Salute 10 Giugno 2026 15:12

Neonatologia, Sin: “La denatalità non può tradursi in meno attenzione verso i nuovi nati”

Con appena 355mila nascite registrate nel 2025, l'Italia continua a fare i conti con il calo demografico. Per la Sin, la diminuzione dei nati non deve comportare una riduzione degli investimenti destinati alle cure perinatali e neonatali

di I.F.
Neonatologia, Sin: “La denatalità non può tradursi in meno attenzione verso i nuovi nati”

Meno bambini nascono, più diventa importante prendersi cura di ciascuno di loro. È questo il messaggio emerso dal convegno “Il futuro della Neonatologia in Italia”, promosso dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN) al Ministero della Salute, dove rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e professionisti sanitari hanno discusso delle sfide che attendono il settore nei prossimi anni. Il punto di partenza è un dato che fotografa la crisi demografica del Paese. Secondo le più recenti rilevazioni, nel 2025 in Italia sono nati circa 355mila bambini, un nuovo minimo storico che conferma una tendenza ormai consolidata. Una diminuzione che, secondo gli esperti, non deve tradursi in un ridimensionamento dell’attenzione riservata alla salute neonatale. “Ogni neonato conta – ha sottolineato il presidente della SIN, il professor Massimo Agosti -. La denatalità non può diventare un motivo per ridurre l’impegno nei confronti dei bambini che nascono. Al contrario, è necessario investire maggiormente nelle politiche a sostegno della genitorialità, della famiglia e dell’assistenza neonatale, per garantire a tutti i nuovi nati le migliori opportunità di salute fin dall’inizio della vita”.

I primi mille giorni determinano la salute futura

L’importanza di investire nella salute dei più piccoli è stata richiamata anche dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che ha evidenziato il valore strategico dei primi mille giorni di vita. Si tratta infatti di una fase cruciale per lo sviluppo cognitivo, immunologico e relazionale del bambino, durante la quale si pongono le basi della salute futura. Intervenire precocemente significa non solo migliorare gli esiti clinici, ma anche ridurre le disuguaglianze e contribuire alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Tra i temi affrontati durante il convegno c’è stato anche quello del riconoscimento accademico della Neonatologia. Nonostante il ruolo essenziale che svolge negli ospedali italiani, la disciplina continua a essere poco rappresentata nel sistema universitario. Una condizione che, secondo la SIN, rischia di penalizzare la ricerca, la formazione delle nuove generazioni di specialisti e la capacità di attrarre giovani professionisti verso un settore sempre più complesso e altamente specializzato. Le esperienze europee mostrano infatti come l’Italia sia in ritardo rispetto ad altri Paesi per presenza di docenti universitari dedicati esclusivamente alla Neonatologia. Un limite che potrebbe avere ricadute anche sulla capacità di sviluppare innovazione clinica e scientifica.

Reti assistenziali e trasporto neonatale: le disuguaglianze da superare

Altro nodo cruciale riguarda l’organizzazione delle cure sul territorio. Gli specialisti hanno richiamato la necessità di rafforzare e rendere omogenee le reti perinatali regionali, garantendo a tutti i neonati, indipendentemente dal luogo di nascita, pari opportunità di accesso alle cure. Particolare attenzione è stata dedicata al Servizio di Trasporto d’Emergenza Neonatale (STEN), considerato uno strumento indispensabile per assicurare il trasferimento tempestivo dei neonati che necessitano di assistenza specialistica. Accanto agli aspetti organizzativi, la SIN ha ribadito l’importanza di promuovere modelli assistenziali sempre più centrati sulla famiglia, riconoscendo il ruolo dei genitori come parte integrante del percorso di cura.

La ricerca sui farmaci per i neonati

Un altro tema emerso durante l’incontro riguarda lo sviluppo di nuove terapie per le patologie neonatali, in particolare quelle rare e prive di trattamenti efficaci. L’Italia occupa una posizione rilevante nel panorama della ricerca farmacologica dedicata ai neonati e può contare sulla presenza di importanti realtà industriali impegnate nello sviluppo di farmaci innovativi. Negli ultimi anni sono stati inoltre avviati programmi e finanziamenti specifici destinati alla ricerca sulle malattie rare che interessano l’età neonatale. In conclusione, la Società Italiana di Neonatologia ha ribadito la necessità di rafforzare una disciplina che rappresenta il primo presidio sanitario della vita. “Dobbiamo garantire il pieno riconoscimento della Neonatologia, sia sul piano accademico sia su quello organizzativo – ha affermato Agosti – . Le Terapie Intensive Neonatali restano una risorsa irrinunciabile per i bambini prematuri e per tutti i neonati che affrontano condizioni cliniche complesse. Allo stesso tempo dobbiamo continuare a promuovere un’assistenza che metta al centro il bambino e la sua famiglia, garantendo anche la presenza costante dei genitori accanto ai propri figli”. Perché, in un Paese dove le nascite diminuiscono anno dopo anno, ogni nuovo nato rappresenta un bene sempre più prezioso da proteggere.


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