Prevenzione 7 Luglio 2026 10:06

Parlare più lingue può mantenere il cervello più giovane

Secondo uno studio presentato al FENS 2026, chi parla due o più lingue mostra un’età cerebrale inferiore rispetto ai monolingui. L’effetto sembra crescere con numero di lingue, fluidità e apprendimento precoce.

di Arnaldo Iodice
Parlare più lingue può mantenere il cervello più giovane

Parlare più di una lingua potrebbe contribuire a rallentare l’invecchiamento cerebrale. È quanto suggerisce una ricerca presentata al Forum 2026 della Federazione delle Società Europee di Neuroscienze (FENS), secondo cui le persone multilingui mostrano un cervello biologicamente più giovane rispetto alla loro età anagrafica. Lo studio è stato presentato dalla Dott.ssa Lucia Amoruso del Centro Basco per la Cognizione, il Cervello e il Linguaggio di San Sebastián, in Spagna, in collaborazione con ricercatori del Latin American Brain Health Institute dell’Universidad Adolfo Ibáñez in Cile, del Cognitive Neuroscience Center dell’Universidad de San Andrés in Argentina e del Global Brain Health Institute del Trinity College di Dublino. La ricerca si concentra sulla connettività cerebrale, cioè sulla capacità delle cellule nervose di comunicare tra loro, un meccanismo che tende a deteriorarsi con l’età. I ricercatori hanno osservato che più lingue una persona parla, più giovane sembra apparire il suo cervello, soprattutto quando l’apprendimento è iniziato presto e la competenza linguistica è elevata.

L’orologio dell’invecchiamento cerebrale

Per misurare questo effetto, i ricercatori hanno analizzato persone provenienti dai Paesi Baschi spagnoli, un contesto in cui sono diffuse diverse combinazioni linguistiche, tra spagnolo, basco, francese e inglese. Il lavoro è partito da un gruppo di 728 partecipanti, utilizzato per costruire un vero e proprio “orologio dell’invecchiamento cerebrale”. Per farlo, il team ha impiegato la magnetoencefalografia, una tecnica che misura l’attività cerebrale attraverso i deboli campi magnetici prodotti dalle cellule nervose quando sono attive.

I dati raccolti sono stati poi elaborati con strumenti di intelligenza artificiale, così da stabilire quale livello di connettività cerebrale ci si possa aspettare normalmente a una certa età. In una fase successiva, questo modello è stato applicato a un secondo gruppo di 144 persone, con l’obiettivo di stimare la loro “età cerebrale” e confrontarla con l’età reale. Il risultato è stato significativo: chi parlava due lingue mostrava un cervello circa 6 anni più giovane rispetto ai monolingui; chi ne parlava tre risultava più giovane di circa 7 anni; chi ne parlava quattro arrivava a mostrare una differenza di circa 13 anni.

Non solo bilingui: conta la profondità dell’esperienza linguistica

Secondo Lucia Amoruso, il dato più interessante non riguarda soltanto la distinzione tra persone bilingui e monolingui, ma la qualità e la durata dell’esperienza linguistica. In altre parole, non basta sapere qualche parola in un’altra lingua: l’effetto sembra aumentare quando la competenza è più solida, l’uso è più frequente e l’apprendimento è iniziato in giovane età.

“In parole semplici, le persone che parlavano più lingue tendevano ad avere un cervello che appariva più giovane di quanto ci si aspetterebbe per la loro età cronologica”, ha spiegato la ricercatrice. L’associazione, quindi, appare graduale: più lingue, maggiore fluidità e più anni di pratica sembrano corrispondere a un rallentamento dell’invecchiamento cerebrale. Una possibile spiegazione è che gestire più lingue richieda al cervello un costante esercizio di controllo, selezione e inibizione: bisogna scegliere il codice linguistico giusto, evitare interferenze e passare da una lingua all’altra quando necessario. Tuttavia, gli autori invitano alla cautela. Lo studio ha tenuto conto di fattori importanti come età, sesso e livello di istruzione, ma non può escludere del tutto l’influenza di altri elementi, come stile di vita, abitudini sociali, attività culturali o livello generale di stimolazione cognitiva. Per questo saranno necessari ulteriori studi, anche su persone con malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Imparare lingue come investimento per la salute del cervello

La ricerca si inserisce in un quadro più ampio: la salute cerebrale dipende da molti fattori, alcuni biologici e altri legati alle abitudini quotidiane. La professoressa Christina Dalla, dell’Università Nazionale e Capodistriana di Atene e presidente del comitato di comunicazione del FENS Forum, pur non avendo partecipato allo studio, ha ricordato che non fumare, seguire un’alimentazione sana, svolgere attività fisica e mantenere una vita sociale e culturale attiva possono aiutare il cervello a invecchiare meglio.

A questi fattori potrebbe aggiungersi anche l’apprendimento linguistico, soprattutto perché rappresenta una forma complessa e continuativa di allenamento mentale. Imparare una seconda, terza o quarta lingua richiede memoria, attenzione, flessibilità e capacità di adattamento. Secondo Dalla, ci sono dunque molte buone ragioni per sostenere lo studio delle lingue a scuola e lungo tutto l’arco della vita: ragioni sociali, culturali e, alla luce di questi dati, anche legate alla salute del cervello.

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