Salute 8 Maggio 2026 17:02

Tumore ovarico, 9 donne su 10 curate in centri specializzati entro il 2030

Una nuova Agenda nazionale punta a trasformare il tumore ovarico in una priorità sanitaria: cure centralizzate, diagnosi più rapide, accesso uniforme ai test genetici e maggiore qualità di vita per le pazienti. A Roma istituzioni, clinici e associazioni hanno acceso i riflettori su una delle neoplasie ginecologiche più aggressive

di Viviana Franzellitti
Tumore ovarico, 9 donne su 10 curate in centri specializzati entro il 2030

Ogni giorno in Italia 15 donne ricevono una diagnosi di tumore ovarico, per un totale di oltre 5.400 nuovi casi all’anno. Eppure, nonostante la gravità della malattia, molte pazienti continuano a non sapere quanto la scelta del centro di cura possa influire sulla prognosi e sull’accesso ai trattamenti più innovativi. In occasione della Giornata mondiale sul tumore ovarico, specialisti, associazioni pazienti e società scientifiche hanno presentato a Roma la prima Agenda nazionale dedicata a questa patologia, con l’obiettivo di rendere il carcinoma ovarico una vera priorità di salute pubblica. Tra i traguardi fissati: fare in modo che entro il 2030 almeno il 90% delle donne venga trattato in strutture altamente specializzate, ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire percorsi diagnostici e terapeutici omogenei in tutto il Paese. L’iniziativa è stata accompagnata da un convegno istituzionale al ministero della Salute e da eventi pubblici in piazza del Popolo a Roma per sensibilizzare cittadini e istituzioni.

Cure centralizzate: perché i centri specializzati fanno la differenza

Uno dei punti centrali dell’Agenda riguarda la necessità di affidare le pazienti a centri ad alto volume e con competenze multidisciplinari dedicate. Secondo gli specialisti, il tumore ovarico richiede infatti un approccio altamente specializzato, capace di integrare chirurgia oncologica, oncologia medica, genetica, supporto psicologico e follow up continuo. Tuttavia, oggi il 73% delle donne non conosce l’importanza della presa in carico in strutture specializzate e ritiene che qualsiasi ospedale possa offrire le stesse possibilità terapeutiche. Gli esperti chiedono quindi che tutte le Regioni individuino ufficialmente centri di riferimento per questa neoplasia e che le reti oncologiche siano realmente operative, con percorsi chiari e tempi rapidi tra diagnosi e inizio delle cure. L’obiettivo intermedio fissato dall’Agenda è raggiungere il 75% dei casi trattati in centri specializzati entro il 2028, per arrivare al 90% due anni dopo.

Diagnosi tardive e sintomi poco specifici: il nodo dell’informazione

Il carcinoma ovarico continua a essere una delle neoplasie ginecologiche con la più alta mortalità, soprattutto a causa del ritardo diagnostico. A oggi non esiste infatti uno screening efficace per la popolazione generale e la malattia spesso si manifesta con sintomi inizialmente vaghi e facilmente sottovalutabili, come gonfiore addominale persistente, dolore pelvico, senso di sazietà precoce o alterazioni intestinali. Per questo motivo gli esperti chiedono campagne informative strutturate e continuative. Tra gli obiettivi dell’Agenda c’è la realizzazione, entro il 2030, di almeno una campagna regionale annuale di sensibilizzazione sul tumore ovarico, sviluppata in collaborazione con le associazioni pazienti. Grande attenzione anche ai fattori di rischio, tra cui familiarità genetica, infertilità, assenza di gravidanze o prima gravidanza in età avanzata.

Test genetici e rischio ereditario: cosa cambia con i nuovi Lea

Un altro tema centrale riguarda il rischio eredo-familiare legato alle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2, che aumentano significativamente la probabilità di sviluppare tumori dell’ovaio e della mammella. Gli specialisti sottolineano come l’aggiornamento dei Lea 2025 abbia rappresentato un passaggio importante, introducendo un programma dedicato ai tumori ereditari mammella-ovaio correlati a mutazioni Brca. Tuttavia, l’applicazione concreta resta ancora molto disomogenea sul territorio nazionale. Le associazioni chiedono quindi che test genetici, consulenza specialistica, sorveglianza clinica e chirurgia di riduzione del rischio siano garantiti gratuitamente e in modo uniforme in tutte le Regioni. L’obiettivo è superare le attuali disparità territoriali, che spesso determinano differenze significative nell’accesso alla prevenzione e alle cure.

Terapie innovative e accesso agli studi clinici

La nuova Agenda richiama anche la necessità di garantire un accesso rapido e uniforme ai trattamenti innovativi, inclusi farmaci mirati e terapie personalizzate. Oggi la medicina oncologica utilizza sempre più frequentemente test genetici, molecolari e immunoistochimici per individuare bersagli terapeutici specifici e scegliere il trattamento più adatto per ogni paziente. Secondo clinici e associazioni, servono però standard nazionali condivisi, tempi massimi di attesa definiti e reti di laboratori certificati in grado di assicurare la stessa qualità diagnostica in tutto il Paese. Importante anche il tema degli studi clinici: per molte pazienti rappresentano non soltanto ricerca, ma una concreta opportunità terapeutica, soprattutto nei casi più complessi o avanzati.

Qualità di vita e supporto psicologico fanno parte della cura

Accanto agli aspetti clinici, l’Agenda insiste sulla necessità di considerare la qualità di vita come parte integrante del percorso terapeutico. Le pazienti chiedono un’integrazione stabile di supporto psicologico, psico-oncologico, riabilitativo, sociale e assistenziale lungo tutte le fasi della malattia. Tra i temi spesso trascurati emerge anche quello del benessere affettivo e sessuale, che può essere profondamente compromesso dalle terapie e dagli interventi chirurgici. L’obiettivo è costruire percorsi di cura che non si limitino a trattare la malattia, ma accompagnino la donna nella gestione delle conseguenze fisiche, emotive e relazionali del tumore.

Flash mob e sedie vuote: il simbolo delle 15 diagnosi al giorno

La Giornata mondiale sul tumore ovarico è stata accompagnata anche da iniziative pubbliche di forte impatto simbolico. In piazza del Popolo, a Roma, durante la manifestazione Tennis & Friends Salute e Sport, un flash mob ha portato al centro della piazza 15 sedie vuote avvolte da un nastro verde teal, colore simbolo del tumore ovarico. Le sedie sono poi state occupate dalle rappresentanti delle associazioni pazienti per ricordare le 15 donne che ogni giorno in Italia ricevono una diagnosi di carcinoma ovarico. Sempre nella piazza romana è stata allestita anche una mostra di land art composta da coperte realizzate a mano dalle pazienti, per richiamare il tema della maternità negata dalla malattia ma anche delle possibilità di affido e adozione. Per sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica, il ministero della Salute e numerosi monumenti italiani sono stati illuminati di verde teal.

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