Uno studio pubblicato su Scientific Reports propone un nuovo parametro basato su fisica e geometria che potrebbe superare i limiti dell’indice di massa corporea e funzionare anche nei neonati.
Un nuovo parametro potrebbe superare i limiti dell’indice di massa corporea (IMC), utilizzato da quasi due secoli per classificare il peso delle persone in rapporto all’altezza. Si tratta del Consistent Body Mass Index (CBMI), un indice sviluppato da un gruppo di ricercatori attraverso un approccio basato su fisica e geometria del corpo umano. Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, propone di abbandonare l’assunto secondo cui il peso corporeo sarebbe proporzionale al quadrato dell’altezza, alla base dell’IMC tradizionale, e considera invece una relazione con il cubo dell’altezza, più coerente con una struttura tridimensionale come il corpo umano.
I ricercatori hanno testato il nuovo modello su 400 partecipanti di Istanbul, con età compresa tra neonati di un giorno e adulti di 75 anni. Il CBMI ha mostrato una correlazione più forte con le caratteristiche corporee rispetto all’IMC standard, con un coefficiente di correlazione complessivo (r) pari a 0,837.
Dalla geometria del corpo alla ricerca di un indicatore più preciso
L’IMC, calcolato dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza in metri, è ancora oggi uno degli strumenti più utilizzati per identificare condizioni di sottopeso, normopeso, sovrappeso e obesità. Tuttavia, negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato i suoi limiti: il parametro non distingue tra massa grassa e massa muscolare, può produrre valutazioni poco accurate nelle persone molto alte o molto basse e non tiene adeguatamente conto delle differenze legate all’età e alla composizione corporea. Per questo motivo la comunità scientifica ha iniziato a cercare indicatori alternativi. Tra questi è stato proposto l’indice di massa triponderale (ITM), che sostituisce l’altezza al quadrato con l’altezza al cubo, cercando di adattarsi meglio alla crescita e alle proporzioni corporee. Tuttavia, anche questo approccio non ha mostrato una validità uniforme in tutte le fasce d’età.
Un altro parametro sempre più utilizzato è la circonferenza della vita, considerata un importante indicatore del rischio metabolico. Secondo un gruppo di esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità, insieme al rapporto vita-fianchi, può aiutare a prevedere la probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete e alcune forme di tumore. Anche questo indicatore, però, presenta dei limiti: un valore assoluto della circonferenza vita può avere significati diversi a seconda della corporatura e delle dimensioni della persona.
Il nuovo studio ha cercato quindi di integrare questi elementi attraverso un modello matematico capace di considerare contemporaneamente peso, altezza e forma corporea. I ricercatori hanno utilizzato il rapporto tra circonferenza vita e altezza (w/h), una misura indipendente dalle unità di misura che permette di confrontare la larghezza del corpo con la sua lunghezza. A questo parametro è stato aggiunto un nuovo elemento, chiamato fattore di forma (a), pensato per correggere il fatto che il corpo umano non è un cilindro perfetto.
Test su neonati, bambini e adulti: il CBMI mostra maggiore coerenza
Per verificare il funzionamento del nuovo indice, gli scienziati hanno coinvolto quattro gruppi composti ciascuno da 100 partecipanti: uomini adulti, donne adulte, bambini e bambine. Per ogni persona sono state raccolte tre misure fondamentali: peso corporeo, altezza e circonferenza della vita.
Attraverso il metodo matematico dei minimi quadrati, i ricercatori hanno confrontato la capacità del CBMI di rappresentare le dimensioni corporee rispetto all’IMC tradizionale e all’indice di massa triponderale. Il nuovo parametro ha mostrato una maggiore stabilità tra gruppi diversi, con risultati particolarmente positivi nei bambini e nei neonati, mentre la correlazione è risultata più debole negli uomini adulti.
Sulla base dei risultati ottenuti, il team ha sviluppato nuove possibili soglie di classificazione per distinguere condizioni di peso normale, sovrappeso e obesità. Gli autori sottolineano però che questi valori non possono ancora essere considerati definitivi: serviranno ulteriori studi su popolazioni più ampie e diversificate prima di un eventuale utilizzo nella pratica clinica.
Un possibile futuro strumento per valutare il rischio metabolico
Secondo i ricercatori, il vantaggio principale del CBMI è quello di partire da un principio fisico più coerente con la struttura del corpo umano. Mentre l’IMC considera il peso come proporzionale alla superficie corporea, il nuovo indice tiene conto del fatto che il volume corporeo cresce in relazione al cubo dell’altezza.
Il modello potrebbe rappresentare un passo avanti soprattutto nella valutazione dei bambini, una categoria nella quale l’IMC presenta difficoltà interpretative perché il corpo cambia rapidamente durante la crescita. La forte correlazione osservata nei partecipanti più giovani suggerisce che il CBMI possa descrivere meglio le variazioni delle proporzioni corporee nelle diverse fasi dello sviluppo.
Gli autori precisano inoltre che, anche se apparentemente il nuovo indice non sembra privo di dimensioni fisiche, diventa una misura indipendente dalle unità quando viene integrato con il concetto di densità corporea. Questo aspetto potrebbe renderlo più adatto a confrontare individui con caratteristiche fisiche differenti.
Il CBMI non nasce quindi come semplice sostituto matematico dell’IMC, ma come tentativo di costruire un indicatore più vicino alla reale complessità del corpo umano. Prima di una possibile adozione nella medicina e nella sanità pubblica saranno comunque necessari studi epidemiologici più estesi, capaci di verificare il rapporto tra questo nuovo indice e gli effettivi rischi per la salute, come diabete, malattie cardiovascolari e altre patologie associate all’eccesso di peso.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato