Salute 13 Maggio 2026 15:38

Ovaio policistico, cambia nome la sindrome che colpisce 170 milioni di donne: riconosciuto il ruolo endocrino-metabolico

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) cambia ufficialmente nome e diventa “Sindrome Metabolica Ovarica Poliendocrina” (PMOS). La decisione, pubblicata su The Lancet e guidata dalla Monash University, punta a superare una definizione considerata riduttiva e fuorviante

di Isabella Faggiano
Ovaio policistico, cambia nome la sindrome che colpisce 170 milioni di donne: riconosciuto il ruolo endocrino-metabolico

Per anni è stata raccontata soprattutto come una patologia legata alle ovaie e alla presenza di “cisti”, ma la comunità scientifica internazionale oggi cambia prospettiva. La sindrome dell’ovaio policistico, conosciuta come PCOS, cambia ufficialmente nome e diventa “Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome” (PMOS), in italiano Sindrome Metabolica Ovarica Poliendocrina. La ridefinizione è stata pubblicata su The Lancet al termine di un lungo percorso internazionale coordinato dalla Monash University australiana e durato 14 anni. Secondo gli esperti, il nuovo nome riflette in modo più accurato la reale natura della malattia, che interessa non soltanto l’apparato riproduttivo ma coinvolge metabolismo, sistema endocrino, salute cardiovascolare, peso corporeo e benessere psicologico. La sindrome colpisce circa una donna su otto nel mondo, per un totale stimato di oltre 170 milioni di persone.

“Per troppo tempo ridotta a un problema di cisti ovariche”

A guidare il processo di revisione è stata la professoressa Helena Teede, endocrinologa e direttrice del Monash Centre for Health Research and Implementation. “Quello che ora sappiamo è che in realtà non c’è alcun aumento delle cisti anomale sull’ovaio, e le diverse caratteristiche della condizione sono spesso state poco apprezzate”, spiega Teede. Secondo gli esperti, il vecchio termine “sindrome dell’ovaio policistico” ha contribuito per anni a creare confusione sia tra i pazienti sia nella pratica clinica, alimentando ritardi diagnostici e trattamenti non adeguati. “È stato straziante vedere la diagnosi ritardata, la consapevolezza limitata e l’assistenza inadeguata offerte a chi è stato colpito da questa condizione trascurata”, aggiunge Teede.

Il riconoscimento della componente metabolica

Il cambio di nomenclatura viene accolto come una svolta anche dagli esperti di Egoi-PCOS (Experts Group on Inositol in Basic and Clinical Research and on PCOS), che parlano di “riconoscimento scientifico senza precedenti”. Secondo il gruppo, la nuova definizione sancisce il superamento di una visione esclusivamente ginecologica della sindrome a favore di un approccio sistemico e multidisciplinare. “Il riconoscimento della componente metabolica nella nuova nomenclatura internazionale è un passaggio storico – afferma Vittorio Unfer, presidente di Egoi-PCOS – Conferma ciò che sosteniamo da anni: questa non è una semplice condizione ovarica, ma una sindrome endocrino-metabolica sistemica che impatta sull’intero organismo”. Egoi-PCOS sottolinea di aver sostenuto da tempo la necessità di superare il termine PCOS, proponendo già in passato la definizione di “Endocrine Metabolic Syndrome” (EMS), proprio per evidenziare il peso degli aspetti metabolici nella malattia.

Una sindrome che coinvolge metabolismo, ormoni e salute mentale

Il PMOS è caratterizzato da alterazioni ormonali e metaboliche che possono avere conseguenze molto ampie sulla salute femminile. La condizione può infatti influenzare il peso corporeo, il metabolismo glucidico, la fertilità e la salute cardiovascolare, ma anche la pelle, il benessere psicologico e la salute mentale. Secondo gli autori del documento, la nuova nomenclatura rappresenta il riconoscimento definitivo della natura sistemica della sindrome e del suo impatto lungo tutto l’arco della vita.

Un consenso globale costruito con pazienti e società scientifiche

Il cambio di nome nasce da una delle più ampie iniziative internazionali mai realizzate per ridefinire una condizione medica. Il processo ha coinvolto 56 organizzazioni scientifiche e associazioni di pazienti, oltre a esperti internazionali, workshop multidisciplinari e più di 22 mila risposte raccolte attraverso sondaggi globali. Tra i protagonisti del progetto figurano anche la AE-PCOS Society, la Verity PCOS UK e specialisti provenienti da diversi Paesi. Secondo Teede, uno dei criteri fondamentali nella scelta del nuovo nome è stato evitare termini potenzialmente stigmatizzanti o culturalmente problematici. I principi condivisi per la nuova definizione includevano infatti l’accuratezza scientifica, il beneficio per il paziente, la facilità di comunicazione, l’adeguatezza culturale e la possibilità di applicazione concreta nella pratica clinica.

“Non è un semplice cambio semantico”

Per gli esperti, la nuova definizione non rappresenta soltanto una modifica terminologica, ma un cambiamento destinato ad avere ricadute concrete su diagnosi, ricerca e assistenza. “Questo cambiamento è stato guidato con e per coloro che sono stati colpiti dalla condizione e siamo orgogliosi di aver trovato un nuovo nome che riflette finalmente accuratamente la complessità della condizione – dice Teede -Non fraintendetevi, questo è un momento storico che porterà a progressi mondiali disperatamente necessari nella pratica clinica e nella ricerca”. Anche Rachel Morman, presidente di Verity PCOS UK e coinvolta nel processo di ridefinizione, sottolinea il valore culturale del cambiamento: “È fantastico che il nuovo nome ora inizi con gli ormoni e riconosca la dimensione metabolica della condizione. Questo cambiamento riformulerà la conversazione e richiederà che venga presa sul serio quanto la complessa e lungo termine condizione di salute che è”. Per Egoi-PCOS, inoltre, la ridefinizione in PMOS rappresenta “una nuova identità biologica” della sindrome. “Smettere di chiamarlo ‘ovaio policistico’ significa finalmente guardare oltre l’ecografia per concentrarsi sulle cause e sulla prevenzione delle complicanze cardiometaboliche future. Oggi la comunità scientifica internazionale si allinea alla visione che Egoi-PCOS promuove da tempo, mettendo al centro la salute globale della donna”, aggiunge Unfer.

L’obiettivo: diagnosi più precoci e cure più appropriate

Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dagli esperti riguarda il possibile impatto del nuovo approccio sulla diagnosi precoce e sulla gestione clinica. Per anni molte donne hanno ricevuto diagnosi tardive o incomplete proprio perché la sindrome veniva interpretata prevalentemente come una condizione ginecologica legata alle ovaie. La nuova definizione punta invece a favorire un approccio multidisciplinare, capace di integrare endocrinologia, ginecologia, nutrizione, metabolismo e salute mentale. Secondo Egoi-PCOS, questa visione è già stata tradotta in una rete di centri specialistici dedicati, con strutture attive o in fase di inaugurazione anche in Italia, tra cui il San Camillo di Roma, indicato come primo centro pubblico di riferimento. Il progetto si estende inoltre a livello internazionale attraverso collaborazioni con centri specialistici in Polonia, Russia, Georgia e Brasile.

Una transizione globale che durerà tre anni

La transizione internazionale verso il nuovo nome sarà accompagnata da una vasta campagna di educazione e sensibilizzazione rivolta a professionisti sanitari, pazienti, ricercatori e istituzioni. Il nuovo termine PMOS verrà progressivamente introdotto nelle future linee guida internazionali, con piena implementazione prevista entro il 2028. Secondo gli esperti, questo cambiamento potrebbe rappresentare un passaggio fondamentale non solo per migliorare la pratica clinica, ma anche per aumentare la consapevolezza pubblica su una condizione che per troppo tempo è stata semplificata, sottovalutata e spesso fraintesa.

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