeri ancora più specifici sul gioco d’azzardo. “Tra gli studenti di 11-13 anni il 10,6% dichiara di aver giocato negli ultimi dodici mesi, mentre tra i 14-17enni la percentuale sale al 22,1%. Lo studio stima ci siano circa 340mila studenti italiani con un comportamento di gioco d’azzardo a rischio o problematico”. Secondo Cavandoli è proprio per questo che la scuola deve assumere un ruolo centrale nelle strategie di prevenzione. “Con la Legge Capitali è stata introdotta per la prima volta nel nostro ordinamento scolastico l’educazione finanziaria nell’ambito dell’educazione civica. Puntiamo a far in modo che i giovani sviluppino un rapporto responsabile con il denaro e con il gioco”, spiega. La proposta di legge prevede inoltre che, in occasione della Giornata nazionale, gli istituti scolastici promuovano attività didattiche, incontri e percorsi di approfondimento dedicati ai rischi del gioco d’azzardo e alla prevenzione delle dipendenze comportamentali.

Chi è più esposto al rischio

Dal punto di vista clinico, Ornella De Luca sottolinea che il Disturbo da gioco d’azzardo non nasce da un’unica causa, ma dall’interazione di molteplici fattori individuali e ambientali. “Con fattori di rischio intendiamo la possibilità di aumentare il rischio che la persona possa sviluppare il disturbo da gioco d’azzardo”, spiega. Predisposizione individuale, impulsività, difficoltà nella gestione delle emozioni, facile accesso al gioco, isolamento sociale e convinzioni errate sulla possibilità di recuperare le perdite sono tutti elementi che possono favorire l’insorgenza della dipendenza. “Riconoscere precocemente i fattori di rischio è fondamentale per intervenire prima che il comportamento di gioco d’azzardo diventi problematico”. L’esperta evidenzia come alcune categorie siano particolarmente vulnerabili. “Gli adolescenti hanno una maggiore tendenza alla ricerca di sensazioni forti e possono presentare altri fattori di fragilità, come il consumo di sostanze o la presenza di disturbi psichiatrici”, spiega. Anche gli anziani, tuttavia, possono essere esposti a un rischio maggiore, soprattutto in presenza di solitudine, depressione, ansia, difficoltà economiche, malattie o eventi di vita particolarmente stressanti, come un lutto o il pensionamento.

Informare significa anche prevenire

Per De Luca la prevenzione non consiste soltanto nel mettere in guardia dai rischi del gioco d’azzardo, ma nel fornire alle persone strumenti per compiere scelte più consapevoli. “La prevenzione e la sensibilizzazione per il gioco d’azzardo hanno l’obiettivo sia di ridurre i rischi di sviluppare una dipendenza che di promuovere comportamenti e scelte più consapevoli nelle persone più vulnerabili”, afferma. Informare correttamente, aggiunge, significa spiegare che il gioco d’azzardo “è basato sulla casualità e non è un modo sicuro per guadagnare in modo facile”, aiutando così a ridurre il rischio di sviluppare comportamenti problematici e le conseguenze economiche che possono derivarne. La psicoterapeuta sottolinea inoltre che una maggiore consapevolezza può favorire una richiesta di aiuto più tempestiva, evitando che la situazione degeneri.

Educazione finanziaria, un terreno di incontro

Sul valore dell’educazione finanziaria le posizioni della deputata e della psicoterapeuta convergono. Per Cavandoli rappresenta uno strumento per insegnare ai giovani un rapporto equilibrato con il denaro e con il gioco. De Luca condivide questa impostazione e ritiene che affrontare questi temi già in età scolare possa aiutare a sviluppare senso critico, capacità decisionali e maggiore consapevolezza dei rischi legati all’indebitamento e al gioco d’azzardo. “Inserire l’educazione finanziaria nei programmi scolastici contribuirebbe a formare cittadini più consapevoli, più in grado di riconoscere il pericolo di sviluppare il disturbo da gioco d’azzardo e a gestire meglio il denaro, evitando scelte finanziarie sbagliate e rischiose”, conclude.

Quando il Disturbo da gioco d’azzardo coinvolge tutta la famiglia

Le conseguenze del Disturbo da gioco d’azzardo non si fermano alla persona che sviluppa la dipendenza. A essere coinvolto è spesso l’intero nucleo familiare, chiamato a fare i conti con difficoltà economiche, tensioni relazionali e un forte impatto psicologico. È anche per questo che la proposta di legge punta a valorizzare i percorsi di assistenza già presenti sul territorio e a rafforzare la collaborazione tra istituzioni, servizi sanitari, scuola e Terzo settore. Secondo Laura Cavandoli, uno degli obiettivi principali è rendere più accessibili e conosciuti gli strumenti di aiuto già disponibili. “La mia proposta di legge va esattamente in questa direzione. Il nostro sistema sanitario ha gli strumenti anche economici per la prevenzione e la gestione di queste situazioni, con percorsi e servizi di cura e di assistenza sui vari territori. Il mio progetto di legge mira a ‘fare rete’ tra tutti i soggetti già impegnati in questa battaglia, come istituzioni, aziende sanitarie, scuole, enti del Terzo settore e famiglie”, spiega. La parlamentare sottolinea come i servizi esistano già, ma siano spesso poco conosciuti. “I percorsi di sostegno dedicati a chi affronta queste dipendenze esistono, ma spesso sono poco conosciuti o non adeguatamente pubblicizzati. Vogliamo dare maggiore visibilità a questi strumenti di aiuto e assistenza, perché spesso la tragedia della dipendenza dal gioco si consuma anche per colpa del silenzio e dell’isolamento sociale dei soggetti coinvolti”.

Le ricadute emotive su partner e figli

L’esperienza clinica raccontata da Ornella De Luca conferma quanto il Disturbo da gioco d’azzardo possa destabilizzare l’intero equilibrio familiare. “Inevitabilmente, quando la persona gioca d’azzardo, le conseguenze non possono non riguardare anche i familiari”, osserva. Ai problemi economici si affiancano infatti perdita di fiducia, conflitti, ansia, stress e, nei casi più gravi, separazioni e divorzi. Una situazione che coinvolge partner, figli e altri familiari, con importanti ripercussioni sul benessere psicologico di tutti. Per questo motivo, sottolinea la psicoterapeuta, anche i familiari dovrebbero essere presi in carico. “Anche i familiari del giocatore d’azzardo possono e dovrebbero essere aiutati”, afferma. Possono infatti rivolgersi agli stessi servizi che seguono la persona con il disturbo per accedere a colloqui individuali, di coppia o a gruppi di sostegno, trovando uno spazio in cui confrontarsi con altre persone che vivono esperienze analoghe e ricevere strumenti utili per affrontare la situazione.

Superare lo stigma per chiedere aiuto prima

Uno degli ostacoli principali all’accesso ai servizi resta ancora oggi la vergogna. “Il giocatore d’azzardo e in particolare la donna, giocatrice d’azzardo, provano molta vergogna e giudizio e per questo motivo possono tardare a chiedere aiuto”, osserva De Luca. Da qui la necessità di superare l’idea che il gioco d’azzardo patologico sia un semplice vizio. “La prima cosa da sfatare è che il gioco d’azzardo non è un vizio. È un disturbo, una malattia, cronica e recidivante, e va curata esattamente come le altre malattie”. Un messaggio che, secondo la psicoterapeuta, deve arrivare con forza anche a chi sta vivendo questa esperienza: “Chiunque può attraversare un periodo critico, può incappare nel gioco d’azzardo per diversi motivi e può avere bisogno di aiuto. Non ci si deve vergognare per questo”.

Il ruolo dei SerD e della rete dei servizi

Quando arriva la richiesta di aiuto, il Servizio sanitario nazionale dispone già di percorsi dedicati. “In Italia, curarsi dal Disturbo da gioco d’azzardo è un diritto, garantito dal Servizio sanitario nazionale”, ricorda De Luca. Dal 2012 i Livelli essenziali di assistenza (LEA) prevedono percorsi gratuiti, multidisciplinari e tutelati dal punto di vista della riservatezza, mentre i SerD (Servizi per le Dipendenze) rappresentano il principale punto di riferimento per la diagnosi e la presa in carico dei pazienti. Secondo la psicoterapeuta, i risultati migliori si ottengono attraverso un approccio multidisciplinare, capace di integrare competenze diverse e di lavorare in rete con gli altri servizi del territorio per rispondere ai bisogni sanitari, psicologici e sociali della persona.

La prevenzione come investimento sulla salute

Guardando al futuro, Cavandoli ricorda che l’istituzione della Giornata nazionale rappresenta soltanto il primo passo di un percorso più ampio. “Il riordino del gioco fisico è previsto nella legge delega al Governo per la riforma del sistema fiscale e sono tuttora in corso interlocuzioni tra tutti i soggetti interessati”, spiega la deputata, ribadendo che il fenomeno non può essere eliminato ma deve essere regolamentato, mantenendo sempre al centro la tutela delle persone più fragili.  Dalle due interviste emerge un messaggio condiviso: prevenzione, informazione e accesso tempestivo ai servizi rappresentano gli strumenti più efficaci per contrastare il Disturbo da gioco d’azzardo. Da un lato la proposta di legge punta a rafforzare la rete tra istituzioni, sanità, scuola e Terzo settore; dall’altro, l’esperienza clinica ricorda che riconoscere i primi segnali della dipendenza e chiedere aiuto senza vergogna può cambiare il decorso della malattia e limitare le conseguenze per la persona e per la sua famiglia.

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