Gli autori denunciano la presenza diffusa di miscele di sostanze, PFAS e interferenti endocrini e chiedono di non indebolire la normativa europea
Le fragole sono tra i frutti più consumati in Europa, soprattutto dai bambini, ma potrebbero rappresentare anche una delle principali fonti di esposizione a miscele di pesticidi. A sostenerlo è il nuovo report “European strawberries extensively contaminated with PFAS or endocrine disrupting pesticide residues”, realizzato da PAN Europe insieme alle organizzazioni della coalizione Pesticide Action Network, tra cui Greenpeace Italia, e diffuso in concomitanza con l’avvio del dibattito al Parlamento europeo sul cosiddetto pacchetto Omnibus, che secondo gli ambientalisti rischia di allentare le regole sull’impiego dei fitofarmaci. L’indagine ha preso in esame 41 campioni di fragole raccolti in 11 Paesi dell’Unione europea – 36 provenienti da agricoltura convenzionale, quattro biologici e uno certificato come “senza residui” – con l’obiettivo dichiarato di richiamare l’attenzione sul fenomeno della contaminazione da pesticidi. Gli stessi autori precisano, tuttavia, che il campione non è rappresentativo dell’intera produzione europea, ma intende evidenziare criticità che, a loro giudizio, meritano maggiore attenzione da parte delle autorità regolatorie.
Residui multipli nel 61% dei campioni
Il dato che emerge con maggiore evidenza riguarda la presenza contemporanea di più sostanze. Secondo il report, il 78% delle fragole convenzionali conteneva almeno un residuo di pesticida e il 61% presentava due o più residui, con una media di 3,5 principi attivi per campione. Complessivamente sono state individuate 22 diverse sostanze attive, mentre tutti i campioni biologici analizzati sono risultati privi di residui quantificabili. Tra i pesticidi rilevati più frequentemente figurano fludioxonil e cyprodinil, fungicidi che il report indica come interferenti endocrini sulla base delle valutazioni dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Più della metà dei campioni (56%) conteneva inoltre almeno una sostanza appartenente alla categoria europea dei “Candidates for Substitution”, ossia pesticidi considerati più problematici e che la normativa europea prevede vengano progressivamente sostituiti con alternative meno pericolose.
PFAS nel 58% dei campioni
Un altro elemento centrale del rapporto riguarda i pesticidi appartenenti alla famiglia dei PFAS. Secondo PAN Europe, il 58% dei campioniconteneva almeno un pesticida PFAS e in alcuni casi ne sono stati rilevati fino a tre nello stesso campione. Gli autori richiamano in particolare l’attenzione sul possibile contributo di queste sostanze alla formazione dell’acido trifluoroacetico (TFA), un composto molto persistente nell’ambiente, chiedendo un approccio regolatorio più restrittivo.
Il caso italiano
Per quanto riguarda l’Italia, il report ha analizzato cinque campioni di fragole convenzionali. La contaminazione media è risultata pari a 2,4 residui per campione, con un massimo di sei sostanze rilevate nello stesso prodotto. Secondo Greenpeace Italia, quattro campioni contenevano almeno un pesticida PFAS, due almeno un pesticida neurotossico e quattro non avrebbero rispettato i limiti previsti per gli alimenti destinati ai neonati. Di contro, il campione di fragole biologiche italiane acquistato in Austria è risultato privo di residui quantificabili.
Greenpeace: “Non indebolire le regole”
“I risultati delle analisi svolte sulle fragole europee e italiane sono allarmanti”, afferma Simona Savini, della campagna Agricoltura di Greenpeace Italia. “I consumatori devono sapere che le miscele di pesticidi non vengono prese in considerazione dalle autorità di regolamentazione e che le regole per il loro utilizzo rischiano di essere indebolite”. Secondo Greenpeace, i risultati dimostrano anche che un’alternativa è possibile. Nei campioni provenienti da Francia e Paesi Bassi, dove vengono promosse tecniche agricole a minore impiego di pesticidi, la presenza di residui è risultata sensibilmente inferiore rispetto ad altri Paesi, mentre tutti i campioni biologici sono risultati privi di pesticidi quantificabili. L’associazione chiede quindi al Parlamento europeo di non approvare modifiche normative che possano ridurre il livello di tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
Il nodo dell’effetto “cocktail”
Il cuore del dibattito, tuttavia, non riguarda tanto il superamento dei limiti di legge dei singoli pesticidi, quanto la possibile esposizione contemporanea a più sostanze. Gli autori del rapporto sostengono infatti che oggi la valutazione del rischio europeo si basi prevalentemente sui singoli principi attivi e chiedono che venga sviluppata una metodologia più efficace per considerare il cosiddetto “effetto cocktail”, cioè i possibili effetti cumulativi derivanti dall’assunzione simultanea di più residui attraverso gli alimenti. Va ricordato, tuttavia, che il documento è un report di advocacy realizzato da organizzazioni ambientaliste e non uno studio scientifico sottoposto a revisione paritaria. Inoltre, la presenza di residui non implica automaticamente un rischio per la salute: nella maggior parte dei casi le concentrazioni rilevate risultano inferiori ai limiti massimi consentiti dalla normativa europea. La questione sollevata dagli autori riguarda piuttosto l’adeguatezza delle attuali procedure di valutazione dell’esposizione cumulativa ai pesticidi.
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