Salute 11 Giugno 2026 15:09

Talassemia e anemia falciforme: la terapia genetica funziona anche nei bambini

Uno studio dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù mostra risultati promettenti nei bambini tra 5 e 11 anni: stop alle trasfusioni nella talassemia e alle crisi dolorose nell’anemia falciforme.

di Viviana Franzellitti
Talassemia e anemia falciforme: la terapia genetica funziona anche nei bambini

Per i bambini affetti da talassemia o anemia falciforme, le cure possono significare anni di trasfusioni, ricoveri e controlli continui. Oggi una nuova speranza arriva dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, tra i principali centri coinvolti in due studi internazionali pubblicati sul New England Journal of Medicine. Le ricerche hanno valutato una terapia genetica basata sulla tecnologia CRISPR-Cas9, la cosiddetta “forbice molecolare”, in 26 bambini tra i 5 e gli 11 anni. I risultati mostrano che il trattamento può eliminare la necessità di trasfusioni nei pazienti con beta-talassemia e prevenire le crisi vaso-occlusive nei bambini con anemia falciforme, con benefici mantenuti nel tempo.

Una nuova opportunità per due malattie del sangue molto complesse

La beta-talassemia e l’anemia falciforme sono tra le malattie genetiche del sangue più diffuse al mondo. Entrambe sono causate da alterazioni che compromettono la produzione o il funzionamento dell’emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nell’organismo. Nelle forme più gravi di talassemia, i pazienti devono sottoporsi a trasfusioni periodiche per tutta la vita, mentre nell’anemia falciforme possono comparire crisi dolorose ricorrenti, ricoveri frequenti e danni progressivi a diversi organi. Nonostante i progressi terapeutici degli ultimi anni, queste patologie continuano ad avere un forte impatto sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.

Come agisce la “forbice molecolare”

La terapia utilizza la tecnologia CRISPR-Cas9, uno strumento di editing genetico che permette di modificare in modo mirato il DNA delle cellule staminali del sangue del paziente. L’obiettivo è riattivare la produzione di emoglobina fetale, una forma di emoglobina normalmente presente prima della nascita e capace di compensare il difetto responsabile delle due malattie. Per farlo, i ricercatori intervengono sul gene BCL11A, che blocca naturalmente questa produzione dopo la nascita. In questo modo l’organismo può tornare a produrre una quantità sufficiente di emoglobina funzionale, riducendo o eliminando le manifestazioni della malattia.

Talassemia: bambini liberi dalle trasfusioni

Nello studio dedicato alla beta-talassemia sono stati trattati 15 bambini. Tra quelli che avevano completato il periodo minimo di osservazione previsto, tutti hanno raggiunto l’indipendenza dalle trasfusioni per almeno 12 mesi consecutivi. Dopo il trattamento, nessun bambino ha avuto bisogno di ulteriori trasfusioni e i livelli di emoglobina si sono mantenuti nella norma per l’età. Un risultato che potrebbe cambiare profondamente la vita dei pazienti e delle loro famiglie, riducendo il peso delle cure ospedaliere continue.

Anemia falciforme: nessuna crisi dolorosa dopo la terapia

Anche nello studio sull’anemia falciforme i risultati sono stati molto incoraggianti. Sono stati trattati 11 bambini e tutti quelli valutabili hanno raggiunto l’obiettivo principale dello studio. Per almeno un anno dopo il trattamento non sono state osservate crisi vaso-occlusive, cioè gli episodi dolorosi che rappresentano una delle complicanze più frequenti e invalidanti della malattia. Inoltre, non si sono verificati ricoveri ospedalieri legati all’anemia falciforme.

Cosa cambia per i pazienti

L’aspetto più importante di questi risultati è la possibilità di intervenire prima che la malattia provochi danni irreversibili agli organi. Finora i benefici della terapia erano stati dimostrati soprattutto negli adolescenti e nei giovani adulti; oggi le evidenze si estendono anche ai bambini più piccoli. Per i pazienti e le famiglie significa guardare al futuro con una prospettiva nuova: non solo controllare la malattia, ma puntare a ridurne drasticamente le conseguenze. Restano naturalmente da affrontare i temi dell’accesso alle terapie avanzate e della disponibilità dei centri specializzati, ma i nuovi dati rappresentano un passo importante verso cure sempre più efficaci per le malattie rare del sangue.

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