Il nuovo report europeo del Lancet Countdown su salute e cambiamento climatico fotografa un continente sempre più esposto agli effetti sanitari della crisi climatica. In aumento i decessi attribuibili al caldo, l’insicurezza alimentare, le malattie infettive trasmesse da vettori e le disuguaglianze sociali
Il cambiamento climatico non è più una minaccia futura, ma un’emergenza sanitaria già in corso. A dirlo è il nuovo report europeo 2026 del Lancet Countdown su salute e cambiamento climatico, che monitora l’impatto della crisi climatica sulla salute dei cittadini europei attraverso 43 indicatori aggiornati al 2025. Il quadro che emerge è quello di un’Europa sempre più vulnerabile agli effetti del caldo estremo, delle malattie infettive emergenti, dell’insicurezza alimentare e delle disuguaglianze sociali legate al clima. Secondo il report, quasi tutte le regioni europee monitorate – il 99,6% – hanno registrato un aumento dei decessi attribuibili al caldo nel periodo 2015-2024 rispetto al decennio 1991-2000, con un incremento medio annuo di 52 morti per milione di abitanti. Parallelamente, gli avvisi sanitari quotidiani per caldo estremo sono aumentati del 318%.
Neonati e anziani sempre più esposti al caldo
A preoccupare particolarmente sono gli effetti sulle fasce più fragili della popolazione. Neonati sotto l’anno di età e anziani sopra i 65 anni hanno registrato nel 2024 oltre 2,3 miliardi di giorni-persona di esposizione alle ondate di calore, il dato più alto mai registrato in Europa. Nel confronto tra il periodo 2015-2024 e il 1991-2000, l’esposizione al caldo tra le popolazioni vulnerabili è aumentata del 254%, passando da 460 milioni a 1,63 miliardi di giorni-persona. Un incremento dovuto sia all’invecchiamento della popolazione sia all’aumento della frequenza delle ondate di calore, cresciute del 129%. Il report evidenzia inoltre che il numero medio annuo di ore in cui il caldo rende rischiosa l’attività fisica leggera o moderata è aumentato di 60 ore all’anno (+88%), con ricadute dirette sulla salute cardiovascolare, respiratoria e sul benessere generale della popolazione.
Dengue, allergie e nuovi rischi sanitari
La crisi climatica sta modificando anche la geografia delle malattie infettive. Secondo gli autori, l’idoneità climatica alla trasmissione del virus dengue in Europa è aumentata del 297% rispetto al periodo 1981-2010, favorendo la comparsa di focolai locali trasmessi dalle zanzare Aedes. In crescita anche il rischio legato ad altre malattie sensibili al clima, come West Nile virus, chikungunya e leishmaniosi, mentre l’aumento delle temperature ha prolungato di una o due settimane la stagione dei pollini allergenici, aumentando il periodo di esposizione per le persone con rinite allergica e altre patologie respiratorie.
Clima e disuguaglianze: i più fragili pagano il prezzo più alto
Il report sottolinea con forza come gli effetti sanitari del cambiamento climatico non siano distribuiti in modo uniforme. Le famiglie a basso reddito presentano una probabilità superiore di 10,9 punti percentuali di vivere condizioni di insicurezza alimentare rispetto ai nuclei con reddito medio, a causa dell’aumento di siccità e ondate di calore. Particolarmente esposti risultano anche i lavoratori all’aperto nei settori agricolo ed edilizio, maggiormente vulnerabili allo stress termico e agli infortuni correlati al caldo. Le regioni economicamente più svantaggiate registrano inoltre una maggiore esposizione agli incendi boschivi e un minore accesso agli spazi verdi urbani, che rappresentano uno dei principali strumenti naturali di mitigazione del calore e dell’inquinamento atmosferico.
Energia pulita in crescita, ma i sussidi ai fossili restano record
Sul fronte della mitigazione climatica, il report riconosce alcuni segnali positivi. Nel 2023 la quota di energie rinnovabili nella produzione elettrica europea è salita al 21,5%, contro l’8,4% del 2016, mentre gli investimenti nelle energie pulite hanno raggiunto 427 miliardi di euro, con un aumento dell’86% rispetto al 2015. Parallelamente, l’uso del carbone e l’intensità carbonica del sistema energetico europeo sono diminuiti. Tuttavia, gli autori evidenziano una forte contraddizione: nel 2023 i sussidi ai combustibili fossili hanno raggiunto il valore record di 444 miliardi di euro, trainati dalle misure adottate dai governi europei dopo la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. “Approcci integrati alla mitigazione e all’adattamento climatico sono essenziali per massimizzare i benefici sia per il clima sia per la salute”, sottolineano i ricercatori.
Trasporti, dieta e sanità: i settori ancora in ritardo
Il settore dei trasporti resta uno dei principali nodi critici. È infatti l’unico comparto europeo che continua ad aumentare le emissioni di gas serra dal 1990 e rappresenta oggi il 29% delle emissioni complessive dell’UE. Nonostante la crescita delle energie rinnovabili nel trasporto passeggeri, i combustibili fossili rappresentano ancora il 95% dell’energia utilizzata nel trasporto stradale europeo. Anche sul fronte alimentare emergono criticità. La mortalità attribuibile a diete scorrette è aumentata dell’1% tra il 2021 e il 2022 in Europa, soprattutto nei Paesi dell’Europa meridionale e orientale, complice l’aumento di sovrappeso e obesità. Il report richiama inoltre l’attenzione sull’impatto ambientale del settore sanitario. Sebbene le emissioni complessive della sanità europea siano diminuite rispetto al 2010, gli anni di vita persi corretti per disabilità (DALY) associati all’inquinamento prodotto dalle attività sanitarie sono aumentati del 24%.
Riduzione della produttività e impatto economico del caldo
Gli effetti della crisi climatica iniziano a pesare anche sull’economia europea. Nel periodo 2020-2023 la disponibilità di forza lavoro è risultata inferiore dell’1,52% rispetto alla media storica 1965-1994, equivalenti a circa 24 ore di lavoro perse per lavoratore ogni anno a causa dell’aumento delle temperature. Le perdite più consistenti sono state registrate nelle Canarie, a Cipro e nell’Attica greca. Secondo gli autori, nell’Europa meridionale le anomalie termiche hanno già determinato una riduzione dello 0,99% della crescita del PIL pro capite nel 2021 rispetto ai valori medi storici.
Cala il coinvolgimento pubblico e politico
Uno degli aspetti più critici messi in luce dal report riguarda il progressivo calo del coinvolgimento pubblico, politico e mediatico sul rapporto tra clima e salute. Nonostante l’aumento degli studi scientifici pubblicati sull’argomento, nel 2023 si è registrata una riduzione dell’attenzione individuale, politica e aziendale sul tema. In controtendenza cresce invece il ruolo del contenzioso climatico. La Corte internazionale di giustizia ha recentemente stabilito che gli Stati hanno un obbligo giuridicamente vincolante di contrastare il cambiamento climatico e di riconoscerne gli effetti sul benessere umano e sulla salute del pianeta.
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