Salute 20 Luglio 2026 10:18

Rarissima incompatibilità immunologica madre-feto, la terapia che ha salvato il piccolo Filippo

Una terapia con immunoglobuline somministrata per tutta la gravidanza ha permesso la nascita di Filippo, dopo che la madre aveva perso un figlio a causa della Gald, una rarissima malattia gestazionale

di I.F.
Rarissima incompatibilità immunologica madre-feto, la terapia che ha salvato il piccolo Filippo

Una gravidanza segnata dal dolore si è trasformata in una storia di speranza grazie a un trattamento disponibile solo in pochissimi centri. All’ospedale Sant’Anna della Città della Salute e della Scienza di Torino una donna di 30 anni è riuscita a dare alla luce un bambino sano dopo aver perso, nella precedente gravidanza, un figlio a causa della Gestational Alloimmune Liver Disease (Gald), una rarissima patologia gestazionale caratterizzata da un’incompatibilità immunologica tra madre e feto. Il piccolo Filippo è nato il 23 giugno scorso con un taglio cesareo programmato alla 32esima settimana di gravidanza. Gli esami effettuati dopo la nascita hanno escluso qualsiasi danno al fegato, confermando il successo del percorso terapeutico.

Che cos’è la Gald

La Gald è una malattia estremamente rara nella quale il sistema immunitario materno produce anticorpi che attaccano il fegato del feto durante la gravidanza. Il danno epatico può evolvere rapidamente fino a provocare insufficienza multiorgano e, nella maggior parte dei casi, la morte del feto o del neonato se non si interviene tempestivamente. La patologia presenta inoltre un rischio molto elevato di ripresentarsi nelle gravidanze successive, con una probabilità che può arrivare fino al 90%.

La perdita del primo figlio e la nuova possibilità

La storia di Federica era iniziata nell’estate del 2025, quando all’ottavo mese di gravidanza un controllo di routine aveva evidenziato una grave sofferenza fetale, rendendo necessario un cesareo d’urgenza. Il neonato era nato in condizioni critiche e, nonostante le cure intensive, era deceduto dopo pochi giorni a causa di una gravissima insufficienza epatica e renale. Solo gli approfondimenti diagnostici successivi hanno consentito di identificare la Gald come causa della malattia. Di fronte all’elevato rischio che la stessa condizione potesse ripresentarsi in una nuova gravidanza, l’équipe multidisciplinare del Sant’Anna ha proposto alla coppia una strategia terapeutica descritta nella letteratura scientifica internazionale e sperimentata soltanto in un numero limitato di centri specialistici.

Una terapia con immunoglobuline per proteggere il feto

Dall’inizio del secondo trimestre di gravidanza Federica è stata seguita dall’Ambulatorio Gravidanze a rischio e sottoposta, una volta alla settimana, a infusioni endovenose di immunoglobuline umane, associate a un monitoraggio costante delle sue condizioni e di quelle del bambino. Si tratta di un trattamento complesso che richiede lunghe sedute ospedaliere e che, pur rappresentando oggi la principale opzione terapeutica disponibile, non offre la certezza del successo. Un’ulteriore difficoltà è rappresentata dal fatto che un eventuale danno epatico fetale non può essere identificato precocemente con strumenti diagnostici specifici durante la gravidanza.

La nascita di Filippo

Per ridurre il rischio di possibili complicanze, i medici hanno deciso di anticipare il parto alla 32esima settimana, valutando attentamente il rapporto tra i benefici della permanenza in utero e quelli della nascita prematura. Dopo il cesareo, il neonato è stato affidato alle cure della Neonatologia e della Terapia intensiva neonatale dell’ospedale. Gli accertamenti hanno confermato l’assenza di lesioni epatiche dovute alla risposta immunitaria materna, permettendo così di scrivere il lieto fine di una vicenda che, fino a pochi mesi prima, sembrava destinata a ripetersi. Secondo la direzione dell’Azienda ospedaliera, il risultato è stato possibile grazie al lavoro coordinato di ginecologi, neonatologi e specialisti coinvolti nel percorso assistenziale, oltre che alla determinazione della coppia nell’affrontare una nuova gravidanza nonostante il precedente drammatico evento

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