L’indagine della Simeu fotografa la crisi dei Pronto soccorso italiani: carenza di personale, ricorso ai medici gettonisti e pazienti in attesa di un posto letto anche per 23 ore. “Servono interventi strutturali e una reale integrazione con il territorio”
Pronto soccorso sotto pressione, personale insufficiente e pazienti costretti ad attendere per ore in barella. È il quadro che emerge dall’indagine istantanea della Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza (Simeu), condotta su un campione di strutture che nel 2025 hanno registrato circa tre milioni di accessi. Secondo i dati presentati in occasione del XIV Congresso nazionale Simeu a Napoli, nove Pronto soccorso su dieci risultano oggi sotto organico. Solo l’11% delle strutture dichiara infatti di avere personale adeguato, mentre l’89% è costretto a ricorrere a soluzioni tampone per coprire i turni, tra medici gettonisti, prestazioni aggiuntive e contratti libero-professionali.
Il ricorso ai gettonisti e la carenza di personale
Nel 29% dei casi continuano inoltre a essere utilizzate agenzie di servizi, nonostante le indicazioni ministeriali orientate a limitarne il ricorso. Per Alessandro Riccardi, presidente Simeu, il problema non può più essere affrontato come un’emergenza temporanea. “La scelta dei medici gettonisti nasce come soluzione flessibile e talvolta economicamente vantaggiosa per garantire la copertura dei servizi, ma si afferma soprattutto dove mancano alternative stabili nel sistema pubblico”, ha spiegato. “Quando invece esistono condizioni organizzate e attrattive, il ricorso a queste figure tende a ridursi”.Secondo la so cietà scientifica servono interventi strutturali capaci di rendere nuovamente attrattivo il lavoro nell’emergenza-urgenza. “Occorrono interventi su retribuzioni, riconoscimento professionale, tutele previdenziali e valorizzazione della natura usurante del lavoro, oltre a un miglioramento complessivo delle condizioni organizzative”, ha sottolineato Riccardi.
Pazienti in barella e attese fino a 23 ore
A pesare è soprattutto il fenomeno del boarding, cioè la permanenza prolungata dei pazienti in Pronto soccorso in attesa di un posto letto nei reparti ospedalieri. Il 70% delle strutture segnala infatti la presenza quotidiana di pazienti costretti a restare in barella, con un’attesa media che arriva a 23 ore. Solo il 30% dei Pronto soccorso dichiara di non registrare questa criticità. Per Simeu si tratta di un problema che non riguarda soltanto l’organizzazione ospedaliera, ma anche la dignità dei pazienti e la tenuta stessa del sistema sanitario. Il boarding, sottolinea la società scientifica, “lede la dignità dei pazienti e danneggia il sistema stesso perché è causa di abbandoni dall’emergenza-urgenza per un vero e proprio danno morale sugli operatori”. “Qualsiasi soluzione deve essere intrapresa per evitare lo stazionamento in barella in Pronto soccorso di malati destinati a un ricovero”, ha ribadito Riccardi. “La soluzione deve essere di sistema, a partire da un adeguamento dei posti letto per acuti rispetto alle esigenze reali”.
Crescono gli accessi, ricoveri stabili
L’indagine segnala inoltre un aumento degli accessi ai Pronto soccorso: +3% rispetto al 2024 e oltre +6% rispetto al 2023. I ricoveri, invece, restano stabili al 13%, segnale di un incremento della pressione sulle strutture senza un corrispondente aumento della capacità di assorbimento del sistema ospedaliero. Il nodo dell’integrazione con il territorio Accanto alla carenza di personale e al sovraffollamento, emerge anche la difficoltà di costruire una reale integrazione tra ospedale e servizi territoriali. I ricoveri diretti verso strutture territoriali, come ospedali di comunità e case di riposo, rappresentano appena lo 0,7% del totale degli accessi nei centri che riescono a monitorare il dato. Nel 38% dei Pronto soccorso, inoltre, queste informazioni non sono disponibili o vengono dichiarate nulle, segnalando difficoltà nella programmazione dei flussi assistenziali. Anche la collaborazione con la sanità territoriale appare ancora fragile: soltanto nel 36% dei casi viene definita stabile e strutturata, mentre nel restante 64% risulta sporadica o assente. Più equilibrato, ma comunque critico, il rapporto con i servizi sociali: metà delle strutture parla di una cooperazione efficace, l’altra metà segnala invece un’assenza di integrazione operativa. “La continuità assistenziale tra ospedale e territorio è il pilastro del futuro del Servizio sanitario nazionale”, ha concluso Riccardi. “Ma senza sistemi di rilevazione e integrazione efficaci la pressione sui Pronto soccorso diventerà insostenibile”.
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