Salute 4 Giugno 2026 11:11

Autismo e ADHD, scoperto il possibile ruolo protettivo di alcuni batteri intestinali

Uno studio collega epigenetica alla nascita, sviluppo del microbiota e primi segnali di autismo e ADHD. Alcuni batteri intestinali potrebbero contribuire a ridurre il rischio, ma serviranno ulteriori conferme.

di Arnaldo Iodice
Autismo e ADHD, scoperto il possibile ruolo protettivo di alcuni batteri intestinali

Un nuovo studio pubblicato su Cell Press Blue suggerisce che una parte delle basi dello sviluppo cerebrale possa essere influenzata molto presto, già prima della nascita, attraverso l’interazione tra programmazione epigenetica del bambino e microbiota intestinale. I ricercatori della Chinese University of Hong Kong hanno analizzato i profili di metilazione del DNA nel sangue del cordone ombelicale di 571 neonati, una modificazione epigenetica capace di regolare l’attività dei geni senza alterarne la sequenza. Questi dati sono stati poi messi in relazione con campioni di microbiota intestinale raccolti da 969 bambini a 2, 6 e 12 mesi, oltre che con campioni dei genitori durante il terzo trimestre di gravidanza. A 36 mesi, lo sviluppo neurologico dei bambini è stato valutato tramite questionari comportamentali. I risultati indicano che alcuni profili epigenetici presenti alla nascita possono influenzare la maturazione del microbiota nel primo anno di vita e associarsi a segnali precoci di autismo e ADHD.

Il “dialogo” tra epigenoma e batteri intestinali

I primi anni di vita rappresentano una fase decisiva per lo sviluppo del cervello e del sistema immunitario. Da tempo la ricerca studia separatamente il ruolo dell’epigenetica e quello del microbiota intestinale nella salute a lungo termine, ma questo studio prova a chiarire come i due sistemi possano interagire nelle prime fasi della vita.

Secondo Hein Min Tun, coautore senior dello studio, esisterebbe una sorta di “dialogo” tra il profilo epigenetico del neonato e i batteri che colonizzano l’intestino nei mesi successivi. In altre parole, alcune caratteristiche biologiche presenti alla nascita potrebbero orientare lo sviluppo della comunità microbica intestinale, mentre alcuni batteri “buoni” potrebbero modificare il rischio associato a determinati profili epigenetici. I ricercatori hanno osservato che diversi fattori sono collegati ai profili epigenetici neonatali, tra cui modalità del parto, durata della gravidanza, presenza di fratelli maggiori e allergie materne. Il microbiota dei genitori, invece, non sembra aver influenzato direttamente questi cambiamenti epigenetici.

Lo sviluppo del microbiota infantile è risultato associato soprattutto a parto cesareo o vaginale, uso di antibiotici, allattamento al seno e presenza di fratelli. Nei bambini nati con cesareo sono stati osservati particolari pattern di metilazione in geni coinvolti nella funzione immunitaria e nello sviluppo cerebrale.

Alcuni batteri potrebbero avere un ruolo protettivo

Il dato più interessante riguarda il possibile effetto protettivo di alcuni batteri intestinali. I ricercatori hanno rilevato che i bambini con pattern epigenetici associati all’autismo mostravano minori probabilità di presentare segni della condizione se durante l’infanzia avevano acquisito Lachnospira pectinoschiza. In modo simile, i bambini con profili epigenetici associati all’ADHD sembravano meno inclini a manifestare segnali del disturbo se nel primo anno di vita era presente Parabacteroides distasonis. Secondo Francis Ka Leung Chan, gastroenterologo e autore senior dello studio, questa osservazione è particolarmente promettente perché apre alla possibilità futura di sostenere lo sviluppo dei bambini attraverso dieta mirata o probiotici, anche se serviranno conferme sperimentali.

Prudenza: non è una diagnosi e non dimostra un rapporto causa-effetto

Gli autori invitano però alla cautela. Lo studio non dimostra che il microbiota intestinale causi o prevenga direttamente autismo e ADHD, né permette di prevedere con certezza il percorso di sviluppo di un bambino a partire dai dati raccolti alla nascita. Le condizioni del neurosviluppo sono complesse, multifattoriali e influenzate da una combinazione di elementi genetici, biologici, ambientali e sociali. Per questo Tun sottolinea che le basi della salute cerebrale vengono gettate molto presto, ma che non bisogna interpretare i risultati come una forma di destino biologico già scritto. La ricerca individua piuttosto un possibile tassello di un quadro molto più ampio.

Un altro punto importante riguarda il metodo. I bambini sono stati valutati a 36 mesi attraverso questionari comportamentali, utili per individuare segnali precoci, ma diversi da una diagnosi clinica definitiva di disturbo dello spettro autistico o ADHD. Inoltre, le associazioni tra epigenetica, microbiota e comportamento devono essere approfondite con studi di laboratorio e con ulteriori osservazioni nel tempo. I ricercatori stanno infatti continuando a seguire i bambini coinvolti, per capire se e come i profili epigenetici iniziali e la composizione del microbioma influenzino la salute nelle età successive.

Nonostante questi limiti, il lavoro rafforza un’idea sempre più centrale nella ricerca biomedica: intestino, sistema immunitario e cervello non funzionano come compartimenti separati, ma comunicano fin dalle prime fasi della vita. Se in futuro il ruolo protettivo di alcuni batteri verrà confermato, si potrebbero aprire nuove strade preventive, basate non su interventi invasivi ma sul sostegno alla maturazione del microbiota infantile. Dieta materna, modalità di parto, allattamento, uso prudente degli antibiotici e probiotici specifici potrebbero diventare aree di studio cruciali.

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