Uno studio che ha seguito per 34 anni persone nate molto prematuramente o con peso molto basso alla nascita mostra che la maggior parte raggiunge una buona integrazione sociale e lavorativa
Essere nati molto prematuri non significa essere destinati a una vita di difficoltà. Per la maggior parte di queste persone, l’età adulta è caratterizzata da relazioni soddisfacenti, un lavoro e una buona qualità della vita. Tuttavia, circa un quinto continua a sperimentare problemi persistenti sul piano economico, lavorativo e sociale. È il quadro che emerge da uno dei più lunghi studi di follow-up mai condotti su questa popolazione, pubblicato sulla rivista Child Development, che ha seguito dalla nascita fino ai 34 anni centinaia di persone nate molto prematuramente o con peso molto basso alla nascita. La ricerca, coordinata dalla University of Warwick, aggiunge un tassello importante alla conoscenza degli effetti a lungo termine della prematurità e individua nello sviluppo cognitivo durante l’infanzia il principale fattore in grado di prevedere il percorso di vita in età adulta.
Uno studio lungo oltre tre decenni
I ricercatori hanno analizzato i dati della Bavarian Longitudinal Study, una coorte composta da 416 partecipanti, seguiti dalla nascita fino ai 34 anni. Di questi, 214 erano nati molto prematuramente, cioè prima della 32ª settimana di gestazione, oppure con un peso inferiore ai 1.500 grammi. Nel corso dello studio sono stati valutati numerosi aspetti della vita adulta, tra cui la situazione economica, l’inserimento lavorativo, le relazioni con partner, familiari e amici e la soddisfazione generale per la propria vita.
Oltre la metà conduce una vita piena e soddisfacente
L’analisi ha permesso di identificare tre diversi profili di funzionamento nell’età adulta. Il 56% delle persone nate molto prematuramente è risultato appartenere al gruppo con il miglior funzionamento: relazioni sociali stabili, buona integrazione nella vita quotidiana e una situazione economica soddisfacente. Tra i nati a termine la quota saliva al 74%. Un ulteriore 26% presentava un funzionamento intermedio, con condizioni di vita complessivamente positive ma maggiori difficoltà nelle relazioni sentimentali e minori risultati dal punto di vista economico. Il restante 18%, invece, mostrava un quadro caratterizzato da persistenti difficoltà lavorative, economiche e relazionali. Una percentuale nettamente superiore rispetto all’1,5% osservato tra i coetanei nati a termine. “I dati mostrano che poco più della metà degli adulti nati molto prematuri o con peso molto basso alla nascita presenta un funzionamento ottimale nella vita adulta, mentre il 18% manifesta difficoltà significative – spiega Elif Gonen, del Dipartimento di Psicologia della University of Warwick -. Le persone appartenenti al gruppo con i peggiori risultati riferiscono anche livelli di soddisfazione della vita decisamente inferiori”.
Il QI a otto anni predice il futuro
Per comprendere quali fattori fossero in grado di influenzare il percorso di vita, gli autori hanno preso in considerazione numerose variabili raccolte durante l’infanzia: gravità della prematurità, sesso, autocontrollo, qualità delle cure genitoriali, relazioni con i coetanei, condizioni economiche familiari e clima domestico. Molti di questi elementi risultavano associati agli esiti in età adulta quando analizzati singolarmente. Tuttavia, una volta valutati insieme, è emerso un unico fattore capace di prevedere in modo indipendente il rischio di sviluppare difficoltà persistenti: il quoziente intellettivo misurato all’età di otto anni. Secondo lo studio, un incremento di 15 punti di QI, pari grosso modo alla differenza media osservata tra bambini nati molto prematuri e bambini nati a termine, si associava a una riduzione del 79% del rischio di sviluppare gravi difficoltà economiche e sociali nell’età adulta.
Lo sviluppo cognitivo può essere sostenuto
“Per decenni ci è stato chiesto se i bambini nati molto prematuri fossero destinati ad avere problemi per tutta la vita – osserva Dieter Wolke, coordinatore dello studio – . I nostri risultati offrono una risposta incoraggiante ma anche realistica. La maggior parte conduce una vita piena, con lavoro, relazioni e amicizie simili a quelle dei coetanei. Esiste però una minoranza significativa che continua a vivere situazioni difficili e percepisce una qualità della vita insoddisfacente”. L’aspetto più importante, sottolinea il ricercatore, è che lo sviluppo cognitivo non rappresenta un destino già scritto. “Le capacità cognitive rispondono all’ambiente in cui il bambino cresce. Investire precocemente nel sostegno alle competenze cognitive, attraverso una genitorialità positiva e una buona qualità dell’istruzione, potrebbe modificare in modo sostanziale il percorso di vita di questi bambini nei decenni successivi”.
Dalla sopravvivenza alla qualità della vita
Negli ultimi decenni i progressi dell’assistenza neonatale hanno profondamente cambiato la prognosi dei neonati molto prematuri. Oggi, ricordano gli autori, circa il 95% di questi bambini sopravvive. La nuova sfida, quindi, non è più soltanto garantire la sopravvivenza, ma favorire il miglior sviluppo possibile durante l’infanzia. Secondo i ricercatori, interventi precoci rivolti alle capacità cognitive, al sostegno delle famiglie e alla qualità dell’istruzione potrebbero migliorare non solo la qualità della vita delle persone nate molto prematuramente, ma offrire benefici anche ai bambini nati a termine, contribuendo a costruire percorsi di salute e benessere che durano per tutta la vita.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato