Una ricerca condotta su oltre 8.900 coppie madre-neonato del programma statunitense ECHO non ha trovato associazioni tra l'assunzione di paracetamolo durante la gravidanza e parto pretermine, basso peso alla nascita o nascita di bambini piccoli per l'età gestazionale
Il paracetamolo, tra i pochi antidolorifici da banco generalmente considerati sicuri durante la gravidanza, non sembra aumentare il rischio di parto pretermine né influire negativamente sul peso del neonato alla nascita. A suggerirlo è un nuovo studio pubblicato sull‘American Journal of Epidemiology e coordinato da Katelyn Huff e Rebecca Fry della UNC Gillings School of Global Public Health dell’Università della North Carolina a Chapel Hill. La ricerca contribuisce a fare chiarezza su un tema che negli ultimi anni ha alimentato un ampio dibattito scientifico. Alcuni studi, infatti, avevano ipotizzato un possibile legame tra l’assunzione di paracetamolo in gravidanza e alterazioni dello sviluppo fetale, ma i risultati erano rimasti discordanti.
Lo studio su oltre 8.900 coppie madre-neonato
Per approfondire la questione, i ricercatori hanno analizzato i dati di 8.957 coppie madre-neonato arruolate nel programma statunitense Environmental influences on Child Health Outcomes (ECHO), finanziato dai National Institutes of Health (NIH). L’obiettivo era valutare se l’utilizzo del paracetamolo durante la gravidanza fosse associato a quattro importanti indicatori di salute neonatale:
Circa il 59% delle donne coinvolte nello studio ha riferito di aver assunto paracetamolo nel corso della gravidanza.
Nessun aumento del rischio di parto pretermine
L’analisi dei dati non ha evidenziato alcuna associazione statisticamente significativa tra l’assunzione del farmaco e il rischio di parto pretermine, il peso medio alla nascita o la probabilità di avere un neonato piccolo per l’età gestazionale. L’unico dato emerso riguarda una minore probabilità di nascita di bambini grandi per l’età gestazionale (LGA) tra le donne che avevano assunto paracetamolo durante la gravidanza. “Considerato l’ampio utilizzo del paracetamolo, questi risultati offrono un’importante rassicurazione sulla sua sicurezza per quanto riguarda il momento del parto e le dimensioni del neonato”, afferma Rebecca Fry, docente di Scienze ambientali e ingegneria alla UNC e autrice senior dello studio.
Un farmaco tra i più utilizzati in gravidanza
Il paracetamolo è uno dei pochi analgesici e antipiretici da banco il cui impiego è generalmente considerato compatibile con la gravidanza quando utilizzato secondo le indicazioni del medico. Proprio per il suo largo utilizzo, comprendere con precisione i possibili effetti sullo sviluppo fetale rappresenta una priorità della ricerca. I risultati dello studio offrono quindi un elemento di rassicurazione per le donne che ricorrono al farmaco per trattare dolore o febbre durante la gestazione.
Servono ulteriori ricerche
Gli autori invitano comunque alla prudenza. Lo studio, spiegano, non esaurisce il tema della sicurezza del paracetamolo in gravidanza e saranno necessari ulteriori approfondimenti per comprendere meglio l’eventuale ruolo della dose assunta, del periodo della gravidanza in cui avviene l’esposizione e di altri possibili effetti sulla salute materna e fetale. Per questo motivo gli esperti ribadiscono l’importanza di assumere il paracetamolo, così come qualsiasi altro farmaco durante la gravidanza, solo dopo aver consultato il proprio medico, attenendosi alle indicazioni terapeutiche.
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