Nutri e Previeni 30 Aprile 2026 09:29

Gli alimenti ultra-processati riducono l’attenzione e aumentano il rischio di demenza

Un nuovo studio internazionale evidenzia un’associazione tra consumo di alimenti ultra-processati e peggioramento delle capacità attentive negli adulti di mezza età, oltre a un aumento dei fattori di rischio modificabili per la demenza

di Isabella Faggiano
Gli alimenti ultra-processati riducono l’attenzione e aumentano il rischio di demenza

Una dieta ricca di alimenti ultra-processati può incidere negativamente sulle funzioni cognitive, in particolare sulla capacità di concentrazione, e aumentare i fattori di rischio legati alla demenza. A evidenziarlo è una ricerca condotta dalla Monash University, insieme all’Università di San Paolo e alla Deakin University, pubblicata su Alzheimer’s & Dementia: Diagnosis, Assessment & Disease Monitoring. Lo studio ha coinvolto più di 2.100 adulti australiani tra i 40 e i 70 anni, tutti senza diagnosi di demenza, analizzando abitudini alimentari e prestazioni cognitive.

Anche piccoli aumenti di UPF peggiorano l’attenzione

I risultati mostrano che un incremento anche lieve del consumo quotidiano di alimenti ultra-processati (UPF) è associato a una riduzione misurabile della capacità di attenzione, indipendentemente dalla qualità complessiva della dieta. Secondo la dottoressa Barbara Cardoso, della Monash University, un aumento del 10% del consumo di UPF – equivalente, ad esempio, a una piccola porzione aggiuntiva di snack confezionati – è sufficiente a determinare un peggioramento delle prestazioni nei test cognitivi. In particolare, si osserva una riduzione della capacità di concentrazione e della velocità di elaborazione delle informazioni, elementi fondamentali per le funzioni cognitive quotidiane.

Un effetto indipendente dalla dieta mediterranea

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio è che l’associazione tra consumo di UPF e riduzione dell’attenzione si mantiene anche nei soggetti che seguono una dieta mediterranea. Questo suggerisce che non sia soltanto la qualità complessiva dell’alimentazione a influenzare la salute cerebrale, ma anche il grado di trasformazione industriale degli alimenti. Rientrano, infatti, nella categoria dei cibi definiti “ultraprocessati” prodotti di largo consumo come bevande zuccherate, snack confezionati, prodotti da forno industriali e pasti pronti. Si tratta di alimenti caratterizzati da una elevata trasformazione industriale e dalla presenza di additivi, aromi e composti chimici che ne modificano struttura e composizione.

Attenzione in calo, memoria non coinvolta

Lo studio non ha evidenziato un’associazione significativa tra consumo di UPF e memoria. Il deficit riguarda invece soprattutto l’attenzione, una funzione cognitiva di base essenziale per apprendimento, pianificazione e risoluzione dei problemi. Gli autori sottolineano che la riduzione della capacità attentiva può avere effetti a cascata su altre funzioni cognitive.

Un possibile legame con i fattori di rischio per la demenza

Il consumo di alimenti ultra-processati è stato associato anche a un aumento dei fattori di rischio modificabili per la demenza, come ipertensione, obesità e disturbi metabolici. Questi elementi, già noti per il loro impatto sulla salute cardiovascolare e cerebrale, potrebbero contribuire indirettamente al peggioramento delle funzioni cognitive. Pur trattandosi di uno studio osservazionale, quindi non in grado di stabilire un rapporto di causa-effetto, i risultati rafforzano l’ipotesi che il livello di trasformazione industriale degli alimenti rappresenti un fattore indipendente per la salute del cervello, al di là della qualità complessiva della dieta.

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