Salute 24 Giugno 2026 11:05

Vitamina D, lo studio: il sole estivo non basta per tutti

Una ricerca dell’Università di Newcastle mette in discussione l’idea che l’estate sia sufficiente a ripristinare livelli sani di vitamina D, soprattutto tra anziani e minoranze etniche.

di Arnaldo Iodice
Vitamina D, lo studio: il sole estivo non basta per tutti

Una nuova ricerca mette in discussione una convinzione molto diffusa: per alcune persone a rischio, nemmeno un’estate soleggiata sarebbe sufficiente a riportare la vitamina D a livelli adeguati. Lo studio, pubblicato sull’European Journal of Clinical Nutrition, è stato condotto dai ricercatori dell’Human Nutrition and Exercise Research Center dell’Università di Newcastle e ha analizzato i livelli di vitamina D in centinaia di persone residenti nel nord della Gran Bretagna. L’indagine si è concentrata su due gruppi considerati particolarmente vulnerabili: adulti di età pari o superiore a 65 anni e persone di tutte le età appartenenti a minoranze etniche. I risultati hanno mostrato che l’insufficienza di vitamina D era comune in entrambi i gruppi: più della metà degli anziani presentava livelli insufficienti, mentre la percentuale risultava ancora più alta tra i partecipanti appartenenti a minoranze etniche.

Livelli bassi anche nei mesi più soleggiati

L’elemento più rilevante emerso dallo studio riguarda l’andamento stagionale dei livelli di vitamina D. I ricercatori hanno infatti osservato che, nei gruppi studiati, i valori non miglioravano in modo significativo durante l’estate, quando normalmente ci si aspetterebbe un recupero grazie alla maggiore esposizione alla luce solare. Questo dato contraddice l’idea secondo cui trascorrere più tempo all’aperto nei mesi caldi sia sempre sufficiente a compensare una carenza o un’insufficienza.

La vitamina D è essenziale per la salute delle ossa e contribuisce al benessere generale dell’organismo. Livelli insufficienti sono stati associati a un aumento del rischio di condizioni come osteoporosi, rachitismo e indebolimento del sistema immunitario. Il problema, secondo i ricercatori, è che molte persone potrebbero convivere con livelli bassi durante tutto l’anno senza esserne consapevoli.

Il contesto geografico può avere un ruolo importante. Nel nord della Gran Bretagna, l’intensità della luce solare e le condizioni climatiche possono limitare la produzione cutanea di vitamina D. A questo si aggiungono fattori individuali, come l’età, il tipo di pelle, le abitudini di vita, l’alimentazione e il tempo effettivamente trascorso all’aperto. Per questo, l’esposizione al sole non sembra rappresentare una garanzia sufficiente per tutti.

Anziani e minoranze etniche tra i gruppi più vulnerabili

Lo studio richiama l’attenzione su popolazioni che possono essere particolarmente esposte al rischio di insufficienza di vitamina D. Negli anziani, la capacità della pelle di produrre vitamina D tende a ridursi con l’età. Inoltre, molte persone over 65 trascorrono meno tempo all’aperto, possono avere una mobilità ridotta o adottare abitudini che limitano l’esposizione diretta alla luce solare. In questi casi, anche la stagione estiva potrebbe non bastare a garantire un recupero adeguato.

Per le persone appartenenti a minoranze etniche, il rischio può essere legato anche alla maggiore pigmentazione della pelle, che riduce la capacità di sintetizzare vitamina D attraverso l’esposizione solare. A influire possono essere anche fattori culturali, abitudini alimentari, tipo di abbigliamento, condizioni socioeconomiche e accesso alle informazioni sanitarie. Lo studio non suggerisce quindi una spiegazione unica, ma evidenzia un insieme di elementi che possono rendere più difficile mantenere livelli adeguati durante l’anno.

Bernard Corfe, professore di nutrizione e salute umana presso l’Università di Newcastle e co-responsabile dello studio, ha sottolineato che il dato più sorprendente è proprio il mancato miglioramento dei livelli di vitamina D nei mesi estivi. Il messaggio che emerge dalla ricerca è quindi che appartenere a un gruppo a rischio significa non poter dare per scontato che l’estate risolva automaticamente il problema. Servono strategie più continue, valide durante tutto l’anno, per sostenere livelli sani di vitamina D.

Verso strategie di prevenzione più mirate

Secondo gli autori, i risultati indicano la necessità di strategie di salute pubblica più mirate, soprattutto per le popolazioni vulnerabili. Tra le possibili misure vengono indicate linee guida più chiare, brevi valutazioni dei livelli di vitamina D durante le visite di medicina generale e il ricorso all’integrazione quando appropriato. Non si tratta di proporre soluzioni uguali per tutti, ma di individuare strumenti più adatti ai bisogni dei diversi gruppi.

La prossima fase del progetto esplorerà modalità per migliorare i livelli di vitamina D attraverso strategie personalizzate e culturalmente appropriate. Queste potrebbero includere raccomandazioni dietetiche su misura e approcci sanitari pensati per rispondere meglio alle esigenze delle diverse comunità.

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