Advocacy e Associazioni 3 Giugno 2026 10:19

Chi si prende cura di chi cura? L’appello di CARER per le emergenze familiari

Dal Caregiver Day 2026 arriva un appello alle istituzioni e il Manifesto per l'Emergenza nella Cura: servono reti di supporto, piani di intervento e servizi capaci di proteggere chi cura e chi viene curato

di Isabella Faggiano
Chi si prende cura di chi cura? L’appello di CARER per le emergenze familiari

Ci sono emergenze che arrivano all’improvviso e altre che maturano lentamente, nel silenzio delle case. Una caduta, un malore, un ricovero inatteso. Eventi che possono cambiare la vita di chiunque, ma che assumono un significato ancora più profondo quando colpiscono una persona che ogni giorno si prende cura di un familiare fragile. Per milioni di caregiver familiari italiani la domanda è tanto semplice quanto inquietante: chi si occuperà della persona assistita se io non potrò più farlo? È attorno a questa riflessione che si è sviluppato l’ultimo appuntamento delCaregiver Day 2026, la manifestazione promossa da Anziani e non solo in collaborazione con CARER ETS e giunta alla sua sedicesima edizione. Un incontro che ha acceso i riflettori su un tema spesso trascurato dal dibattito pubblico: l’emergenza nella cura. “Quando si parla di emergenza nella cura si pensa quasi sempre alla persona assistita, ma esiste un’altra fragilità che troppo spesso rimane invisibile: quella di chi assiste. Se il caregiver si ammala, cade o viene ricoverato, rischia di interrompersi improvvisamente l’intero sistema di cura costruito attorno alla persona fragile”, osserva Loredana Ligabue, segretario di CARER ETS. Come è stato ricordato nel corso dell’evento, infatti, “l’emergenza è un evento che attraversa la persona che cura e quella che è curata”.

Quando il caregiver resta solo

Dietro ogni assistenza continuativa esiste una rete invisibile fatta di gesti quotidiani, presenza costante e responsabilità spesso assunte senza pause. Una rete che rischia di spezzarsi quando il caregiver si ammala, subisce un incidente o necessita a sua volta di cure. È una situazione più frequente di quanto si possa immaginare e che diventa particolarmente critica nei mesi estivi. La riduzione dei servizi, la partenza di familiari e conoscenti, le difficoltà organizzative legate alle vacanze e l’aumento dei rischi associati al caldo rendono questo periodo dell’anno uno dei più delicati per chi assiste una persona fragile. “I mesi estivi rendono ancora più evidenti le criticità della cura familiare. La riduzione dei servizi, l’assottigliarsi delle reti di supporto e le difficoltà organizzative che molte famiglie affrontano in questo periodo possono aumentare il senso di solitudine e vulnerabilità dei caregiver”, sottolinea Ligabue. Per questo CARER richiama l’attenzione su una realtà spesso ignorata: l’emergenza non va in vacanza.

Un manifesto per non lasciare nessuno indietro

Dalla conclusione del Caregiver Day nasce il Manifesto per l’Emergenza nella Cura, un documento che vuole trasformare un problema spesso affrontato solo quando si presenta in una questione di programmazione e responsabilità collettiva. Il punto di partenza è racchiuso in una frase semplice ma netta: ogni persona non autosufficiente ha diritto alla continuità dell’assistenza e ogni caregiver deve poter contare sulla tutela della propria salute. L’obiettivo è evitare che una situazione critica si trasformi in abbandono. “L’obiettivo del Manifesto è affermare un principio semplice: nessun caregiver deve essere lasciato solo nei momenti di emergenza e nessuna persona assistita deve rischiare di rimanere senza protezione quando chi se ne prende cura attraversa una situazione critica”, evidenzia Ligabue. Il documento propone la creazione di piani di emergenza personalizzati per le famiglie, procedure rapide per l’attivazione dei servizi territoriali, percorsi di formazione sulla gestione delle crisi e sistemi di sostituzione temporanea in grado di intervenire quando il caregiver non è più in condizione di garantire assistenza. Tra le richieste figurano anche servizi di sollievo attivabili rapidamente, una maggiore integrazione tra sanità e servizi sociali, il potenziamento della teleassistenza e strumenti semplici che consentano di chiedere aiuto nei momenti più difficili.

I diritti di chi assiste

Uno degli aspetti più innovativi del documento è il riconoscimento esplicito dei diritti del caregiver nelle situazioni di emergenza. Il diritto di chiedere aiuto senza sentirsi in colpa. Il diritto a non compromettere la propria salute per continuare ad assistere un familiare. Il diritto a ricevere sostegno quando non è più possibile garantire la cura quotidiana. Diritti che si intrecciano inevitabilmente con quelli della persona assistita, che non dovrebbe mai rischiare di restare sola a causa di un evento improvviso che colpisce il proprio caregiver. L’obiettivo è superare una visione che considera l’assistenza come una responsabilità esclusivamente privata e riconoscere invece che la fragilità riguarda l’intera comunità.

Un esercito silenzioso che sostiene il welfare

I numeri raccontano la portata del fenomeno. In Italia i caregiver familiari sono quasi otto milioni. Nella maggior parte dei casi si tratta di donne tra i 45 e i 65 anni che dedicano una parte rilevante della propria vita alla cura di un familiare. Molti garantiscono assistenza per oltre venti ore a settimana e quasi quattro persone su dieci svolgono attività di cura continuativa senza alcuna possibilità di sostituzione. Non sorprende quindi che stress, disturbi del sonno, isolamento sociale e burnout rappresentino condizioni molto diffuse. Eppure questo esercito silenzioso costituisce una delle colonne portanti del sistema di assistenza italiano. I caregiver assicurano gran parte della continuità assistenziale alle persone fragili e svolgono una funzione che avrebbe un valore economico enorme se dovesse essere interamente assorbita dai servizi pubblici.

La cura come responsabilità collettiva

Il Manifesto guarda oltre la gestione delle emergenze e propone un cambio di prospettiva culturale. Immagina un Paese in cui le crisi non si trasformano in tragedie silenziose, in cui i caregiver non siano costretti a fronteggiare da soli il peso della responsabilità e in cui i servizi siano in grado di dialogare e coordinarsi. “La sicurezza del caregiver è parte integrante della sicurezza della persona assistita. Per questo servono reti territoriali, procedure chiare e strumenti che consentano alle famiglie di affrontare le emergenze senza essere abbandonate a sé stesse”, conclude Ligabue. L’obiettivo è costruire un sistema in cui la fragilità non ricada esclusivamente sulle spalle delle famiglie, ma venga riconosciuta come una responsabilità condivisa. Perché proteggere chi assiste significa, prima di tutto, proteggere chi ha bisogno di essere assistito.


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