Salute 24 Giugno 2026 00:29

Turismo urbano, animali e parassiti: nuovi rischi nelle mete più affollate

Uno studio internazionale mostra come l’interazione tra turisti, cani randagi e macachi nei siti urbani più visitati possa favorire nuove occasioni di trasmissione dei parassiti.

di Arnaldo Iodice
Turismo urbano, animali e parassiti: nuovi rischi nelle mete più affollate

Le mete turistiche più frequentate potrebbero creare nuove opportunità di trasmissione dei parassiti tra esseri umani, animali domestici e fauna selvatica. È quanto emerge da uno studio internazionale a cui hanno contribuito i ricercatori dell’Università di Lincoln, in collaborazione con la Tribhuvan University in Nepal, la Nottingham Trent University e la Keele University. La ricerca, pubblicata sulla rivista Parasitology, si è concentrata sul Tempio di Swayambhunath a Kathmandu, sito patrimonio UNESCO e meta molto visitata, dove turisti, residenti, cani randagi e macachi condividono gli stessi spazi. Gli studiosi hanno combinato osservazioni comportamentali, analisi parassitologiche e questionari rivolti ai visitatori per capire come le interazioni quotidiane possano favorire il passaggio di parassiti tra specie diverse.

Il ruolo di macachi, cani randagi e comportamenti umani

I ricercatori hanno identificato parassiti in esseri umani, cani e macachi, comprese specie di Entamoeba con potenziale zoonotico, cioè capaci di passare dagli animali all’uomo. I macachi sono risultati la specie con la maggiore diversità di parassiti, ma lo studio ha mostrato che il rischio non dipende soltanto dalla semplice vicinanza fisica tra persone e animali.

A incidere sono anche il comportamento sociale, lo stress degli animali e la contaminazione ambientale. Azioni apparentemente innocue, come dare da mangiare alle scimmie, avvicinarsi agli animali in libertà o non rispettare adeguate pratiche igieniche, possono aumentare le possibilità di esposizione.

Secondo la dottoressa Laëtitia Maréchal, professoressa associata all’Università di Lincoln e coautrice dello studio, nei siti turistici urbani persone, animali domestici e fauna selvatica interagiscono molto più strettamente di quanto spesso si immagini. Anche gesti semplici, come nutrire gli animali selvatici, possono quindi creare occasioni inattese di trasmissione dei parassiti tra specie diverse, con possibili conseguenze sia per la salute umana sia per quella degli animali che vivono in città.

Città, turismo e prevenzione dei rischi zoonotici

Lo studio sottolinea la necessità di considerare insieme attività umane, comportamento animale e condizioni ambientali nella gestione dei rischi sanitari nelle aree urbane più frequentate. Con l’espansione delle città e l’aumento del turismo, gli esseri umani e gli animali domestici entrano sempre più spesso in contatto con la fauna selvatica, creando contesti favorevoli alla circolazione di parassiti tra specie diverse.

Il dottor Stefano Kaburu, docente senior di biologia della conservazione presso la Nottingham Trent University e coautore dello studio, ha evidenziato come macachi e cani possano funzionare sia da serbatoi sia da sentinelle dell’esposizione ai parassiti, assumendo quindi un ruolo importante nel monitoraggio dei rischi zoonotici. I risultati indicano inoltre che le attività umane possono aumentare il rischio non solo attraverso il contatto diretto, ma anche modificando il comportamento e i livelli di stress degli animali.

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