Secondo i dati presentati dalla SINU, pollo e tacchino restano tra le carni più diffuse: nel 2024 il consumo pro capite ha raggiunto 22,05 kg, il valore più alto dell’ultimo decennio.
Pollo e tacchino restano tra gli alimenti più presenti nella dieta degli italiani: secondo gli ultimi dati, 9 cittadini su 10 consumano carni avicole. Il loro ruolo nell’alimentazione è stato al centro di una revisione scientifica condotta da un gruppo di lavoro della SINU, la Società Italiana di Nutrizione Umana, presentata in occasione del congresso annuale a Bergamo. Il lavoro, coordinato dalla professoressa Livia Pisciotta, Ordinaria di Scienze dell’Alimentazione all’Università di Genova e Direttrice della Scuola di Specializzazione, ha raccolto le evidenze scientifiche più recenti sul profilo nutrizionale delle carni avicole. Pollo e tacchino sono indicati come fonti di proteine ad alto valore nutrizionale, con basso contenuto lipidico nei tagli magri senza pelle, inferiore all’1-1,2% su 100 grammi di prodotto crudo, e con presenza di vitamine del gruppo B, ferro, zinco e selenio.
Proteine, porzioni raccomandate e ruolo nelle diverse fasi della vita
Secondo la revisione, la qualità proteica delle carni avicole risulta elevata anche sulla base del Digestible Indispensable Amino Acid Score, il metodo raccomandato dalla FAO per valutare la qualità delle proteine alimentari. Le evidenze citate delineano un possibile ruolo protettivo rispetto al declino cognitivo e, in alcuni contesti, una possibile associazione con la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche, purché il consumo sia inserito in una dieta varia ed equilibrata.
“Secondo le raccomandazioni nutrizionali nazionali e internazionali e le nuove conoscenze scientifiche emerse sul tema della salute pubblica, la carne avicola conferma di avere un ruolo centrale, a tutte le età, nell’alimentazione umana”, afferma la professoressa Livia Pisciotta. “Pollo e tacchino si configurano come una risorsa alimentare preziosa, in grado di conciliare esigenze nutrizionali e sicurezza alimentare, purché il loro consumo sia collocato nelle quantità raccomandate, all’interno di una dieta ricca e varia sul modello della dieta mediterranea”.
La V Revisione dei LARN conferma una porzione standard di 100 grammi per le carni bianche, mentre le Linee Guida CREA indicano da 2 a 3 porzioni settimanali di carne, preferendo quelle bianche non trasformate. Questo equivale a circa 30-45 grammi al giorno, un livello in linea con la media nazionale. La revisione richiama inoltre l’uso delle carni avicole nello svezzamento, negli anziani, in gravidanza e negli sportivi.
Consumi in crescita e autosufficienza del comparto italiano
Accanto agli aspetti nutrizionali, il comunicato richiama anche i dati di consumo e di produzione. In Italia il consumo pro capite di carni avicole è passato da 21,38 kg nel 2023 a 22,05 kg nel 2024, raggiungendo il valore più alto dell’ultimo decennio. La tendenza italiana si inserisce in un andamento globale che, secondo le proiezioni FAO-OCSE, potrebbe portare il pollame a rappresentare entro il 2030 quasi la metà del mercato mondiale delle carni. Per Lara Sanfrancesco, Direttrice di Unaitalia: “Le carni avicole si confermano una scelta di valore assoluto, capace di armonizzare salute, sicurezza alimentare e accessibilità. In un contesto in cui la consapevolezza alimentare è sempre più centrale, il profilo nutrizionale di pollo e tacchino, confermato dalla SINU, si distingue per la capacità di rispondere alle esigenze moderne di prevenzione e benessere ad ogni età. Queste caratteristiche, unite alla grande versatilità, rendono le carni avicole tra le più apprezzate dagli italiani, con un consumo in costante crescita”.
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