Sanità 17 Luglio 2026 15:11

Autonomia differenziata in sanità, FNOMCeO: «Prima rendere uguali le opportunità di cura»

Il Presidente Anelli propone un Fondo nazionale per ridurre i divari territoriali. Al centro del confronto gli schemi di intesa preliminare con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto

di CDRR
Autonomia differenziata in sanità, FNOMCeO: «Prima rendere uguali le opportunità di cura»

Prima di attribuire alle Regioni ulteriori competenze in materia sanitaria è necessario assicurare ai cittadini le stesse opportunità di cura, indipendentemente dal luogo in cui vivono. È la posizione espressa dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri nel dibattito sull’autonomia differenziata.

Le Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato stanno esaminando gli schemi di intesa preliminare tra il Governo e Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Per ciascuna Regione, una parte del confronto riguarda la tutela della salute e il coordinamento della finanza pubblica.

La procedura si inserisce nel percorso previsto dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e dalla legge n. 86 del 2024. Non si tratta ancora dell’approvazione delle intese definitive: gli atti sono sottoposti all’esame parlamentare preliminare previsto dalla normativa.

Il timore di nuovi divari tra i territori

Secondo il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, il trasferimento di ulteriori competenze potrebbe accentuare differenze già presenti tra i sistemi sanitari regionali.

La preoccupazione espressa dalla Federazione non riguarda il principio dell’autonomia in sé, ma la possibilità che Regioni dotate di maggiori risorse economiche e organizzative riescano a rafforzare ulteriormente la propria offerta, mentre i territori più fragili incontrino maggiori difficoltà nel garantire servizi adeguati.

Il punto centrale resta l’effettiva uniformità dei Livelli essenziali di assistenza. Per la FNOMCeO, la residenza non può determinare la qualità e la tempestività delle cure ricevute da una persona.

La Federazione richiama, in particolare, gli articoli 3 e 32 della Costituzione: il principio di uguaglianza e la tutela della salute come diritto fondamentale devono continuare a rappresentare il riferimento di qualsiasi riassetto delle competenze istituzionali.

La proposta di un Fondo nazionale per l’uguaglianza nella salute

Per accompagnare il percorso dell’autonomia differenziata, la FNOMCeO propone l’istituzione di un Fondo nazionale per l’uguaglianza nella salute, affidato al Ministero della Salute.

Lo strumento dovrebbe avere una funzione permanente di perequazione, sostenendo le Regioni che presentano maggiori difficoltà sul piano dei servizi, delle infrastrutture, delle reti assistenziali e della disponibilità di professionisti sanitari.

Secondo Anelli, infatti, non è sufficiente definire quali prestazioni debbano essere garantite. Occorre anche mettere tutti i territori nelle condizioni finanziarie, organizzative e professionali di erogarle.

La proposta è accompagnata dalla richiesta di rafforzare il ruolo del Ministero della Salute. Oltre al monitoraggio dei divari regionali e alla verifica dell’erogazione dei Lea, il dicastero dovrebbe disporre di strumenti effettivi per intervenire quando le differenze territoriali mettono a rischio l’universalità del Servizio sanitario nazionale.

Professioni sanitarie e qualità delle cure

Un altro tema indicato dalla Federazione riguarda la disciplina delle professioni sanitarie. La FNOMCeO ritiene necessario mantenere standard nazionali omogenei per la formazione, la qualità professionale e la sicurezza delle cure.

L’autonomia, nella posizione dei medici, può incidere sull’organizzazione dei servizi, ma non dovrebbe modificare il livello di tutela riconosciuto ai cittadini.

Per i pazienti la questione è concreta: tempi di attesa, disponibilità di specialisti, accesso alle tecnologie, reti per le patologie complesse e continuità assistenziale presentano già oggi differenze significative da un territorio all’altro.

Il confronto parlamentare dovrà quindi chiarire non soltanto quali competenze possano essere trasferite, ma anche quali garanzie saranno introdotte per evitare che il diritto alla salute assuma intensità diverse nelle diverse aree del Paese.