Salute 9 Giugno 2026 10:20

Alcol, anche un drink al giorno aumenta i rischi per la salute

Un nuovo studio ridimensiona il concetto di consumo moderato: oltre un drink al giorno cresce il rischio legato all’alcol, mentre due drink quotidiani sono associati a una maggiore mortalità prematura.

di Arnaldo Iodice
Alcol, anche un drink al giorno aumenta i rischi per la salute

Un solo drink al giorno non può più essere considerato automaticamente innocuo. È quanto emerge da un nuovo studio dell’Università di Rutgers pubblicato sul Journal of Studies on Alcohol and Drugs, che contribuisce a ridefinire il concetto di consumo moderato di alcol. La ricerca, denominata Alcohol Intake and Health Study, era stata inizialmente commissionata dal governo federale statunitense per fornire elementi utili alla definizione delle nuove Linee guida dietetiche degli Stati Uniti.

Secondo i risultati, nelle persone che consumano in media 14 drink a settimana il rischio di mortalità legato all’alcol è pari a 1 su 25. Al contrario, un consumo fino a sette drink a settimana risulta associato a rischi solo minimamente elevati per la maggior parte delle patologie considerate. “Anche bassi livelli di consumo di alcol comportano rischi per la salute”, afferma Kevin Shield, autore principale dello studio, professore associato all’Università di Toronto e ricercatore senior del Centro collaborativo OMS/PAHO per le dipendenze e la salute mentale. E il rischio, aggiunge, cresce progressivamente con l’aumentare del consumo.

Come è stato calcolato il rischio per la salute

Per stimare l’impatto dell’alcol sulla salute, Shield e i coautori, provenienti da Stati Uniti e Canada, hanno analizzato il rapporto tra abitudini di consumo nel corso della vita, malattie e decessi correlati all’alcol nella popolazione americana. Il lavoro si è basato su una revisione molto ampia: esperti medici hanno esaminato oltre 7.200 articoli scientifici dedicati a patologie e lesioni associate all’alcol, così da definire il livello di rischio per ciascuna condizione. Successivamente, i ricercatori hanno applicato queste stime a grandi database sanitari nazionali, utilizzando modelli statistici per valutare gli effetti a lungo termine di diversi livelli di consumo. L’obiettivo era offrire un quadro più concreto rispetto all’indicazione generica “meno è meglio”, contenuta nelle nuove Linee guida dietetiche statunitensi, ma priva di una soglia quantitativa precisa.

Cade il mito dell’alcol protettivo

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda la messa in discussione dell’idea, ancora diffusa, secondo cui piccole quantità di alcol possano avere un effetto protettivo sulla salute. I ricercatori hanno considerato non solo il rischio di mortalità, ma anche le patologie croniche e acute causalmente correlate al consumo di alcol: tumori, tra cui quelli dell’esofago, del cavo orale e della mammella, malattie cardiovascolari, malattie epatiche e infortuni.

Secondo Shield, lo studio non ha rilevato un effetto protettivo significativo dell’alcol a nessun livello di consumo. È vero che, a dosi basse, l’alcol può apparire associato a un rischio inferiore di cardiopatia ischemica e ictus, ma questo possibile vantaggio viene controbilanciato dai rischi complessivi, soprattutto quando si includono cancro e altre malattie croniche. In questo senso, anche sette drink a settimana non possono essere letti come una garanzia di sicurezza assoluta. Timothy Naimi, coautore dello studio e direttore del Canadian Institute for Substance Use Research dell’Università di Victoria, sottolinea che due drink al giorno, spesso percepiti socialmente come un consumo moderato, sono invece associati a un rischio sensibilmente più alto di morte prematura causata dall’alcol.

Perché servono soglie più chiare per chi consuma alcol

Lo studio indica che il rischio aumenta oltre un drink al giorno sia per gli uomini sia per le donne, fornendo così un parametro di riferimento più netto rispetto alle indicazioni precedenti. Le vecchie linee guida statunitensi raccomandavano un limite giornaliero di due bevande alcoliche per gli uomini e una per le donne, mentre le nuove si limitano a invitare gli americani a ridurre il consumo, senza definire una quantità realmente sicura. Secondo i ricercatori, questo è un punto cruciale: una soglia più chiara aiuta le persone a capire meglio quando il consumo diventa associato a un aumento del rischio e consente decisioni più consapevoli. Allo stesso tempo, Shield precisa che i modelli statistici utilizzati si basano sui migliori dati disponibili, ma non possono essere applicati meccanicamente a ogni individuo. Il rischio personale dipende infatti da fattori come genetica, stile di vita, modalità di consumo e altre scelte di salute. Restano inoltre aree da approfondire, perché nuove ricerche continuano a collegare l’alcol ad altre condizioni, come il cancro al pancreas.

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