Uno studio pubblicato su Life Metabolis mostra che una maggiore presenza di aree verdi intorno all'abitazione è associata a una riduzione del 44% del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2
Passeggiare in un parco o abitare in un quartiere ricco di alberi e aree verdi potrebbe fare bene non solo all’umore, ma anche al metabolismo. Una maggiore esposizione al verde urbano, infatti, è associata a un rischio significativamente inferiore di sviluppare il diabete di tipo 2, con un effetto particolarmente marcato nelle persone geneticamente più predisposte alla malattia. È quanto emerge da uno studio prospettico del 4C Study Group, pubblicato sulla rivista Life Metabolism, che aggiunge nuove evidenze sul ruolo dell’ambiente residenziale nella prevenzione di una delle patologie croniche più diffuse al mondo. Come scrivono gli stessi autori nell’abstract dello studio, “vivere in aree con una maggiore presenza di verde è stato associato a un rischio ridotto di sviluppare il diabete di tipo 2, ma non era ancora chiaro se la predisposizione genetica potesse modificare questa associazione”. Le evidenze disponibili, spiegano, erano infatti limitate, prevalentemente basate su studi trasversali e condotte soprattutto in popolazioni di origine europea, mentre mancavano dati prospettici sulla popolazione cinese.
Oltre 7.800 persone seguite per quasi quattro anni
Per colmare questa lacuna, i ricercatori hanno coinvolto 7.861 adulti cinesi di età pari o superiore a 40 anni, residenti nella contea di Jiashan, nella provincia dello Zhejiang, tutti privi di diabete all’inizio dello studio. I partecipanti sono stati seguiti per un periodo mediano di 3,8 anni, durante il quale sono stati registrati 499 nuovi casi di diabete di tipo 2. L’esposizione al verde è stata stimata attraverso il Normalized Difference Vegetation Index (NDVI), un indice ricavato da immagini satellitari MODIS che misura la presenza di vegetazione entro un raggio di 500 metri dall’abitazione di ciascun partecipante. La diagnosi di diabete è stata definita utilizzando criteri clinici standardizzati, comprendenti glicemia a digiuno, curva da carico orale di glucosio, emoglobina glicata (HbA1c) e diagnosi medica. Dopo aver corretto i risultati per numerosi fattori potenzialmente confondenti – tra cui età, sesso, livello di istruzione, fumo, consumo di alcol, attività fisica, qualità della dieta, indice di massa corporea, pressione arteriosa, profilo lipidico ed esposizione al particolato fine PM2.5 – i ricercatori hanno osservato che ogni incremento di 0,1 unità dell’indice NDVI era associato a una riduzione del 44% del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.
Benefici ancora maggiori per chi ha un rischio genetico elevato
Lo studio ha inoltre valutato il ruolo della predisposizione genetica analizzando il DNA di 5.389 partecipanti. I ricercatori hanno costruito un punteggio di rischio genetico (Genetic Risk Score) basato su 89 varianti genetiche associate al diabete di tipo 2 nelle popolazioni dell’Asia orientale. È proprio in questo gruppo che emergono i risultati più interessanti. Le persone con un rischio genetico medio o elevato che vivevano nei quartieri più verdi presentavano una riduzione del rischio rispettivamente del 57% e del 61% rispetto ai residenti nelle aree meno ricche di vegetazione. Come evidenziano gli autori nell’abstract, “la predisposizione genetica ha modificato in modo significativo l’associazione tra verde residenziale e diabete di tipo 2”. In particolare, “una maggiore presenza di aree verdi è risultata associata a una riduzione sia relativa sia assoluta del rischio più marcata tra le persone con un rischio genetico medio o elevato”.
Migliora anche la salute metabolica
I benefici del verde non si limitano alla riduzione dell’incidenza della malattia. Secondo lo studio, una maggiore presenza di vegetazione intorno all’abitazione è risultata associata anche a una migliore sensibilità all’insulina, misurata attraverso l’indice HOMA-IR, e a un miglioramento della funzione delle cellule ß pancreatiche, responsabili della produzione di insulina. I ricercatori invitano comunque alla cautela. Trattandosi di uno studio osservazionale, i risultati non consentono di dimostrare un rapporto di causa-effetto. Rimane tuttavia plausibile che gli spazi verdi contribuiscano alla prevenzione del diabete attraverso diversi meccanismi, tra cui una riduzione dell’esposizione all’inquinamento atmosferico, un maggiore benessere psicologico, livelli più elevati di attività fisica e un miglioramento della sensibilità all’insulina. “Questi risultati evidenziano il potenziale ruolo protettivo del verde residenziale nei confronti del diabete di tipo 2, con benefici ancora maggiori nelle persone geneticamente più predisposte”, concludono gli autori nell’abstract, sottolineando come interventi di pianificazione urbana orientati ad aumentare la disponibilità di aree verdi possano rappresentare uno strumento complementare alle strategie di prevenzione del diabete di tipo 2, soprattutto nelle popolazioni a più alto rischio.
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