One Health 8 Giugno 2026 10:17

Ebola, i Cdc lanciano l’allarme: “Potrebbe diventare una delle più grandi epidemie della storia”

Secondo le proiezioni dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, l'epidemia da virus Bundibugyo in corso nella Repubblica Democratica del Congo rischia di espandersi rapidamente. Senza un rafforzamento delle misure di contenimento, i casi potrebbero superare quota 20mila in tre mesi

di Redazione
Ebola, i Cdc lanciano l’allarme: “Potrebbe diventare una delle più grandi epidemie della storia”

L’epidemia di Ebola causata dal virus Bundibugyo (BVD), attualmente in corso nella Repubblica Democratica del Congo e già segnalata anche in Uganda, potrebbe trasformarsi in una delle più estese emergenze sanitarie mai registrate per questa malattia. A lanciare l’allarme sono i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) degli Stati Uniti, che hanno pubblicato una serie di proiezioni epidemiologiche sull’evoluzione del focolaio. Secondo gli esperti americani, si tratta già del più grande focolaio noto associato al virus Bundibugyo. Le simulazioni indicano che, in assenza di un deciso rafforzamento delle attività di controllo, la diffusione dell’infezione potrebbe raggiungere dimensioni paragonabili a quelle della devastante epidemia che colpì l’Africa occidentale tra il 2014 e il 2016, causando oltre 28mila casi e più di 11mila decessi.

Il peso dell’isolamento precoce

Per stimare la possibile evoluzione dell’epidemia, i CDC hanno elaborato diversi scenari basati sull’efficacia delle misure di sanità pubblica, in particolare sull’isolamento tempestivo delle persone sintomatiche e sull’accesso alle cure di supporto. I risultati mostrano che, se soltanto il 20% dei pazienti venisse isolato entro due giorni dalla comparsa dei sintomi, la probabilità che il numero dei casi superi i 20mila nell’arco di tre mesi raggiungerebbe il 65%. Al contrario, qualora il tasso di isolamento salisse al 70%, il rischio di un’epidemia con almeno 10mila contagi nello stesso periodo si ridurrebbe drasticamente, attestandosi intorno al 5%.

L’ipotesi sul salto di specie

L’analisi suggerisce inoltre che il passaggio del virus dall’animale all’uomo potrebbe essere avvenuto tra la metà e la fine di febbraio 2026. Gli studiosi sottolineano tuttavia che le stime presentano alcuni limiti, tra cui l’incertezza sul numero effettivo di decessi registrati finora e l’impossibilità di quantificare l’impatto dei cambiamenti comportamentali della popolazione, che potrebbero contribuire a ridurre la trasmissione del virus. Nonostante le incertezze, di una cosa gli esperti sono certi: sono necessarie azioni rapide e coordinate per evitare che l’emergenza sfugga al controllo. Secondo i CDC, la risposta potrebbe richiedere un impegno di risorse paragonabile a quello mobilitato durante la grande epidemia di Ebola del 2014-2016. Tra le misure considerate fondamentali figurano l’identificazione precoce dei casi, il tracciamento dei contatti, l’isolamento e il trattamento dei pazienti, il coinvolgimento delle comunità locali e l’adozione di procedure sicure per la gestione delle sepolture. Interventi che, secondo gli esperti, rappresentano ancora oggi gli strumenti più efficaci per interrompere la catena dei contagi e contenere la diffusione del virus.


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