Combattere il glioblastoma là dove il tumore tende a tornare. È questo l’obiettivo di NeuroMESH, progetto italiano finanziato con 2,7 milioni di euro che sta sviluppando un “cerotto” biodegradabile capace di distribuire farmaci e immunoterapie direttamente nel cervello dopo l’intervento chirurgico.
Il glioblastoma è considerato uno dei tumori più difficili da trattare. Nonostante gli importanti progressi della neurochirurgia, della radioterapia e delle terapie farmacologiche, la malattia continua a presentare tassi molto elevati di recidiva e una prognosi spesso sfavorevole. Per affrontare questa sfida, un gruppo di ricercatori italiani ha avviato un progetto innovativo che unisce nanomedicina, neurochirurgia, immunoterapia e bioingegneria con l’obiettivo di sviluppare nuove strategie terapeutiche più efficaci e mirate.
Il progetto, denominato NeuroMESH, ha ottenuto un finanziamento del Fondo Italiano per le Scienze Applicate (FISA) pari a 2,7 milioni di euro e sarà sviluppato nell’arco di cinque anni. L’iniziativa coinvolge specialisti dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, Humanitas University e dell’Istituto Italiano di Tecnologia, con l’obiettivo di portare una tecnologia già validata in laboratorio verso una futura applicazione clinica nei pazienti.
Un tumore aggressivo che continua a sfuggire alle cure
Il glioblastoma rappresenta il tumore cerebrale maligno primitivo più frequente negli adulti. Ogni anno colpisce circa 3-4 persone ogni 100 mila abitanti, con un’incidenza che aumenta significativamente dopo i 65 anni. La sua aggressività dipende da numerosi fattori biologici. Uno degli ostacoli principali è la barriera emato-encefalica, una struttura naturale che protegge il cervello ma che limita anche l’ingresso di molti farmaci. A questo si aggiungono la forte eterogeneità delle cellule tumorali e la capacità del tumore di creare un ambiente che ostacola l’azione del sistema immunitario. Non sorprende quindi che, nonostante intervento chirurgico, radioterapia e chemioterapia, circa l’80% delle recidive si sviluppi nella stessa area del tumore originario. Attualmente soltanto il 5% dei pazienti è vivo a cinque anni dalla diagnosi.
La nanomedicina entra in sala operatoria
Per contrastare il rischio di recidiva locale, i ricercatori stanno lavorando su una soluzione innovativa: una micro-MESH (µMESH), una sottilissima struttura biodegradabile che può essere applicata direttamente nella cavità lasciata dal tumore dopo la sua rimozione chirurgica. Si tratta di una sorta di “cerotto intelligente”, progettato per aderire perfettamente alle superfici irregolari del cervello e rilasciare farmaci in maniera controllata per settimane o addirittura mesi. A differenza di altri sistemi utilizzati in oncologia, la µMESH non è rigida e non si comporta come un gel. La sua particolare architettura microscopica consente di trasportare e distribuire nel tempo differenti molecole terapeutiche direttamente nell’area a più alto rischio di ricomparsa della malattia.
Farmaci e immunoterapia direttamente contro le cellule residue
Uno degli aspetti più promettenti della tecnologia riguarda la possibilità di combinare più strategie terapeutiche all’interno dello stesso dispositivo. La µMESH potrà infatti veicolare chemioterapici, anticorpi monoclonali e farmaci immunoterapici, favorendo un’azione mirata sulle cellule tumorali residue che potrebbero essere rimaste dopo l’intervento. L’obiettivo non è soltanto eliminare le cellule cancerose, ma anche riattivare il sistema immunitario affinché riconosca e combatta il tumore in modo più efficace. Questo approccio potrebbe inoltre potenziare gli effetti della radioterapia, creando una strategia terapeutica integrata contro una malattia che oggi dispone di opzioni limitate.
Dalla ricerca al possibile utilizzo clinico
Il programma di sviluppo prevede diverse fasi. Inizialmente la tecnologia verrà testata in modelli avanzati di glioblastoma per valutarne efficacia e sicurezza rispetto alle metodiche oggi utilizzate. Successivamente sarà selezionata la configurazione più performante del dispositivo, che verrà preparata per la produzione secondo gli standard richiesti dalle autorità regolatorie internazionali. L’obiettivo finale è arrivare alla presentazione della documentazione necessaria per ottenere le autorizzazioni da parte degli enti regolatori europei e statunitensi e avviare le future sperimentazioni cliniche sull’uomo.
Una nuova frontiera per la neuro-oncologia
NeuroMESH rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra discipline diverse possa generare soluzioni innovative per malattie ancora difficili da curare. L’integrazione tra neurochirurgia, oncologia, nanomedicina, microtecnologie e immunoterapia potrebbe aprire nuove prospettive nel trattamento dei tumori cerebrali ad alto grado. Se i risultati ottenuti nelle fasi di sviluppo confermeranno le aspettative, questa piattaforma potrebbe non solo migliorare la prognosi dei pazienti con glioblastoma, ma diventare anche una base tecnologica per future applicazioni in altre forme di tumore e in differenti ambiti della medicina.
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