I risultati dello studio EFFORT, presentati alla conferenza europea ONCA 2026, confermano l'efficacia della terapia nutrizionale precoce e personalizzata nei pazienti ricoverati a rischio malnutrizione
La terapia nutrizionale non è un intervento accessorio, ma una cura che può fare la differenza tra la vita e la morte. È il messaggio emerso dalla conferenza europea ONCA 2026 (Optimal Nutritional Care for All), che si è svolta a Parigi e ha riunito professionisti sanitari, società scientifiche, istituzioni e associazioni di pazienti per fare il punto sulle strategie contro la malnutrizione clinica. Al centro del confronto i risultati dello studio EFFORT, che confermano come una terapia nutrizionale individualizzata e avviata precocemente nei pazienti ricoverati a rischio malnutrizione sia in grado di migliorare in modo significativo gli esiti clinici. I dati parlano chiaro: trattare 37 pazienti per 30 giorni consente di prevenire un decesso, mentre intervenire su 25 pazienti evita una complicanza maggiore, come il ricovero in terapia intensiva o gravi eventi cardiovascolari e gastrointestinali.
Lo studio EFFORT: la nutrizione migliora gli esiti clinici
Lo studio EFFORT rappresenta una delle principali evidenze scientifiche a sostegno della nutrizione clinica come parte integrante delle cure. I ricercatori hanno dimostrato che una presa in carico nutrizionale personalizzata, avviata fin dalle prime fasi del ricovero, riduce la mortalità e le complicanze rispetto alla gestione standard dei pazienti malnutriti. Un indicatore particolarmente significativo è il Number Needed to Treat (NNT), ovvero il numero di pazienti che devono essere trattati per ottenere un beneficio clinico. Nel caso della terapia nutrizionale, l’NNT è pari a 37 per prevenire un decesso entro 30 giorni. “Il Number Needed to Treat rappresenta uno degli indicatori più affidabili dell’efficacia di un intervento sanitario – spiega Antonella Lezo, presidente della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (SINPE), che ha partecipato ai lavori della conferenza -. Un NNT pari a 37 colloca la terapia nutrizionale tra gli interventi di maggiore rilevanza clinica. Ancora più significativo è il dato sulle complicanze maggiori: trattando 25 pazienti malnutriti è possibile prevenire un evento grave, come un ricovero in terapia intensiva o importanti complicanze cardiovascolari e gastrointestinali”. Il confronto con altri trattamenti rende ancora più evidente il valore dell’intervento nutrizionale. “Per prevenire un decesso con un farmaco antipertensivo occorre trattare 56 pazienti ad alto rischio cardiovascolare per cinque anni. Numeri che dimostrano come la nutrizione clinica non sia un semplice supporto, ma una vera terapia salvavita”, sottolinea Lezo.
Dalla consapevolezza all’accesso alle cure
L’edizione 2026 di ONCA, intitolata “From Awareness to Access: Delivering Optimal Nutritional Care for Every Patient”, ha ribadito la necessità di trasformare le evidenze scientifiche in politiche sanitarie e percorsi assistenziali concreti. Tra le esperienze più significative presentate durante il meeting figura quella della Francia, dove il Collectif de lutte contre la dénutrition riunisce società scientifiche, professionisti sanitari, associazioni di pazienti e istituzioni all’interno di una struttura stabile riconosciuta a livello nazionale. Il Collectif coordina la Settimana nazionale della denutrizione, sostenuta dal Ministero della Salute francese, e dispone di finanziamenti pubblici dedicati alle attività di sensibilizzazione, formazione degli operatori e promozione delle buone pratiche. “L’esperienza francese dimostra che la lotta alla malnutrizione può diventare una vera priorità di salute pubblica quando esistono una governance chiara, obiettivi condivisi e un dialogo costante con le istituzioni”, osserva Lezo.
Screening precoce e continuità assistenziale
Tra le strategie ritenute più efficaci figurano lo screening nutrizionale sistematico dei pazienti, la presa in carico precoce, la continuità assistenziale tra ospedale e territorio e una maggiore formazione degli operatori sanitari. Secondo la SINPE, si tratta di strumenti che potrebbero contribuire anche in Italia a migliorare la gestione della malnutrizione, una condizione ancora sottodiagnosticata ma associata a un aumento delle complicanze, della durata dei ricoveri e dei costi sanitari.
Il ruolo dei pazienti
Un altro tema centrale emerso dalla conferenza riguarda il coinvolgimento delle associazioni dei pazienti. L’obiettivo è superare la frammentazione delle iniziative e costruire una rappresentanza più forte, capace di promuovere il riconoscimento della terapia nutrizionale come un diritto e come parte integrante di ogni percorso di cura. “La malnutrizione è un problema clinico, sociale ed economico di grande rilevanza – conclude Lezo -. La nutrizione clinica non riguarda soltanto la sopravvivenza, ma anche la possibilità di preservare autonomia, capacità funzionale e qualità della vita. La sfida dei prossimi anni sarà aumentare gli anni vissuti in buona salute, l’healthspan. Per riuscirci servono azioni concrete: rendere sistematico lo screening nutrizionale, sviluppare progetti misurabili, rafforzare la collaborazione con le associazioni dei pazienti, promuovere una ricerca orientata agli esiti clinici e costruire un dialogo stabile con le istituzioni”.
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