Il World Kidney Cancer Day richiama l’attenzione sull’impatto psicologico della diagnosi e sulla necessità di sostenere pazienti e caregiver.
Negli ultimi anni il tumore del rene è diventato uno degli ambiti oncologici in cui i progressi della ricerca e dell’innovazione clinica hanno inciso in modo rilevante sulle prospettive dei pazienti. Alla luce della recente Giornata Mondiale dedicata al tumore al rene, la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano richiama l’attenzione sull’importanza di un approccio alla cura sempre più evoluto, capace di affiancare all’efficacia dei trattamenti una crescente attenzione alla qualità della vita. La gestione della malattia, infatti, non riguarda più soltanto il controllo oncologico, ma anche la possibilità di ridurre l’impatto delle terapie e degli interventi, conservare quando possibile la funzione dell’organo e costruire percorsi assistenziali più aderenti alle caratteristiche della persona e della patologia.
Chirurgia mini-invasiva e terapie sistemiche: cosa è cambiato
Il tumore del rene rappresenta oggi un ambito in cui l’innovazione clinica ha modificato in profondità le prospettive dei pazienti. Da un lato, lo sviluppo delle nuove terapie sistemiche ha cambiato in modo significativo la gestione della malattia avanzata; dall’altro, la chirurgia ha compiuto un’evoluzione altrettanto rilevante, orientandosi sempre più verso procedure mini-invasive e conservative, con benefici importanti non solo in termini oncologici, ma anche funzionali e di qualità della vita.
All’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, centro interamente dedicato alla cura e alla ricerca oncologica, il trattamento del tumore del rene si inserisce in un percorso multidisciplinare che coinvolge urologi, oncologi, radiologi, radioterapisti, medici nucleari e anatomopatologi.
“Negli ultimi due decenni abbiamo assistito a un cambiamento decisivo nella cura del tumore del rene – osserva Nicola Nicolai, Direttore della Struttura complessa di Urologia Oncologica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano –. Nelle forme avanzate dell’istologia più frequente – il carcinoma renale a cellule chiare -, l’evoluzione delle terapie mediche – che includono gli agenti immunoterapici e gli antiangiogenici di terza generazione – ha consentito di ottenere risultati in termini di sopravvivenza e tollerabilità che fino a qualche anno fa erano difficilmente immaginabili. Parallelamente, la chirurgia è diventata sempre più mini-invasiva e orientata alla conservazione d’organo, permettendo recuperi più rapidi, minore impatto funzionale e una migliore qualità di vita per molti pazienti”.
Non una sola malattia: il peso della classificazione e della personalizzazione
Uno degli aspetti oggi più rilevanti riguarda la crescente capacità di modulare il trattamento sulla base delle caratteristiche della malattia e della persona. Il tumore del rene non è infatti una patologia unica, ma comprende forme biologicamente molto diverse tra loro, con livelli differenti di aggressività. Questa maggiore conoscenza consente di superare approcci uniformi e di orientarsi verso strategie più mirate, che in alcuni casi possono prevedere trattamenti meno invasivi o alternativi alla chirurgia tradizionale.
“Quando parliamo di tumore del rene – prosegue Nicolai – parliamo in realtà di malattie differenti. Se guardiamo all’ultima classificazione dell’organizzazione Mondiale della Sanità sono inclusi oltre 20 tipi, alcuni strettamente caratterizzati da una caratteristica molecolare. Non possiamo più considerarle tutte allo stesso modo. La sfida, oggi, è distinguere sempre meglio le forme più aggressive da quelle meno impattanti, per offrire a ciascun paziente il trattamento più appropriato e proporzionato. Questo significa non solo aumentare l’efficacia delle cure, ma anche ridurne il peso fisico ed emotivo quando è possibile”.
Conservare il rene quando possibile e ridurre l’impatto degli interventi
In questo scenario, la chirurgia conservativa ha assunto un ruolo sempre più centrale. Grazie allo sviluppo di tecniche laparoscopiche e robot-assistite, oggi una quota crescente di interventi può essere eseguita preservando il rene e limitando l’invasività della procedura, anche in situazioni complesse. A questi approcci si affiancano inoltre opzioni terapeutiche alternative, come le ablazioni termiche percutanee e la radioterapia mirata, che possono rappresentare una soluzione particolarmente utile in pazienti selezionati, fragili o con specifiche condizioni cliniche. La Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è impegnata nella ricerca e nella gestione clinica dei tumori genito-urinari attraverso strutture dedicate sia sul versante chirurgico sia su quello medico.
“Il punto non è soltanto curare meglio – aggiunge Nicolai – ma curare in maniera più efficace i pazienti fragili che sono stati spesso esclusi dalle terapie migliori e curare in modo più preciso, più sostenibile per il paziente e più coerente con la biologia della malattia. Negli anni abbiamo imparato che anche l’esito funzionale conta moltissimo: conservare quando possibile, ridurre l’impatto degli interventi, calibrare il trattamento sul profilo del paziente sono elementi che incidono concretamente sul percorso di cura”.
Il benessere emotivo entra nel percorso di cura
Il tema scelto quest’anno dal World Kidney Cancer Day, il benessere emotivo, richiama una dimensione sempre più centrale dell’assistenza oncologica. L’impatto della diagnosi, l’incertezza legata ai controlli, la gestione dei trattamenti e della cronicizzazione della malattia possono influire in modo significativo sull’equilibrio psicologico della persona e dei familiari. Per questo, accanto all’evoluzione delle cure e delle tecniche chirurgiche, diventa rilevante anche la presa in carico dei bisogni emotivi, relazionali e psicologici.
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