Nel primo semestre 2026 le prenotazioni salgono a 14,9 milioni. Migliora il rispetto dei tempi per visite ed esami, soprattutto nelle classi urgenti e brevi. Ma la possibilità di accedere alle cure nei tempi previsti continua a dipendere dalla Regione di residenza, dal tipo di prestazione e dalla priorità assegnata
Più prestazioni erogate, una quota maggiore di visite ed esami garantiti entro i tempi previsti e oltre 1,6 milioni di prestazioni in più assicurate nei tempi di garanzia rispetto all’anno precedente. È il quadro che emerge dal primo Bollettino AGENAS sul monitoraggio delle liste d’attesa, il nuovo strumento trimestrale alimentato dai dati della Piattaforma nazionale delle liste di attesa.
I numeri indicano un miglioramento, ma raccontano anche una realtà ancora fortemente disomogenea. Per i cittadini, infatti, ottenere una visita specialistica o un esame diagnostico entro i tempi stabiliti continua a non essere un diritto garantito nello stesso modo su tutto il territorio nazionale.
Il Numero 0 confronta il primo semestre del 2026 con lo stesso periodo del 2025 e prende in esame le prenotazioni relative a 14 tipologie di prime visite specialistiche e 22 esami diagnostici previsti dal Piano nazionale di governo delle liste di attesa. Il monitoraggio valuta il rispetto dei tempi massimi associati alle quattro classi di priorità: urgente, breve, differita e programmata.
La pubblicazione periodica di questi dati rappresenta un passaggio rilevante anche sul piano della trasparenza. Rendere visibili risultati, criticità e differenze territoriali consente infatti ai cittadini, alle associazioni dei pazienti e alle organizzazioni civiche di valutare la capacità dei sistemi sanitari regionali di garantire concretamente l’accesso alle cure.
Quasi 15 milioni di prenotazioni in sei mesi
Tra gennaio e giugno 2026 le prenotazioni sono passate da 13,3 a 14,9 milioni. Nel dettaglio, sono state registrate 8,4 milioni di prime visite e 6,6 milioni di esami diagnostici.
Aumentano anche le prestazioni programmate nel fine settimana: le prenotazioni da effettuare il sabato o la domenica sono salite da 330 mila nel primo semestre 2025 a 357 mila nello stesso periodo del 2026.
L’incremento dei volumi si accompagna a un miglioramento della capacità di rispettare i tempi di garanzia. Per le prime visite, la percentuale di prestazioni erogate entro le soglie previste sale dal 76,4% al 78,5%. Per gli esami diagnostici passa invece dall’82,8% all’84,6%.
In termini assoluti, nel primo semestre 2026 sono state garantite entro i tempi 6,6 milioni di prime visite, 757 mila in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Gli esami diagnostici eseguiti entro le soglie sono invece aumentati di 867 mila, passando da 4,7 a 5,5 milioni. Complessivamente, oltre 1,6 milioni di prestazioni in più sono state assicurate entro i tempi previsti.
Il dato positivo non deve tuttavia far dimenticare la quota di cittadini che continua a ricevere una prestazione oltre i limiti stabiliti. Dietro ogni percentuale di mancato rispetto dei tempi vi sono persone costrette ad attendere, a rinviare approfondimenti diagnostici o, quando possono permetterselo, a rivolgersi al privato.
Migliorano soprattutto le prestazioni urgenti
I progressi più rilevanti riguardano le classi di priorità urgente e breve.
Per le prime visite urgenti, da effettuare entro tre giorni, il rispetto dei tempi cresce dal 77,7% all’81%. Quelle in classe breve, da garantire entro dieci giorni, passano dal 77,3% all’80,2%.
Migliorano anche le visite differibili, da erogare entro 30 giorni, che salgono dal 70% al 73,3%. Restano invece sostanzialmente stabili, all’84,3%, le prestazioni programmate entro 120 giorni.
Una tendenza analoga si osserva per gli esami diagnostici. La quota di prestazioni urgenti effettuate entro tre giorni passa dal 73,2% al 76,4%, mentre quelle brevi salgono dal 75,9% al 77,6%.
Per gli esami differibili, il rispetto del limite di 60 giorni cresce dall’82,8% all’85,1%. Le prestazioni programmabili entro 120 giorni aumentano invece dall’85,4% all’86,8%.
Il miglioramento nelle classi più urgenti è particolarmente significativo perché riguarda pazienti per i quali il fattore tempo può incidere direttamente sul percorso diagnostico e terapeutico. Resta però ancora una quota rilevante di prestazioni urgenti e brevi che non viene garantita entro i limiti previsti.
Visite oncologiche sopra il 95%, recuperano dermatologia e colonscopia
Tra le prime visite, quelle oncologiche presentano il dato più elevato: nel primo semestre 2026 il 95,2% è stato garantito entro i tempi, rispetto al 94,2% dell’anno precedente.
Migliorano anche le visite gastroenterologiche, dal 70,8% al 74,7%, quelle pneumologiche, dal 77,7% all’80,9%, e quelle fisiatriche, dal 78,5% all’82,7%.
L’aumento più consistente riguarda tuttavia la visita dermatologica, che passa dal 65,5% al 70,2%. Nonostante il recupero, questa prestazione continua a collocarsi tra quelle con le percentuali più basse di rispetto dei tempi.
Tra gli esami diagnostici, il miglioramento più marcato interessa la colonscopia: la quota di prestazioni effettuate entro le soglie previste sale dal 60,8% al 69,8%.
La gastroscopia passa dal 66,4% al 71,9%, l’ecografia mammaria dal 78% all’81,6% e la mammografia dall’86,1% all’89%. In controtendenza la risonanza magnetica del tronco encefalico, che registra una lieve flessione dall’83,9% all’81,9%.
La forte variabilità tra le diverse prestazioni mostra come il problema delle liste d’attesa non possa essere affrontato soltanto in termini generali. Le criticità cambiano in base alla specialità, al territorio e alla capacità dei servizi di rispondere ai bisogni reali della popolazione.
Il nodo dei divari regionali
Il miglioramento nazionale non cancella le differenze territoriali. Per le prime visite, sette Regioni mantengono livelli elevati di rispetto dei tempi già raggiunti nel 2025, mentre Liguria e Lombardia mostrano progressi significativi.
Emilia-Romagna, Piemonte e Provincia autonoma di Bolzano migliorano pur restando sotto la soglia dell’80%. Abruzzo, Sicilia, Sardegna e Provincia autonoma di Trento registrano invece un peggioramento rispetto al primo semestre dell’anno precedente.
In cinque Regioni la percentuale di prime visite erogate entro i tempi resta inferiore al 70%, sebbene in Friuli-Venezia Giulia, Puglia e Umbria emergano segnali di recupero.
Per gli esami diagnostici, dieci Regioni confermano valori superiori all’80%. Anche in questo ambito Liguria e Lombardia migliorano in maniera significativa, mentre il Friuli-Venezia Giulia passa dal 76,1% all’80,4%.
Provincia autonoma di Trento, Puglia, Sardegna e Umbria registrano progressi pur restando sotto l’80%. Peggiorano invece Abruzzo, Sicilia e Valle d’Aosta.
È proprio sul terreno delle differenze territoriali che il bollettino assume il suo valore più rilevante per l’advocacy. I dati confermano infatti che il luogo di residenza continua a influenzare concretamente la possibilità di accedere a visite ed esami nei tempi previsti.
La riduzione dei divari tra Regioni non è quindi soltanto un obiettivo organizzativo, ma una condizione necessaria per rendere effettivo il principio di universalità del Servizio sanitario nazionale.
Classi di priorità, prescrizioni ancora troppo disomogenee
Uno degli aspetti più critici evidenziati dal bollettino riguarda l’appropriatezza prescrittiva. L’attribuzione delle classi di priorità varia sensibilmente tra le Regioni e può incidere direttamente sia sull’organizzazione delle agende sia sui risultati del monitoraggio.
In particolare, la quota di prescrizioni collocate nella classe P, programmabile entro 120 giorni, raggiunge l’87,7% in Basilicata, l’84,4% in Campania, il 75,1% in Molise e il 69,7% in Calabria.
Secondo AGENAS, questa eterogeneità rende necessario intervenire per riequilibrare l’attribuzione delle priorità e migliorare l’appropriatezza delle prescrizioni.
Il tema riguarda direttamente i pazienti. Una classe di priorità non coerente con il bisogno clinico può infatti tradursi in un’attesa più lunga, in un ritardo diagnostico o in un percorso di cura meno tempestivo.
Per questo, l’appropriatezza prescrittiva non dovrebbe essere letta soltanto come una questione tecnica. Servono criteri omogenei, formazione dei professionisti e strumenti di verifica capaci di garantire che la priorità assegnata rispecchi realmente le condizioni della persona.
Toscana, l’intelligenza artificiale per ridurre le richieste inappropriate
Il bollettino dedica una sezione alle buone pratiche regionali potenzialmente replicabili.
In Toscana sono stati analizzati, anche attraverso strumenti di intelligenza artificiale, i quesiti diagnostici contenuti in circa 350 mila prescrizioni di prima visita dermatologica.
Dall’analisi è emerso che circa un terzo delle richieste riguardava la valutazione di nei non sospetti. La Regione ha quindi ridefinito i criteri di accesso e i raggruppamenti di attesa omogenei per la dermatologia.
La misura avrebbe determinato, nell’ultimo trimestre osservato, una riduzione del 5% delle prescrizioni rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a quasi 3 mila ricette in meno. Nello stesso periodo, la quota di visite dermatologiche garantite entro i tempi è aumentata dal 60,5% al 63,1%.
L’esperienza mostra come l’analisi dei dati possa contribuire a migliorare l’appropriatezza e a liberare risorse per i pazienti che presentano bisogni più urgenti. L’utilizzo di strumenti tecnologici richiede però trasparenza, controllo umano e una valutazione costante degli effetti sui percorsi di accesso.
Piemonte, gli slot inutilizzati vengono riassegnati automaticamente
Il Piemonte ha invece introdotto algoritmi per ottimizzare l’utilizzo delle agende.
Una funzione consente alle richieste con priorità più elevata di utilizzare automaticamente gli slot rimasti liberi e inizialmente riservati a classi meno urgenti. Il sistema risulta attivo sul 97% delle agende.
Un secondo meccanismo rende disponibili a tutti gli assistiti, 48 o 72 ore prima dell’appuntamento, le fasce orarie riservate che non risultano ancora occupate. In questo modo si riduce il rischio che gli slot restino inutilizzati.
Secondo il bollettino, grazie a queste soluzioni il Piemonte ha portato la performance delle prenotazioni in classe breve da valori vicini al 50% a percentuali superiori al 95% nell’arco di tre anni.
La riassegnazione automatica degli appuntamenti può rappresentare una risposta concreta al problema degli slot inutilizzati. Perché questi strumenti producano un beneficio reale per i cittadini, è però necessario che siano accompagnati da sistemi di prenotazione accessibili, informazioni chiare e modalità efficaci di comunicazione con gli utenti.
Trasparenza dei dati, il prossimo aggiornamento a ottobre
Il bollettino nasce con l’obiettivo di fornire ai cittadini una fotografia periodica e confrontabile dell’andamento delle liste d’attesa, mostrando sia i miglioramenti sia le criticità sulle quali intervenire.
I dati indicano una crescita dell’attività e un recupero nel rispetto delle soglie, ma confermano anche che la possibilità di ottenere una visita o un esame nei tempi previsti continua a dipendere in misura rilevante dalla Regione di residenza, dal tipo di prestazione e dalla classe di priorità attribuita.
La pubblicazione dei dati rappresenta quindi un primo passo, ma non può essere considerata un punto di arrivo. Per trasformare il monitoraggio in uno strumento effettivo di tutela servono dati sempre più dettagliati, confrontabili e accessibili, insieme a meccanismi chiari di responsabilità e intervento nelle realtà che presentano le maggiori criticità.
Sarà inoltre importante coinvolgere le associazioni dei pazienti e le organizzazioni civiche nella lettura dei risultati e nella valutazione delle misure adottate. L’esperienza diretta delle persone che affrontano ritardi, rinvii e difficoltà di prenotazione può infatti integrare i dati quantitativi e contribuire a individuare problemi che le sole percentuali non riescono a descrivere.
Il prossimo bollettino AGENAS è previsto per ottobre 2026 e conterrà l’aggiornamento dei dati al 30 settembre. Sarà un nuovo banco di prova per verificare se i miglioramenti registrati saranno consolidati e se le Regioni con le performance più critiche avranno avviato interventi capaci di rendere più equo l’accesso alle cure.