Per la prima volta il Centro comune di ricerca della Commissione europea fotografa lo stato di salute dei suoli europei attraverso 19 indicatori armonizzati
Quasi due terzi dei suoli europei presentano almeno una forma di degrado. È il quadro che emerge dall‘EUSO Soil Degradation Dashboard, il nuovo sistema di monitoraggio realizzato dal Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea, che per la prima volta offre una valutazione armonizzata dello stato di salute dei terreni nell’intera Unione europea. Secondo il rapporto, il 62% dei suoli dell’Ue risulta degradato sulla base di 19 indicatori che analizzano intensità e distribuzione dei principali processi di deterioramento. Inoltre, nella maggior parte dei casi i terreni non sono interessati da un solo problema, ma da più forme di degrado contemporaneamente, evidenziando la complessità del fenomeno.
La salute del suolo peggiora
Lo studio evidenzia come negli ultimi decenni sia aumentata la superficie dei terreni in condizioni non sane, soprattutto a causa della perdita di carbonio organico, dell’eccesso di fosforo e dell’impermeabilizzazione del suolo, cioè la copertura del terreno con asfalto, cemento e altre superfici artificiali che ne compromettono le funzioni naturali. Non mancano, tuttavia, alcuni segnali positivi. I ricercatori hanno infatti osservato miglioramenti in tre ambiti: l’erosione provocata dall’acqua, quella legata alla raccolta delle colture e la carenza di fosforo. Per quanto riguarda il pH dei terreni, invece, non emerge una tendenza definita.
Biodiversità e carbonio organico tra le criticità principali
L’analisi del Jrc mostra che la forma di degrado più diffusa riguarda la perdita di biodiversità del suolo, che interessa circa il 33% del territorio europeo. Seguono l’erosione causata dall’acqua, presente nel 19% dei suoli, e la perdita di carbonio organico, che interessa il 14% delle superfici analizzate. La riduzione del carbonio organico è particolarmente preoccupante perché il suolo rappresenta uno dei più importanti serbatoi naturali di carbonio e svolge un ruolo fondamentale nella fertilità, nella regolazione del ciclo dell’acqua e nella mitigazione dei cambiamenti climatici.
Diciannove indicatori per misurare il degrado
Il nuovo Dashboard integra 19 indicatori che descrivono nove diversi processi di degrado del suolo. Tra questi figurano le diverse forme di erosione (acqua, vento, lavorazioni agricole, raccolta e incendi), l’inquinamento da metalli pesanti, gli squilibri dei nutrienti, la perdita di carbonio organico, la perdita di biodiversità, la compattazione, la salinizzazione, la perdita dei suoli organici e l’impermeabilizzazione. Per stabilire se un terreno possa essere considerato degradato, i ricercatori hanno applicato criteri e soglie comuni validi per tutta l’Unione europea.
Cambiamenti climatici e urbanizzazione aggravano il problema
Le prospettive per il futuro non sono incoraggianti. Secondo le proiezioni riportate dallo studio, quattro dei processi di degrado analizzati potrebbero intensificarsi nei prossimi decenni, spinti dagli effetti dei cambiamenti climatici, dalle pratiche agricole non sostenibili, dai cambiamenti nell’uso del suolo e dalla crescente urbanizzazione. Per questo motivo gli esperti del Jrc sottolineano la necessità di continuare a investire nella ricerca e nel monitoraggio, ma soprattutto di accelerare l’adozione di pratiche di gestione sostenibile del territorio.
L’obiettivo è arrivare a suoli sani entro il 2050
Il Dashboard rappresenta solo il primo passo di un sistema destinato ad ampliarsi. Nei prossimi anni il progetto dell’EU Soil Observatory (EUSO) sarà arricchito con nuovi indicatori, con l’analisi delle tendenze temporali e con un vero e proprio Soil Health Index, uno strumento che consentirà di valutare in modo ancora più completo lo stato di salute dei terreni europei. L’obiettivo finale è sostenere le politiche europee per raggiungere suoli sani entro il 2050, una condizione ritenuta essenziale non solo per la produzione alimentare, ma anche per la tutela della biodiversità, la sicurezza idrogeologica e la lotta ai cambiamenti climatici.
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