Salute 8 Giugno 2026 13:57

Cellule staminali: scoperta una memoria biologica che ne guida il destino

Una ricerca italiana ha dimostrato che le cellule staminali conservano e trasmettono informazioni alle generazioni successive. Lo studio apre nuove prospettive per comprendere invecchiamento, rigenerazione dei tessuti e sviluppo dei tumori.

di Viviana Franzellitti
Cellule staminali: scoperta una memoria biologica che ne guida il destino

Le cellule staminali non agiscono soltanto in base al caso. Una nuova ricerca condotta da ricercatori dell’Istituto dei sistemi complessi del Cnr e della Sapienza Università di Roma ha scoperto che queste cellule possiedono una sorta di memoria biologica ereditaria in grado di influenzarne il comportamento nel tempo. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica PRX Life, mostra come la capacità di una cellula di continuare a dividersi o di arrestare la propria crescita dipenda anche dalle informazioni ricevute dalle generazioni precedenti.

Una storia familiare che influenza la crescita

Gli scienziati hanno osservato che le cellule staminali scheletriche danno origine a vere e proprie linee genealogiche. Alcune continuano a proliferare a lungo, mentre altre interrompono la crescita dopo poche generazioni. La novità è che queste differenze non sembrano essere casuali, ma legate a una memoria trasmessa lungo l’albero genealogico cellulare. In altre parole, il passato di una cellula può condizionare il futuro dei suoi discendenti.

L’entropia svela il flusso nascosto di informazioni

Per individuare questo fenomeno i ricercatori hanno applicato alla biologia un concetto tipico della fisica, l’inheritance entropy o entropia da eredità. Questo parametro ha permesso di misurare per la prima volta la quantità di informazione trasmessa tra le generazioni cellulari. I risultati indicano che la crescita delle staminali segue schemi molto più ordinati e prevedibili di quanto si pensasse finora.

Il ruolo dell’epigenetica

Alla base di questa memoria ci sarebbero modificazioni epigenetiche, cioè cambiamenti che influenzano il comportamento delle cellule senza alterare il DNA. Questi segnali agirebbero come una sorta di conto alla rovescia biologico: non bloccano immediatamente la proliferazione, ma ne condizionano progressivamente il destino nelle generazioni successive.

Possibili ricadute contro invecchiamento e tumori

La scoperta potrebbe avere importanti applicazioni nella medicina rigenerativa e nello studio dell’invecchiamento dei tessuti. Inoltre, il nuovo metodo potrebbe aiutare a capire se anche alcune cellule tumorali trasmettano ai propri discendenti caratteristiche come la resistenza ai farmaci. Se confermata, questa ipotesi potrebbe offrire nuovi strumenti per comprendere l’evoluzione dei tumori e sviluppare terapie più efficaci.

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