Salute 8 Giugno 2026 10:37

Chirurgo a Roma, paziente a Pechino: la telechirurgia robotica supera i confini e apre una nuova era

Un medico in Italia, un paziente in Cina, oltre ottomila chilometri di distanza e un intervento eseguito in tempo reale grazie alla chirurgia robotica: un passo avanti verso una medicina sempre più globale e accessibile

di I.F.
Chirurgo a Roma, paziente a Pechino: la telechirurgia robotica supera i confini e apre una nuova era

Fino a pochi anni fa sarebbe sembrato uno scenario da fantascienza: un chirurgo seduto a una console a Roma che opera un paziente ricoverato a Pechino. Oggi, invece, è una realtà. Pochi giorni fa è stato portato a termine con successo quello che viene definito il primo intervento al mondo di rimozione di un trombo neoplastico della vena cava inferiore eseguito attraverso una telechirurgia robotica intercontinentale in tempo reale. L’operazione è stata uno dei momenti più attesi del XXII Congresso internazionale Challenges in Laparoscopy, Robotics & AI (CILR 2026), appuntamento che ha riunito nella Capitale oltre mille specialisti provenienti da sessanta Paesi per confrontarsi sulle nuove frontiere della chirurgia mini-invasiva, della robotica e dell’intelligenza artificiale applicata alla medicina.

Un intervento tra due continenti

Il paziente si trovava presso il PLA Hospital di Pechino. A guidare l’intervento, invece, era il professor Qingbo Huang, collegato dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma attraverso una sofisticata piattaforma robotica. La procedura eseguita, una nefrectomia radicale associata alla rimozione di un trombo della vena cava inferiore, è considerata tra le più complesse nell’ambito della chirurgia urologica avanzata. Nonostante la distanza geografica, il collegamento ha consentito al chirurgo di operare come se si trovasse fisicamente accanto al paziente. Determinante è stata la qualità della connessione digitale, progettata per garantire la massima affidabilità e una latenza estremamente ridotta. In altre parole, il tempo che intercorre tra il movimento del chirurgo e la risposta del robot è stato quasi impercettibile, permettendo di mantenere precisione e sicurezza durante tutte le fasi dell’intervento. Il paziente, secondo quanto riferito dagli organizzatori, è stabile e non ha avuto necessità di trasfusioni di sangue.

Tecnologia, competenze e infrastrutture

Dietro il risultato non c’è soltanto il robot chirurgico. Fondamentale è stato il lavoro di integrazione tra competenze cliniche e infrastrutture digitali, un aspetto spesso meno visibile ma indispensabile per rendere possibile questo tipo di procedure. La realizzazione del collegamento tra Roma e Pechino ha richiesto infatti un’architettura tecnologica capace di garantire continuità operativa, elevata capacità di trasmissione dei dati e tempi di risposta compatibili con un intervento chirurgico di alta complessità. Per dimostrare concretamente le potenzialità della nuova tecnologia, durante il congresso è stato eseguito contemporaneamente anche un intervento tradizionale in presenza presso il Regina Elena, consentendo agli specialisti di confrontare direttamente i due approcci.

Quali prospettive per i pazienti

L’importanza di questo risultato va oltre il valore simbolico del record. La telechirurgia potrebbe infatti contribuire a ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure altamente specialistiche. In futuro, un paziente che vive in un’area lontana dai grandi centri di eccellenza potrebbe beneficiare dell’esperienza di specialisti internazionali senza essere costretto a spostarsi. Allo stesso tempo, ospedali di diversi Paesi potrebbero collaborare in tempo reale per affrontare casi particolarmente complessi. La prospettiva è quella di una medicina sempre più connessa, nella quale le competenze possano viaggiare più rapidamente delle persone.

La chirurgia del futuro è già iniziata

La telechirurgia, insieme alla robotica e all’intelligenza artificiale, viene spesso descritta come una delle principali direttrici di sviluppo della medicina del prossimo decennio. L’intervento realizzato tra Roma e Pechino mostra però che alcune di queste tecnologie non appartengono più al futuro, ma stanno già entrando nella pratica clinica. La sfida, ora, sarà trasformare queste innovazioni in strumenti sempre più accessibili, sicuri e sostenibili, affinché possano tradursi in un beneficio concreto per un numero crescente di pazienti in tutto il mondo.


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