Dopo il focolaio registrato sulla nave MV Hondius cresce l’attenzione sull’hantavirus, responsabile di casi gravi e di alcuni decessi. L'Iss fa il punto su cosa c'è da sapere, come si trasmette e quali sintomi provoca
Il focolaio di hantavirus registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius ha riportato l’attenzione internazionale su un’infezione rara ma potenzialmente grave. A far scattare l’allerta è stata la segnalazione dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2 maggio scorso relativa a una serie di casi respiratori severi comparsi tra passeggeri e membri dell’equipaggio durante la navigazione. Secondo gli ultimi aggiornamenti, sono stati identificati sette casi tra confermati e sospetti, con tre decessi. Il virus individuato è l’hantavirus delle Ande, noto anche come Andes virus.
Cosa sono gli hantavirus
Gli hantavirus, come spiegato dagli esperti dell’Istituto superiore di sanità in una pagina web dedicata, sono virus trasmessi dagli animali, in particolare dai roditori, che rappresentano il loro serbatoio naturale. L’uomo può infettarsi accidentalmente entrando in contatto con urine, saliva o feci di roditori infetti oppure respirando particelle contaminate disperse nell’aria. A seconda dell’area geografica e del tipo di virus, l’infezione può provocare quadri clinici differenti. Nelle Americhe, dove circola il virus Andes, gli hantavirus possono causare la sindrome cardiopolmonare da hantavirus, una forma rapidamente progressiva che interessa polmoni e cuore. In Europa e Asia, invece, sono più frequentemente associati alla febbre emorragica con sindrome renale. Le infezioni restano relativamente rare. Nella Regione delle Americhe, nel 2025, sono stati segnalati 229 casi con 59 decessi, mentre in Europa nel 2023 le infezioni registrate sono state 1.885, il dato più basso degli ultimi anni. Attualmente non risultano casi umani segnalati in Italia.
Come si trasmette il virus
Il contagio avviene soprattutto attraverso l’esposizione a materiali contaminati da roditori infetti. Il rischio aumenta durante attività come la pulizia di ambienti infestati, magazzini, rifugi o edifici chiusi da tempo. I casi umani vengono osservati più frequentemente in aree rurali, boschive o agricole. Tuttavia il virus Andes rappresenta un’eccezione importante: è infatti l’unico hantavirus per cui sia stata documentata una limitata trasmissione interumana, soprattutto in presenza di contatti stretti e prolungati. È proprio questo l’aspetto che ha attirato l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali dopo il focolaio sulla nave. Sono stati descritti anche rari casi di trasmissione in ambito sanitario tra operatori e pazienti, sebbene restino eventi poco frequenti.
I sintomi dell’infezione
La sindrome cardiopolmonare da hantavirus può iniziare con sintomi aspecifici che ricordano un’influenza: febbre, mal di testa, dolori muscolari, brividi, vertigini e disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea e dolore addominale. Successivamente possono comparire difficoltà respiratoria improvvisa e abbassamento della pressione arteriosa, segni che indicano un coinvolgimento polmonare severo. I sintomi compaiono generalmente tra due e quattro settimane dall’esposizione, ma il periodo di incubazione può variare da una settimana fino a otto settimane. Ad oggi non esistono vaccini né antivirali specifici autorizzati contro l’infezione. La terapia è di supporto e si basa sul monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. L’accesso precoce alla terapia intensiva può migliorare significativamente la prognosi.
Il rischio per la popolazione resta basso
Nonostante l’attenzione suscitata dal focolaio della MV Hondius, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ritiene che il rischio per la popolazione generale europea resti molto basso. Secondo l’Ecdc, anche nell’eventualità di una trasmissione da parte dei passeggeri evacuati, “il virus non si trasmette facilmente” e difficilmente potrebbe provocare un’epidemia diffusa, soprattutto se vengono rispettate le misure di prevenzione e controllo delle infezioni. Un elemento rassicurante riguarda inoltre l’assenza in Europa del roditore che rappresenta il serbatoio naturale dell’hantavirus delle Ande. Questo rende improbabile una diffusione stabile del virus attraverso la fauna locale.
Come proteggersi
La prevenzione si basa soprattutto sulla riduzione del contatto con roditori e ambienti contaminati. Tra le principali misure raccomandate figurano la corretta conservazione di alimenti e rifiuti, la chiusura di crepe e aperture negli edifici e una pulizia sicura degli ambienti infestati. Gli esperti raccomandano inoltre di evitare di spazzare o aspirare a secco materiali contaminati, per non disperdere nell’aria particelle potenzialmente infette. Prima della pulizia è preferibile inumidire le superfici con detergenti o disinfettanti. Nel caso specifico del virus Andes, valgono anche le normali precauzioni contro le infezioni respiratorie: igiene accurata delle mani, attenzione alla cosiddetta “etichetta respiratoria” e limitazione dei contatti stretti in presenza di sintomi.
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