A bordo di Nave Italia sei ragazzi vivranno quattro giorni di navigazione e condivisione per ricostruire relazioni familiari spesso messe a dura prova dalla malattia di un fratello o di una sorella
Quando un bambino si ammala gravemente, l’intera famiglia cambia rotta. A cambiare non sono soltanto le abitudini, i tempi delle cure o gli equilibri domestici, ma anche la vita di chi resta spesso sullo sfondo: i fratelli e le sorelle, i cosiddetti siblings. Sono loro, troppo spesso, a mettere da parte bisogni ed emozioni mentre tutte le attenzioni si concentrano sul piccolo paziente. Per offrire a questi ragazzi uno spazio tutto loro è tornata “Fratelli d’A-mare”, l’iniziativa promossa da Casa Ronald McDonald Italia ETS e Fondazione Tender To Nave Italia ETS, giunta alla sua terza edizione e dedicata quest’anno al tema “Sailing with Courage, Guided by Care”. La nave è salpata il 21 luglio da Palermo e in questi giorni sta navigando verso Cagliari, dove concluderà un viaggio di quattro giorni lungo 217 miglia nautiche. A bordo di Nave Italia, uno dei brigantini a vela più grandi ancora in attività con i suoi 61 metri di lunghezza e oltre 1.300 metri quadrati di superficie velica, quattro fratelli e una coppia di ragazze legate da un rapporto così profondo da definirsi “come sorelle” stanno vivendo un’esperienza pensata per rafforzare relazioni, autonomia e fiducia reciproca.
Un equipaggio che diventa una comunità
Durante la navigazione i giovani condividono la vita di bordo con gli operatori di Casa Ronald McDonald Italia, della Fondazione Tender To Nave Italia, un volontario e i 21 marinai professionisti della Marina Militare. Ogni attività, dai compiti quotidiani dell’equipaggio alla gestione della navigazione, diventa occasione di collaborazione, responsabilizzazione e crescita personale. L’obiettivo del progetto non è soltanto offrire alcuni giorni di svago, ma creare un contesto in cui i ragazzi possano riscoprire il rapporto con il fratello o la sorella dopo un lungo periodo segnato dalla malattia, recuperando fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità.
I “siblings”, le vittime invisibili della malattia
“Riparte un’avventura straordinaria che permette ai ragazzi che hanno affrontato una malattia e ai loro fratelli di vivere un’esperienza memorabile, lontano dai genitori”, sottolinea Nicola Antonacci, presidente di Casa Ronald McDonald Italia ETS. “Questo progetto è dedicato ai siblings, spesso vittime invisibili, coinvolti indirettamente dalla malattia del fratello e dalle preoccupazioni che investono tutta la famiglia”. Da oltre venticinque anni Casa Ronald McDonald Italia sostiene le famiglie dei bambini ricoverati lontano dalla propria città attraverso le Case Ronald e le Family Room. Un impegno che riguarda un fenomeno, quello della mobilità sanitaria pediatrica, che coinvolge ogni anno oltre 90 mila bambini e le loro famiglie, costretti a spostarsi per ricevere cure specialistiche. L’edizione 2026 di “Fratelli d’A-mare” amplia inoltre la propria rete di collaborazione coinvolgendo anche due famiglie seguite da Dynamo Camp e Associazione KIM, rafforzando il sostegno dedicato ai nuclei familiari che affrontano percorsi di cura particolarmente complessi.
Un’esperienza che aiuta a ricostruire gli equilibri familiari
“I fratelli dei bambini affetti da patologie che richiedono lunghi ricoveri ospedalieri vivono profondi cambiamenti sul piano emotivo, relazionale, scolastico e familiare – spiega Paolo Cornaglia Ferraris, direttore scientifico della Fondazione Tender To Nave Italia ETS -. Pur dimostrando spesso una straordinaria capacità di adattamento, hanno bisogni specifici che meritano attenzione. Offrire occasioni come questa significa aiutarli a recuperare il rapporto con il fratello o la sorella e trasformare un’esperienza difficile in un’opportunità di crescita”. Secondo gli organizzatori, la vita a bordo rappresenta un vero laboratorio educativo: la navigazione richiede collaborazione, fiducia e spirito di squadra, elementi che diventano strumenti concreti per ricostruire relazioni familiari spesso messe a dura prova dalla malattia. Perché, anche quando il percorso di cura si conclude, ci sono legami che hanno bisogno di tempo, ascolto e nuove esperienze condivise per ritrovare il proprio equilibrio.
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