Salute 23 Giugno 2026 09:20

Stress da calore, fino a due mesi in più rispetto agli anni ’70

Un nuovo studio su Nature Climate Change mostra che caldo percepito, umidità e notti tropicali stanno aumentando in molte aree del mondo, Italia compresa.

di Arnaldo Iodice
Stress da calore, fino a due mesi in più rispetto agli anni ’70

Messico, Kenya, Italia e molte altre aree del mondo stanno vivendo oggi da uno a due mesi in più di stress da calore rispetto a qualche decennio fa. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su Nature Climate Change, secondo cui temperature percepite estreme, giornate di stress termico e notti tropicali sono diventate molto più frequenti, lunghe e intense negli ultimi sessant’anni. La causa principale indicata dai ricercatori è l’intensificazione del riscaldamento globale, legata alla combustione di combustibili fossili come carbone, petrolio e gas. Lo studio non si è limitato alla temperatura dell’aria, ma ha analizzato la temperatura percepita, più vicina all’esperienza reale delle persone. Per farlo, i ricercatori hanno utilizzato l’Indice Climatico Termico Universale, che combina temperatura, umidità, vento e altri fattori per modellare la risposta del corpo umano all’ambiente.

Perché il caldo percepito può essere più pericoloso della temperatura reale

Il dato più rilevante dello studio è proprio il superamento dell’approccio tradizionale basato sulla sola temperatura. Due giornate con gli stessi gradi indicati dal termometro possono avere effetti molto diversi sull’organismo, a seconda dell’umidità, della ventilazione, dell’esposizione al sole e della capacità del corpo di disperdere calore.

La combinazione di caldo e umidità è particolarmente pericolosa perché limita l’evaporazione del sudore, cioè uno dei principali meccanismi naturali di raffreddamento del corpo umano. Quando l’aria è molto umida, sudare non basta più: il corpo fatica a liberarsi del calore accumulato e aumenta il rischio di disidratazione, colpi di calore, aggravamento di malattie cardiovascolari e respiratorie. Per questo le ondate di calore umide possono essere più letali di quelle secche. I ricercatori hanno classificato lo stress da calore in tre livelli: forte, con temperature indice pari o superiori a 32 gradi; molto intenso, da 38 gradi in su; estremo, oltre i 46 gradi. Questa distinzione consente di misurare non solo quanto fa caldo, ma quanto quel caldo diventa concretamente stressante e rischioso per le persone.

Le aree più colpite: dall’Africa al Mediterraneo, fino agli Stati Uniti

Secondo lo studio, lo stress da calore sta peggiorando nelle regioni già calde, ma si sta estendendo anche ad aree dove in passato era raro o quasi assente. Alcune zone dell’Africa meridionale, tra cui Namibia e Angola, dell’Africa orientale, comprese parti di Tanzania, Kenya e Uganda, e alcune aree del Messico e dell’America Centrale potrebbero registrare circa 50 giorni in più all’anno di stress da calore almeno intenso rispetto agli anni Settanta. Nel Mediterraneo la situazione è particolarmente significativa: nel sud della Spagna, in Italia, in Grecia e in Turchia alcune aree registrano fino a 40 giorni in più di stress da calore intenso rispetto a decenni fa. Gran parte dell’Europa meridionale vive ormai quasi un mese aggiuntivo di giornate con stress termico intenso. Anche gli Stati Uniti mostrano un peggioramento diffuso: molte zone del Paese registrano almeno 15 giorni in più di stress da calore intenso, mentre le regioni meridionali, tra cui Texas e Florida, arrivano a quasi 25 giorni o più con stress termico molto intenso.

Rebecca Emerton, autrice principale dello studio e scienziata senior presso il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine nel Regno Unito, ha sottolineato come sia sorprendente osservare non solo l’intensificazione dello stress termico nei luoghi già caldi, ma anche la sua “impronta espansiva” verso regioni storicamente meno esposte.

Notti più calde e meno recupero per l’organismo

Un altro elemento critico riguarda le notti. Lo studio rileva che le temperature percepite nelle dieci notti più calde di ogni anno sono aumentate più rapidamente rispetto alle dieci giornate più calde: 0,32 gradi Celsius per decennio contro 0,27. Per le notti tropicali, i ricercatori hanno considerato una temperatura minima di 20 gradi. Il problema è che il corpo ha bisogno della notte per recuperare dal caldo accumulato durante il giorno. Quando anche le ore notturne restano troppo calde, il rischio per la salute cresce, soprattutto per anziani, bambini, lavoratori esposti e persone fragili.

Un miliardo di persone in più esposte al caldo estremo

Il quadro complessivo indica che un miliardo di persone in più affronta oggi almeno un giorno di stress da calore estremo ogni anno rispetto agli anni Settanta. Secondo Jennifer Francis, climatologa del Woodwell Climate Research Center di Cape Cod, non coinvolta nello studio, questa analisi aggiunge dettagli inequivocabili sulle minacce crescenti per miliardi di esseri umani. Non sta aumentando solo la temperatura: cresce anche l’umidità, rendendo le alte temperature più letali perché la sudorazione fatica a compensare il calore. Per Emerton, i risultati evidenziano la necessità urgente di ridurre il riscaldamento futuro e, allo stesso tempo, rafforzare l’adattamento.

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