Prevenzione 10 Giugno 2026 16:22

Tumore prostata: nuovo screening evita 63% biopsie inutili

Un percorso italiano basato su PSA, risonanza magnetica e calcolo del rischio migliora la diagnosi precoce del tumore prostatico e riduce in modo significativo gli esami invasivi non necessari nei pazienti tra 55 e 65 anni.

di Viviana Franzellitti
Tumore prostata: nuovo screening evita 63% biopsie inutili

In Italia il tumore della prostata resta la neoplasia più frequente tra gli uomini, con circa 41 mila nuovi casi ogni anno, ma non esiste ancora un programma nazionale di screening organizzato come per altri tumori. In Piemonte uno studio pilota su oltre 11 mila uomini sta testando un modello di diagnosi precoce che punta a cambiare approccio: meno biopsie inutili, maggiore precisione clinica e una selezione più accurata dei pazienti davvero a rischio. I dati preliminari mostrano una riduzione del 63% delle procedure invasive evitabili, con possibili ricadute importanti per pazienti e sistema sanitario.

Screening integrato tra PSA, risonanza e rischio individuale

Il progetto ha coinvolto uomini tra i 55 e i 65 anni residenti nell’ASL TO5, invitati al test del PSA nell’ambito di un percorso strutturato di prevenzione. In caso di valori superiori alla soglia di riferimento, il sistema non prevede il passaggio diretto alla biopsia, ma un approfondimento combinato che integra risonanza magnetica multiparametrica e strumenti di calcolo del rischio personalizzato, con l’obiettivo di distinguere in modo più accurato tra situazioni a basso rischio e sospetti clinicamente rilevanti.

Meno biopsie, diagnosi più mirate

Tra oltre 11 mila uomini invitati allo screening, i primi risultati raccolti tra febbraio 2025 e marzo 2026 mostrano che su 146 partecipanti che hanno completato l’intero percorso diagnostico il 63% è stato indirizzato a semplice follow-up, evitando biopsie che sarebbero state verosimilmente eseguite con i protocolli basati esclusivamente sul PSA. Il dato segnala un aumento dell’appropriatezza clinica e una riduzione significativa di procedure invasive potenzialmente evitabili.

Impatto diretto per pazienti e sistema sanitario

La riduzione delle biopsie non necessarie ha effetti immediati sulla qualità dell’assistenza: meno ansia per i pazienti, minori rischi legati alle procedure invasive e percorsi diagnostici più razionali. Sul piano organizzativo, il modello consente anche un utilizzo più efficiente delle risorse del Servizio sanitario nazionale, concentrando tempi, strutture e competenze sui casi con reale sospetto di malattia significativa.

Verso uno screening organizzato del tumore della prostata

Il progetto rappresenta un possibile primo passo verso l’introduzione di un programma di screening strutturato per il tumore della prostata, oggi assente in Italia. L’obiettivo è ridurre le disuguaglianze territoriali, garantire maggiore uniformità nei percorsi diagnostici e offrire ai cittadini un accesso più equo alla prevenzione oncologica, sul modello degli screening già attivi per altri tumori.

Tecnologie e futuro della diagnosi precoce

Il modello integra già strumenti avanzati come risonanza magnetica e calcolatori di rischio, ma guarda a un’ulteriore evoluzione con l’uso di intelligenza artificiale e sistemi robotici. L’obiettivo è aumentare ulteriormente la precisione diagnostica, ridurre il rischio di sovradiagnosi e limitare trattamenti non necessari, avvicinando la diagnosi a un approccio sempre più personalizzato.

Un’esperienza che entra nel contesto europeo

Il progetto piemontese è entrato nel consorzio europeo Praise-U+, ottenendo un finanziamento della Commissione europea per proseguire la ricerca e consolidare il modello di screening, con l’obiettivo di valutarne l’estendibilità ad altri contesti sanitari europei.

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