Salute 21 Luglio 2026 12:06

Guardare una partita dal vivo aumenta l’ossitocina e rafforza i legami sociali

Uno studio pubblicato su Translational Psychiatry mostra che assistere insieme a eventi sportivi aumenta l'ossitocina, riduce il cortisolo e sincronizza il battito cardiaco, favorendo connessione e senso di appartenenza.

di Arnaldo Iodice
Guardare una partita dal vivo aumenta l’ossitocina e rafforza i legami sociali

Assistere a un evento sportivo dal vivo insieme ad altre persone potrebbe rafforzare il senso di connessione sociale attraverso meccanismi biologici misurabili. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Tsukuba, pubblicato sulla rivista Translational Psychiatry, che ha analizzato come il corpo reagisce durante la visione condivisa di una partita di basket. I ricercatori hanno coinvolto 60 spettatori presenti a due incontri universitari, monitorando prima, durante e dopo la partita i livelli di ossitocina e cortisolo nella saliva, la frequenza cardiaca e le percezioni soggettive dell’esperienza.

I risultati mostrano che assistere insieme a un evento sportivo aumenta l’ossitocina prodotta naturalmente dall’organismo, riduce lo stress e sincronizza il ritmo cardiaco degli spettatori, fenomeni associati a un maggiore senso di appartenenza e coinvolgimento sociale.

Perché l’ossitocina è importante e come è stato condotto lo studio

Le relazioni sociali rappresentano uno dei principali fattori di protezione per la salute mentale, mentre isolamento e difficoltà nel creare legami sono associati a disturbi come depressione, disturbo d’ansia sociale, schizofrenia e disturbo da stress post-traumatico. L’ossitocina, spesso definita “ormone dell’amore”, svolge un ruolo fondamentale nei processi di fiducia, empatia, affetto e cooperazione. Tuttavia, gli studi che ne hanno valutato la somministrazione per via nasale hanno mostrato benefici limitati. Per questo motivo i ricercatori giapponesi stanno esplorando strategie non farmacologiche capaci di stimolare la produzione naturale dell’ormone.

“Il nostro studio è nato da una semplice domanda: di quanta interazione diretta hanno bisogno le persone per sentirsi connesse?”. Così ha spiegato Takashi Matsui, primo autore dello studio. Per rispondere a questo interrogativo, il team ha raccolto campioni di saliva prima della partita, durante l’intervallo e subito dopo il termine dell’incontro per misurare ossitocina e cortisolo. Parallelamente, la frequenza cardiaca è stata registrata in modo continuo mediante sensori indossabili e ai partecipanti è stato chiesto di valutare il divertimento, il senso di unità con gli altri tifosi e la volontà di assistere nuovamente a eventi sportivi.

Più ossitocina, meno stress e cuori che battono all’unisono

L’analisi ha evidenziato un quadro fisiologico coerente con un rafforzamento del legame sociale. I livelli di ossitocina aumentavano negli spettatori che presentavano concentrazioni inizialmente più basse e rimanevano elevati in quelli che già ne avevano quantità maggiori prima della partita. Al contrario, il cortisolo, ormone associato allo stress, diminuiva durante l’evento, suggerendo un progressivo rilassamento dei partecipanti. Un altro risultato significativo riguarda la sincronizzazione della frequenza cardiaca: durante la partita, i battiti degli spettatori tendevano ad allinearsi, un fenomeno già osservato in altri contesti di forte coinvolgimento emotivo condiviso. “Abbiamo scoperto che assistere a un evento sportivo dal vivo era accompagnato da un modello di sincronia della frequenza cardiaca legato all’ossitocina e associato alla connessione sociale”, ha spiegato Matsui. Inoltre, livelli più elevati di ossitocina erano modestamente correlati a una maggiore sincronia cardiaca, mentre entrambi gli indicatori risultavano associati a un maggiore divertimento, a un più intenso senso di unità con gli altri spettatori, a un maggiore coinvolgimento emotivo e all’intenzione di tornare ad assistere a una partita dal vivo.

Secondo gli autori, gli eventi sportivi condivisi potrebbero rappresentare una semplice opportunità per favorire la socializzazione e il benessere psicologico senza richiedere un’interazione diretta o il contatto fisico. Pur non essendo un trattamento per i disturbi psichiatrici, questa esperienza potrebbe contribuire a ridurre l’isolamento sociale e rafforzare le relazioni, soprattutto nelle persone che trovano difficile instaurare contatti ravvicinati con gli altri.

I prossimi studi: capire chi beneficia di più delle esperienze condivise

I ricercatori sottolineano che saranno necessari ulteriori studi per comprendere quali persone possano trarre i maggiori benefici dalla partecipazione a eventi sportivi dal vivo. L’obiettivo non è solo verificare se queste esperienze favoriscano la socializzazione, ma identificare le condizioni in cui il fenomeno è più marcato. Il gruppo dell’Università di Tsukuba sta già analizzando il ruolo di fattori come il risultato della partita, l’esperienza sportiva pregressa degli spettatori e l’evoluzione dei meccanismi del cosiddetto cervello sociale nel corso della vita. “Il nostro obiettivo a lungo termine è progettare ambienti di visione e contesti sociali in grado di far emergere in modo più affidabile gli effetti di socializzazione derivanti dalle esperienze sportive condivise”, conclude Matsui.

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