Advocacy 2030 30 Aprile 2026 09:30

La sfida delle cronicità impone un nuovo sguardo su accesso, prevenzione e presa in carico

Secondo Marco Salvini di Novo Nordisk, il valore di una terapia si compie davvero solo quando si inserisce in un sistema capace di ascoltare i pazienti, intercettare i bisogni e accompagnare i percorsi di cura

di Corrado De Rossi Re
La sfida delle cronicità impone un nuovo sguardo su accesso, prevenzione e presa in carico

Le malattie croniche e non trasmissibili pongono oggi una sfida che va oltre la disponibilità di soluzioni terapeutiche efficaci: chiedono un sistema capace di prevenire, intercettare precocemente i bisogni, accompagnare i percorsi di cura e misurarsi con ciò che incide davvero sulla qualità della vita delle persone. In questo scenario, il tema dell’accesso assume un significato più ampio e più concreto, che riguarda non solo l’innovazione in sé, ma le condizioni che permettono di renderla realmente fruibile, appropriata e sostenibile.

In questa intervista, Marco Salvini, Sr. Director External Affairs di Novo Nordisk Italia, propone una riflessione che tiene insieme visione di sistema, ascolto strutturato e responsabilità condivisa. Ne emerge un approccio in cui innovazione, prevenzione e presa in carico non sono ambiti separati, ma parti di una stessa strategia orientata a dare risposte più efficaci ai bisogni reali dei pazienti e a rafforzare, nel tempo, l’equilibrio complessivo del sistema salute.

Come definisce la sua azienda il concetto di “advocacy” e come si integra nella strategia complessiva di sostenibilità e accesso?

Per Novo Nordisk, l’advocacy è innanzitutto un processo di contributo strutturato al miglioramento del sistema salute, fondato sull’ascolto e sulla valorizzazione dei diversi punti di vista che ciascun attore della filiera della salute – istituzioni, comunità scientifica, professionisti sanitari, associazioni di pazienti e territori – può portare.

In questo senso, fare advocacy non vuol dire promuovere singole risposte, ma condividere evidenze scientifiche, comprendere i bisogni reali delle persone e contribuire allo sviluppo di proposte concrete che rafforzino l’accesso alle innovazioni, l’equità di accesso, appropriatezza delle cure e sostenibilità nel lungo periodo. È un approccio che nasce dalla consapevolezza che le sfide delle malattie croniche e non trasmissibili richiedono una visione di sistema e risposte integrate. Per questo, si inserisce in modo naturale nel nostro paradigma di innovazione in salute, che coinuga ricerca scientifica, sostenibilità ambientale e responsabilità sociale, guardando i bisogni reali delle persone.

In che modo si è evoluto negli ultimi anni il rapporto tra market access e patient access nelle vostre attività?

Negli ultimi anni abbiamo vissuto  una profonda evoluzione: oggi non sono più dimensioni separate, ma parti di un unico percorso e di una comune visione strategica. Il valore di una terapia non si esaurisce nella fase di negoziazione di prezzo e rimborso, ma si realizza pienamente solo quando l’innovazione diventa concretamente accessibile alle persone, in modo tempestivo ed equo sull’intero territorio.

Questa evoluzione ci ha portato a superare una lettura dell’accesso esclusivamente regolatoria o economica, integrando progressivamente valutazioni cliniche, organizzative, economiche e sociali. L’accesso è sempre più legato alla capacità del sistema di accogliere l’innovazione, di organizzare i percorsi di cura e di rispondere ai bisogni reali delle persone lungo tutto il continuum assistenziale.

In questo senso, parlare di patient access significa anche affrontare temi che vanno oltre il trattamento in sé: la diagnosi precoce, la presa in carico appropriata, il superamento delle barriere culturali e dello stigma fino ad arrivare alla prevenzione per assicurare una qualità di vita sempre migliore. Solo integrando queste dimensioni è possibile rendere l’innovazione non solo disponibile, ma davvero accessibile e sostenibile nel tempo, a beneficio dei pazienti e del sistema nel suo complesso.

Qual è la struttura organizzativa dedicata all’advocacy e come interagisce con le altre funzioni aziendali (medical, public affairs, CSR)?

L’advocacy è collocata all’interno della funzione External Affairs, che riunisce competenze diverse e complementari – tra cui market access, public affairs, comunicazione, sostenibilità e relazioni istituzionali a livello nazionale e regionale. Questa integrazione riflette il nostro approccio olistico, orientato ad affrontare i temi dell’accesso e della sostenibilità con una visione unitaria.

Il nostro modello organizzativo riflette un modo di lavorare che integra rigore scientifico, responsabilità e attenzione alla sostenibilità di lungo periodo, sempre con l’obiettivo di generare un impatto concreto e duraturo sulla vita delle persone e sul miglioramento della loro qualità di vita.

In questo quadro, il dialogo continuo, la collaborazione e l’integrazione tra le funzioni non sono solo strumenti operativi, ma un vero e proprio modo di lavorare trasversale, che consente di tenere insieme le diverse dimensioni dell’innovazione e di contribuire al sistema salute in maniera coordinata e responsabile.

Come costruite relazioni trasparenti e di valore con le associazioni di pazienti e le organizzazioni civiche?

Le relazioni con le associazioni di pazienti e le organizzazioni civiche si fondano su un principio di ascolto strutturato, rispetto dei ruoli e trasparenza. Si tratta di interlocutori qualificati, oggi sempre più riconosciuti come attori rilevanti anche nei processi decisionali in ambito sanitario, grazie alla conoscenza concreta  dei bisogni delle persone e dei percorsi di cura.

Significa anche ampliare lo sguardo oltre gli esiti clinici, includendo dimensioni come la qualità della vita, le relazioni sociali, la partecipazione alla vita quotidiana e la continuità assistenziale. Anche la dimensione di ricerca è parte integrante di questo approccio: raccogliere in modo strutturato il punto di vista delle persone consente di mettere a disposizione del sistema evidenze che aiutano a comprendere cosa sia realmente necessario per migliorare la qualità della vita e rendere l’innovazione in salute più aderente ai bisogni reali.

Quali principi etici guidano le vostre collaborazioni con il mondo del paziente e come assicurate l’indipendenza delle parti?

Le collaborazioni con il mondo del paziente si fondano su principi che fanno parte dei valori fondanti di Novo Nordisk: trasparenza, integrità, rispetto dei ruoli e centralità del bisogno di salute. Essere patient-centric per noi significa riconoscere che le persone non sono semplici destinatari delle cure, ma portatrici di esperienza, competenza e punti di vista essenziali per comprendere il valore reale dell’innovazione in salute.

In questa prospettiva, il rapporto con le associazioni nasce da una volontà di ascolto autentico e confronto paritario, nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza di ciascun attore. Il nostro obiettivo non è orientare le posizioni, ma creare spazi di dialogo in cui le istanze delle persone possano emergere in modo libero e credibile, contribuendo a una comprensione più completa dei bisogni di salute.

Questo approccio è essenziale per costruire relazioni solide e durature, fondate sulla fiducia reciproca e su una visione condivisa di interesse generale. Solo così il contributo del mondo del paziente può esprimere pienamente il proprio valore e diventare parte integrante di un sistema salute più equo, efficace e orientato alla qualità della vita delle persone.

Potrebbe condividere un esempio concreto di iniziativa o progetto di advocacy condotto dalla vostra azienda e il suo impatto misurabile?

Un esempio significativo del nostro approccio all’advocacy è People in Health, una piattaforma nata con e per le persone che vivono con malattie croniche non trasmissibili e rare, sviluppata insieme alle principali associazioni di pazienti italiane. L’obiettivo è dare forma, in modo strutturato, alla voce delle persone, trasformando esperienza, bisogni e priorità in contributi utili per il sistema salute. Un primo risultato concreto di questo percorso è rappresentato dalla Carta People in Health, co-costruita e sottoscritta dalle associazioni, che mette nero su bianco le condizioni ritenute essenziali per migliorare la qualità della vita: dalla prevenzione alla diagnosi precoce, dall’accesso equo alle innovazioni alla continuità dei percorsi assistenziali. La Carta è oggi uno strumento di riferimento per il dialogo con istituzioni e stakeholder, perché restituisce una visione condivisa fondata sui vissuti reali delle persone.

Accanto a questo, People in Health ha sviluppato anche una dimensione di ricerca, orientata a raccogliere in modo sistematico il punto di vista dei pazienti sull’impatto della malattia e della cura nella vita quotidiana. Questo lavoro ha contribuito ad alimentare il confronto pubblico e scientifico sul valore dell’innovazione in salute, rafforzando il riconoscimento del ruolo attivo dei pazienti nei percorsi di ricerca e nelle decisioni che li riguardano.

Il valore di questo approccio è stato riconosciuto anche attraverso iniziative come il People in Health Award, che premia esperienze capaci di integrare partecipazione dei pazienti e ricerca clinica. Per noi, questo rappresenta una misura concreta dell’impatto dell’advocacy: non solo visibilità, ma produzione di contenuti, strumenti e relazioni capaci di incidere sul modo in cui il sistema guarda alla voce delle persone.

In che modo il feedback dei pazienti influisce sulle vostre strategie di sviluppo, comunicazione o ricerca clinica?

Il nostro paradigma di innovazione in salute parte da una ricerca clinica solida e integra in modo strutturato la dimensione sociale e quella ambientale. Riteniamo che il valore di una terapia non possa essere compreso pienamente senza considerare come essa si inserisce nella vita quotidiana di chi convive con una patologia.

L’ascolto sistematico del punto di vista dei pazienti, già a partire dalle fasi di ricerca clinica,  insieme a momenti di confronto e il dialogo continuo con le associazioni, contribuisce a orientare diverse fasi dello sviluppo. Incide su ciò che viene considerato realmente rilevante per le persone, sulla progettazione di soluzioni terapeutiche che siano efficaci ma anche sostenibili nel tempo, e sulla semplificazione delle modalità di somministrazione e dei percorsi di cura, affinché siano concretamente capaci di migliorare la qualità di vita.