Con la fine della scuola aumenta il tempo trascorso sui social network e crescono pure ansia, disturbi del sonno e l'esposizione a contenuti che possono favorire autolesionismo e comportamenti pericolosi tra i più fragili
Le vacanze estive portano con sé più tempo libero, ma anche una maggiore esposizione di bambini e adolescenti al mondo digitale. Con la chiusura delle scuole e la riduzione delle attività strutturate, smartphone, social network e piattaforme online rischiano di occupare una parte sempre più consistente delle giornate dei più giovani. Un fenomeno che preoccupa gli specialisti della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) e dell’Istituto di Neuropsichiatria Infantile “Giovanni Bollea” del Policlinico Umberto I di Roma, che invitano famiglie e istituzioni a non sottovalutare gli effetti di una connessione continua e priva di adeguata supervisione.
Uso problematico dei social in crescita tra gli adolescenti
I numeri confermano una tendenza che negli ultimi anni è diventata sempre più evidente. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra il 2018 e il 2022 la quota di adolescenti che presenta un uso problematico dei social media è passata dal 7% all’11%, con un incremento particolarmente marcato tra le ragazze. L’utilizzo eccessivo delle piattaforme digitali si associa frequentemente a una riduzione del benessere psicologico, a disturbi del sonno, sintomi ansiosi e depressivi, oltre a un peggioramento del rendimento scolastico. Un quadro che, secondo gli esperti, richiede attenzione soprattutto durante i mesi estivi, quando vengono meno i ritmi e le regole imposte dalla scuola. “In un’epoca in cui la vita digitale è parte integrante della quotidianità, è fondamentale che famiglie, scuole e istituzioni imparino a governare l’utilizzo dei social network con equilibrio e consapevolezza – spiega Elisa Fazzi, neuropsichiatra infantile dell’Università di Brescia e presidente della SINPIA -. La sfida non è demonizzare la tecnologia, ma accompagnare bambini e adolescenti in un uso graduale e responsabile degli strumenti digitali, evitando sia il controllo eccessivo sia l’assenza di guida educativa”.
I contenuti che possono diventare un fattore di rischio
Le preoccupazioni maggiori riguardano i ragazzi più vulnerabili dal punto di vista emotivo e psicologico. Le più recenti evidenze scientifiche indicano infatti che l’esposizione ripetuta a contenuti che promuovono autolesionismo, sofferenza psicologica o comportamenti estremi può influenzare negativamente il benessere mentale degli adolescenti. Uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry ha evidenziato come la frequente visualizzazione di contenuti autolesivi possa associarsi, nel breve termine, a un aumento dei pensieri suicidari e degli impulsi pericolosi nei giovani già fragili. Tra i fenomeni osservati dagli specialisti vi è il cosiddetto “effetto trigger”, ovvero la capacità di alcuni contenuti di agire come fattore scatenante per comportamenti rischiosi. A questo si aggiunge il fenomeno del contagio sociale, attraverso il quale il disagio psicologico può essere normalizzato, spettacolarizzato e imitato all’interno delle comunità online.
Cyberbullismo, challenge e contenuti violenti
L’esposizione prolungata a immagini e messaggi aggressivi rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione. Secondo Francesco Pisani, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Umberto I, il mondo digitale espone sempre più frequentemente i minori a contenuti violenti, estremisti o umilianti. “La ripetizione costante di immagini e linguaggi inappropriati può determinare una progressiva desensibilizzazione emotiva – spiega Pisani -. Il rischio è che i ragazzi arrivino a considerare normali comportamenti aggressivi o pericolosi, sviluppando una percezione distorta del rischio e delle relazioni sociali”. Questo contesto può favorire fenomeni come il cyberbullismo, la partecipazione a sfide online potenzialmente dannose e l’ingresso in community che promuovono comportamenti a rischio o alimentano condizioni psicopatologiche già esistenti.
Perché gli adolescenti sono più vulnerabili
Alla base di questa particolare esposizione c’è anche una caratteristica fisiologica dello sviluppo adolescenziale. Il cervello dei ragazzi è infatti particolarmente sensibile ai meccanismi di ricompensa e al bisogno di approvazione sociale, mentre le aree deputate al controllo degli impulsi e al pensiero critico sono ancora in fase di maturazione. “Le piattaforme digitali sono progettate per mantenere elevato il coinvolgimento emotivo degli utenti – osserva Arianna Terrinoni, neuropsichiatra infantile del Policlinico Umberto I -. Gli algoritmi tendono a privilegiare contenuti che suscitano reazioni forti e immediate, e questo può aumentare l’esposizione dei minori a materiali estremi o dannosi”.
Non solo rischi: i social possono offrire opportunità
Gli specialisti sottolineano però che il problema non è rappresentato dalla tecnologia in sé. I social network possono infatti offrire importanti opportunità di crescita, relazione e sostegno. Per molti adolescenti, soprattutto quelli che vivono condizioni di fragilità o isolamento, gli spazi digitali rappresentano luoghi di confronto, appartenenza e condivisione. Possono facilitare l’accesso alle informazioni, favorire il supporto tra pari e stimolare la creatività. L’obiettivo, dunque, non è vietare l’utilizzo delle piattaforme, ma creare le condizioni per un loro uso più sicuro e consapevole.
Le raccomandazioni per le famiglie
Gli esperti invitano i genitori a evitare di utilizzare smartphone e tablet come strumenti per calmare o intrattenere i bambini, a rispettare i limiti di età previsti dalle piattaforme e a posticipare il più possibile l’ingresso nei social network. Particolare attenzione va riservata anche alla qualità del sonno. Per questo si raccomanda di evitare l’uso degli schermi durante i pasti e di lasciare smartphone e dispositivi elettronici fuori dalla camera da letto durante la notte. Tra i segnali da non sottovalutare figurano insonnia, irritabilità, isolamento sociale, calo dell’interesse verso le attività abituali e il bisogno compulsivo di controllare notifiche e messaggi.
La richiesta alle istituzioni
Secondo SINPIA e gli specialisti del Policlinico Umberto I, la risposta non può essere affidata esclusivamente alle famiglie. Serve una strategia più ampia che coinvolga scuola, istituzioni e piattaforme digitali. Tra le priorità indicate dagli esperti figurano l’introduzione dell’educazione digitale e affettiva nei percorsi scolastici, una maggiore trasparenza sugli algoritmi che regolano i contenuti online, sistemi efficaci di verifica dell’età e un potenziamento dei servizi di neuropsichiatria infantile. Un tema che è stato al centro del convegno “Connessioni pericolose? 2.0 Tecnologie digitali, adolescenti e salute mentale“, organizzato dall’Istituto di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Umberto I con il patrocinio della SINPIA. “La rete può essere uno spazio di crescita e opportunità – concludono gli esperti -. Perché ciò avvenga è necessario costruire una vera alleanza educativa tra famiglie, scuola e istituzioni, capace di accompagnare i minori nel mondo digitale senza lasciarli soli davanti ai rischi che possono incontrare online”.
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